Non litigare mai in coppia

Non è veramente possibile: si tratta tener conto comunque della forma e dello stile che si adotta quando si discute: può essere molto moderata e tollerante sino ad essere invece assai accesa con grida e urla, e sino a giungere alla violenza fisica. 

Ci sono coppie che non amano i toni accesi di comunicazione, tanto meno le grida e gli urli e sanno identificarsi bene con la psicologia del partner.

Usano in tal caso una comunicazione spontanea, ma non incolpante: è dolce e piena di comprensione, seppur fa notare ciò che non va al soggetto che appunto chiede al partner di non ripetere certe modalità di atteggiamento. 

In somma si evidenziano alcune incompatibilità di carattere e di abitudini, quelle che uno dei due riconosce per primo, magari in se stesso, in modo che premettendo i propri errori riesce a moderare la sua accusa all’altro. 

Esempio: Vedi io … per esempio sono sbadato e uscendo di casa dimentico le chiavi, il telefono, ma non dimentico mai quello che mi dici di comprare, tu invece sei ordinata, ma ti scordi quello che ti ho chiesto di comprare per me, ma non importa: ognuno è fatto come è fatto!

Dovremmo tener presente che in tutti i modi durante la convivenza si finisce dopo un po’ di tempo, per litigare per qualcosa, magari di non importante, sino invece a situazioni basilari di grande rilevanza per la coppia, rischiando la rottura.

La coppia non può essere immobile e statica nelle dinamiche interne

Sempre si muove qualcosa in base anche alle situazioni contingenti esterne che pressano l’umore dei partner.

Esistono dunque delle psicodinamiche e dialettiche che svolgendosi in maniera accettabile permettono alla coppia di evolversi.

Molti eventi, per esempi incidenti leggerei o gravi, malattie, difficoltà nel lavoro, problemi con la parentela, disturbi specifici del carattere, per esempio le ossessioni, il perfezionismo, ecc., favoriscono il litigio.

Si tratta in genere di osservare che la coppia è vivente. 

La coppia morta invece si distingue, quando c’è una copertura dei conflitti. 

Ciascuno indossa una maschera simbolica e recita la parte di gentiluomo e di gentil donna: si salutano al mattino aderiscono a quella che consiste la logica di vita della famiglia e eventualmente dei figli.

Nello stile familiare tutto è coerente, ma non c’è amore, né sesso, né un minimo di passione e nemmeno tenerezza, solo risentimento e egoismo.

Si vede solo sfiducia l’un nell’altro e quindi solitudine, ma non si litiga mai.

Dobbiamo considerare che tutti gli essere umani che vivono in società sono un minimo dissociati.

Questo termine fu molto usato dallo neuropsichiatra francese Janie e dallo psicoanalista austriaco Freud alla fine dell’800. 

Se per esempio vediamo al cinema uno spettacolo molto coinvolgente e commuovente uscendo dal cinematografo possiamo impiegare qualche secondo per riadattarci alla realtà che ci aspetta fuori e connetterci con questa.

Quei pochi istanti testimoniano una istantanea dissociazione, ovviamente non patologica.

La patologia seria prevede invece molto altro: va dalle amnesie sino a tante altre intemedie alle personalità multiple.

La dissociazione non corrisponde alla scissione schizofrenica ma a dissociazioni che non comportano la frammentazione della identità di base.

Questo per confermare che all’interno della coppia ci si possono aspettare leggeri cambiamenti o leggeri rafforzamenti di parti della personalità e del carattere che entrano in scena e che al nascere della coppia non erano né visibili, tantomeno prevedibili.

I litigi sono inevitabili… non bisogna però allarmarsi, ma vederne gli aspetti psicologici di crescita.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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