La coppia si regge sulla fiducia

La fiducia di base rappresenta appunto la base della costruzione del Self cioè l’immagine complessiva di noi stessi, secondo quanto ci ha insegnato lo psicoanalista E. Erickson.

  1. Bowlby ha parlato di attaccamento sicuro da parte del bambino alla madre.

Un buon incontro con la figura materna implicherà un mondo interno ed esterno sensoriale che si sviluppa su una situazione solida e sicura.

Le frustrazioni sono inevitabili, ma possono aiutare a una resilienza trasformando l’angoscia che il bambino prova in desiderio di combattere le difficoltà dell’ambiente e della vita e inoltre rafforzare il patrimonio psichico e immunologico del nostro corpo.

Una madre attenta e premurosa favorisce le frustrazioni aiutando il piccolo a non spaventarsi troppo e a trovare lo spazio per reagire positivamente aumentando la consistenza del Self.

Il bambino se si accorge di poter affidarsi sulla figura materna comincia non solo a fidarsi della madre ma anche del mondo esterno che all’inizio della vita lo sovrasta.

Il senso del vuoto, le mancanze di presenza, l’incoerenza di certi comportamenti reali sono facilmente tollerati se la presentificazione della madre nelle sue funzioni complessive di nutrimento, di comprensione e rispetto dei bisogni del bebé ha funzionato e trasmesso sicurezza.

La sfiducia nasce da alcune contraddizioni comportamentali che sono messaggi non convincenti che giungono al bimbo.

Il differimento delle fasi del nutrimento, lo scomparire improvviso delle figure genitoriali, possono produrre una mancata interiorizzazione dei due punti fermi su cui il piccolo conta.

La strange situation individuata nel 1969 da Mary Ainsworth focalizza molto bene le incoerenze dei caretaker (delle figure accudenti della coppia genoitoriale) che possono toglier fiducia al bambino che rimane senza risposte ai bisogni urgenti di punti fermi contenitivi e favoriscono in lui quindi insicurezza e disorientamento.

Il bambino rischia d’incominciare a percepire sfiducia, delusione sia in se stesso che nelle capacità dell’ambiente di provvedere ai suoi bisogni e gli verrà a mancare un basilare sentimento di sicurezza nella vita.

Invidia e gelosia primaria sono le espressione della impotenza del piccolo (M.Klein) insieme a sentimenti di abbandono e anche di subire un senso di tradimento e di claustrofobia, agorafobia.

Vediamo che molte coppie adulte, dopo i primi entusiasmi, si ammalano di personale insicurezza e di delusione verso tutto.

In alcuni casi si può pensare che la formazione della coppia matrimoniale abbia avuto, al di là del riconoscimento dell’amore e della attrazione fisica, un fine di riassicurazione nell’aver trovato nel partner reciprocamente una restituita fiducia di base sicura.

La nuova famiglia dovrebbe essere basata sulla scelta adulta e implicitamente responsabile di ciò che uomo e donna possono offrirsi nello scambiare amore.

Qualche volta invece la nuova famiglia è sentita come un pronto soccorso reciproco come il gatto e la volpe in Pinocchio, al quale con il tempo segue una forte disillusione.

I partner possono trovarsi con il vuoto davanti e così si ammalano di solitudine perché non trovano il senso dello stare insieme.

Alcune situazioni, di mancanza o di iper-protezione bisognosa da parte dei genitori, riappaiono nella persona adulta, come se le basi di stabilità crollassero poco a poco.

La fiducia di base, l’attaccamento sicuro, può non aver funzionato.

Mentre si sperava inconsapevolmente che il partner avrebbe fornito una copertura protettiva da un passato incerto e l’amore provato che sembrava come una salvezza ben trovata nell’uomo o nella donna, ora appare come un bisogno emergente di quel tempo e che in realtà nella coppia i partner non si scambiano, nulla che salvi dalla solitudine e dalla sterilità del rapporto che sembra non abbia il senso sperato.

 Bisogna allora diffidare del mondo?

Occorre tempo per sentire ciò che si sta cercando, riconoscere i propri bisogni urgenti e comprendere i desideri che vengono a galla come autentici e che tengono conto della propria storia magari chiedendo aiuto professionale.

La vicenda del matrimonio può migliorare se si rompe l’incantesimo del velo di Maia e si vede onestamente come si funziona, come funziona l’altro e come convivere con ciò.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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