Compiere gli anni vicino al giorno di Natale o all’ultimo dell’anno

Spesso la persona  che compie gli anni in un giorno di festività Nazionale è un po’ frustrata, perché non può sentire se stesso da vero protagonista celebrato per la propria festa.

La persona sente di essere scippata dalle altre feste!

La maggior parte della gente si rivolge, sia autenticamente sia formalmente, alle feste consacrate dove tutti insieme festeggiano scambiandosi i regali.

Il dono rappresenta l’affetto che ci scambia e l’attenzione reciproca che magari è sacrificata durante tutto l’anno.

Chi ama assaporare il clima festivo, ancor più del significato del festeggiamento, si accorge che da molto prima di Natale c’è un’atmosfera gioiosa di preparazione, luce ovunque per le strade affollate che tende ad appagare i vuoti affettivi e sentirsi come la maggioranza ingenuamente felice.

Per questa antica usanza, dove gli affetti sono racchiusi nell’immagine della famiglia, molti si sentono inclusi beatamente come protagonisti di quel periodo.

Le persone che invece non hanno motivo di sentirsi inclusi felicemente per ragioni intime personali connesse con la famiglia sia di origine, sia nuova o recente, vorrebbero difendersi da sentimenti angosciosi con l’indifferenza o con la fuga.

Mentre accusano il periodo di feste tacciandolo come solo un periodo occasionale previsto di mercantilismo, decidono che durante i giorni attorno a Natale o a Capodanno forse faranno un viaggio, oppure con sdegno lavoreranno …

Tornando a coloro che compiono gli anni in quel periodo, si può osservare che i suoi amici, quei pochi o molti che potrebbero festeggiare i compleanni, sono euforici e distratti dai regali di Natale e dai preparativi della festa dell’ultimo dell’anno e con fatica pensano anche ai compleanni.

Insomma è difficile, ma non impossibile, per chi compie gli anni organizzare una festicciola e invitare gli amici, quelli che non sono così intenzionati a fare altri regali per altre persone se non destinati a giacere sotto l’albero natalizio.

In particolare, a parte i doni, lo spazio di attenzione dei compleanni, a parte l’intervento dei parenti stretti e qualche amico fedele, resta sfumato.

Naturalmente ci sono altrettante eccezioni contrarie.

Ma perché festeggiare tanto il compleanno?

Storicamente il dies natalis veniva festeggiato dagli egizi con i faraoni, poi i romani con Aureliano dopo il 270 dopo Cristo e i giudei con Erode re dei Giudei. Si tratta di celebrazione comunque pagane ad eccezione di Giovanni Battista. Erano i re a essere ricordati e festeggiati e idolatrati.

Anche i Greci in occidente ripresero la festa del compleanno con lo scambio di doni, i dolci e le candele che contavano gli anni.

I cristiani ritenendola una festa pagana festeggiavano solo il Natale.

Oltre la storia antica dei compimenti degli anni, lunga e complessa, nel medioevo ricavo che i festeggiamenti dei compleanni fossero dovuti al compiacimento di essere ancora vivi in quell’anno dal giorno della nascita.

La celebrazione significava: sino a qui ci sono arrivato e a questo festeggio. Sono ancora vivo!

Infatti tra malattie e pestilenze, guerre e tradimenti, furti e incidenti la vita aveva poca durata.

A 40 anni mediamente nella storia antica si era fortunati per essere ancora al mondo! Ogni anno in più era un dono regalato o dagli dei o dal buon dio!

Oggi viviamo molto di più, e a parte i 18 anni che rappresentano il raggiungimento dell’età adulta, le celebrazioni rimangono il residuo di una tradizione, ma con altri significati.

Ci sono molte persone che festeggiano con un sorriso amaro i loro anni che si accumulano e la festa non esorcizza abbastanza ciò che tutti temiamo.

Rimane che le coincidenze delle feste di Natale e dell’ultimo dell’anno con il proprio compleanno penalizzino chi crede molto nel proprio momento.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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