Mi sento sfigato: lo sono veramente?

Lo sfigato in verità non esiste, ma è una forte sensazione che disturba non poco chi crede di esserlo.

Tale sensazione di disagio vale sia per le donne che per gli uomini.

Innanzitutto la sensazione è quella di essere piuttosto insulsi, imitando gli altri esteticamente più vistosi.

Magari non si è tanto alti e ciò mette leggermente in una situazione di inferiorità in un mondo dove l’altezza media è cresciuta: nel 2020 gli uomini idealmente nella media si suppone raggiuga circa un metro e ottanta e le donne il metro e settanta.

Chi è più basso si mette un poco in stato di allerta.

Il timore di essere sovrappeso disturba nondimeno. I giornali, le riviste e la moda che con le immagini propongono medie di peso assai leggero: le top model sembrano un po’ anoressiche con taglie di 42, 40, sebbene la medicina proponga di non esagerare con la dieta limitata, ma si allinea giustamente, per questioni salutari alla media di pesi piuma.

Nei social, nelle riviste e in TV le ragazze sono piuttosto belle, magari poco o molto rifatte.

Donne non più giovanissime appaiono piuttosto attraenti e non si riconosce in loro l’età. Lo stesso vale per certi uomini in forma, alti, palestrati che non perdono l’occasione di vestire alla moda, leggermente o molto abbronzati, stempiati, ma solo nelle tempie con qualche laterale capello bianco.

Il vestito non fa il monaco, recita un proverbio, ma per chi si sente sfigato, il fatto che queste persone che si vedono girare frettolosamente nei centri delle città o in quartieri lussuosi, il vestito conta.

Si vede che i tessuti dei vestiti sono belli e soffici indosso a certe persone, avvolte da un profumo delizioso, anche sicuramente firmati da case di moda prestigiose, e ciò vale per chi indossa questi abiti perché sostenta ricchezza, loro se lo possono permettere. Sembrano perfetti e fatti su misura, in realtà lo sono per tutti, semplicemente è perché chi li indossa trova sempre la propria taglia.

Inutile dire che il vantaggio economico contribuisce a fare bello anche chi è brutto, ma se poi invece è anche bello, il fullfill è raggiunto in pieno.

Chi sta a guardare schiacciando il naso nelle vetrine del passeggio di lusso si sente sempre più sfigato, cioè, frustrato, scoraggiato.

Coloro che si vivono sfigati, in stato di disagio sono nervosi, impacciati, si sentono sempre più diversi, emarginati e si contagiano tra loro creando un piccolo gruppo che si differenzia proprio per il nervosismo e l’impaccio verbale.

Si tratta di persone che sono andate a scuola, piuttosto sveglie che sanno normalmente ben esprimersi con il linguaggio, ma se sono sormontati dall’onda della sfigheria, cioè si sentono sfigati, ahimè sembra che non sappiano più parlare, più ricordare quello che vorrebbero dire.

Pur cercando di adattarsi a ciò che fanno gli altri si sentono indegni e inadeguati e mostrano il loro impaccio come stranieri in visita che non parlano se non due parole di italiano.

Si sentono continuamente sotto telecamere e se qualcuno per esempio chiede loro di indicare una via della città, a cause delle loro timidezza e impaccio, non sanno che esprimersi con le dita.

Allora si demoralizzano perché si sentono come bimbi non cresciuti, incapaci, quando in fondo nella seconda coscienza, sanno bene di essere capaci.

Alcuni di loro non sa se nascondersi o farsi avanti, cioè rimanere nell’ombra o farsi coraggio e mostrarsi intraprendenti.

Certo che questo coraggio non dovrebbe trasformarsi in incoscienza, in sfida sociale, cioè mettersi in vista ad ogni costo per non sentirsi insignificanti agli altri. Si potrebbe ottenere un risultato indesiderato.

Allora che fare?

– Rendersi conto che queste persone si sono, per circostanze varie e antiche, chiusi con il tempo a causa di vissuti preconcetti, in un circolo vizioso che li porta solo a invidiare tacitamente gli altri che appaiono più liberi, decisamente anche più fortunati.

Questi vissuti rischiano di portare le persone che si sentono sfigate a confermare una loro falsa identità attraverso azioni di sfida psicosociale.

A quel punto sancirebbero con le azioni il loro vissuto rischiando di non uscire più dalla loro prigione esistenziale.

– Frequentare persone che li possano comprendere e aprirsi sul proprio vissuto.

– Evitare assolutamente di esplodere con azioni sadomasochistiche che non possono che danneggiare la loro immagine.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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