Psicosi da Coronavirus

Alcuni medici di famiglia raccontano in questi giorni di essere oberati da telefonate e visite in ambulatorio di pazienti molto preoccupati per se stessi, tra cui madri preoccupate per i loro bambini. Sembra che ci sia una psicosi! hanno detto insieme a molti farmacisti.

Il Corona virus accende la preoccupazione in Cina a Wuhan l’11 dicembre 2019.

L’11 gennaio 2020 è confermato il primo ammalato nel Paese.

Il 13 gennaio accade la prima morte vicino alla Thailandia. Altri ammalati in Cina, Australia, poi in Usa, Francia e infine Italia.

Alla fine di Gennaio del 2020 l’OMS dichiara l’emergenza globale, per una virosi sconosciuta che sembra uccida.

Il panico fa chiudere molte strutture pubbliche e private.

Oggi assistiamo a una vera psicosi che ha diffuso panico che ha invaso alcune nazioni, in particolare l’Italia dove sono esplosi diversi casi nel Nord. In effetti non si può nascondere che il contagio diffuso, se non opportunamente controllato, potrebbe costringere in futuro a ricoveri non riusciti per mancanza di letti in ospedali, ma ciò non giustifica alcun panico, ma dovrebbe stimolare il buon senso e l’attenzione sul da farsi.

Abbiamo avuto in passato vari virus e allarmi come l’Influenza aviaria, che dal 2003 al 2005 si è radicalmente diffuso tra gli allevamenti in Asia, colpendo anche l’uomo provocando, nel 2004, ben 34 casi di infezione e 23 morti.

Poi abbiamo avuto l’Ebola, lo Zica, la Sindrome acuta respiratoria gravel’influenza Sars, l’influenza della Febbre suina che risale a circa dieci anni fa’, che si è diffusa in tutto il mondo.

Il Coronavirus di oggi, che è un tipo di Sars e presenta una scarsa mortalità, ha fatto però scoppiare una psicosi contenibile a fatica.

Perché questo tipo di CoronaVirus ha generato tale psicosi?

Effettivamente si tratta di una malattia molto contagiosa, anche se raramente mortale, se non per cause che potrebbero essere esse stesse a determinare la morte di alcuni pazienti. Infatti certe malattie cardiovascolari connesse con diabete, possono provocare la polmonite interstiziale che attacca gli alveoli. Le persone fragili, che non sono sempre solo anziane, con un sistema immunitario debole potrebbero diventare vittime.

Ma ciò succede anche con le influenze con le quali abbiamo già una certa familiarità, nei suoi ceppi, anche se sempre mutanti di anno in anno.

E’ certo che i mass media, in specie le RadioTv, che trasmettono queste informazioni, seppur giuste e guidate dai medici che hanno la responsabilità sanitaria del Paese, appaiono di per sé allarmanti agli occhi del cittadino.

Gli specialisti, infettivologi, virologi, cercano per il Paese le migliori strategie sanitarie per ottenere contenimento e rallentamento della diffusione veloce della malattia e miglior controllo del contagio.

Nei primi tempi, non essendo la malattia conosciuta, alcuni messaggi potrebbero essere stati leggermente incoerenti, anche allarmistici, ma oggi gli obiettivi sono unisoni e chiari.

Uno scopo evidente è quello di mantenere gli spazi disponibili nei vari pronto soccorsi ospedalieri anche per i malati che necessitano di terapie intensive: quindi occorre rallentare l’esplosione delle malattia, affinché contemporaneamente, ospedali e anche cliniche private non entrino in tilt.

Un altro scopo evidente è di arrivare in tempi brevi alla sintesi di un vaccino ad hoc per il coronavirus.

Ho l’impressione che queste notizie di presidio sanitario, al di là dei loro contenuti, vengano però percepite da parte della popolazione come e soltanto un grave allarme senza pensare ai contenuti dei messaggi a causa del panico che prevale in alcuni tra la gente.

Penso, come ho anticipato, che la frequenza, se non accanimento mediatico, con cui le trasmissioni radio-TV si dedichino al problema sanitario, insieme ai social, ai giornali, ai dibattiti sulla continua tematica del virus che dilaga, di per sé accendano una gigantesca suggestione che, invece di far semplicemente riflettere e richiamare alle poche regole da rispettare, producano l’effetto opposto a quello desiderato da tutti, sia autorità sanitarie e politiche che popolazione.

Per esempio succede con la Sanità quel che succede con la pubblicità televisiva dei prodotti commerciali: gli esperti della comunicazione TV sanno che per lanciare un prodotto occorre un messaggio seduttivo, ma sanno anche in ogni modo che trasmettere ripetutamente l’immagine, seppur stereotipata e che disturba i telespettatori, crea un’icona: come un tarlo che entra nella mente, ma deposita un’immagine utile a condizionarne il nome e l’uso al supermercato.

Allo stesso modo il messaggio che proviene dai media sul coronavirus giunge nel suo globale e il vissuto fantasmatico potrebbe essere il seguente: se ne parla tanto perché il contagio è grave e pericoloso! Debbo svegliarmi perché il contagio può prendermi all’improvviso e non avrò scampo con i miei figli se non trovo una  via d’uscita…

Oppure: Io vecchia/o e debole come sono … sarò travolta/o dal morbo!

Molta gente potrebbe sentirsi come in una situazione claustrofobica: sembra non pensare che ciò che sarebbe opportuno fare in questi casi è relativamente semplice, e cioè mettersi in una stato di tranquillità, guidati dal buon senso che quasi tutti possiedono.

Ma un’altra ragione potrebbe esacerbare i fantasmi.

Ognuno di noi convive nella quotidianità con ansie e preoccupazioni che riguardano, il lavoro, l’economia, i figli, i conflitti vari con coinquilini, parenti, ecc..

Queste situazioni generano ansie e paure.

L’emozione di paura è sana perché di fronte ad un pericolo ben riconosciuto permette che noi possiamo difenderci opportunamente o con la fuga o in altro modo.

Nel sistema limbico del nostro cervello, c’è un complesso nucleare situato nella parte dorsomediale del lobo temporale del cervello che gestisce le emozioni, in particolare appunto della paura.

Ma quando non si tratta di paura, ma di emozioni indeterminate perché non si conosce la provenienza di un pericolo evidente, allora sperimentiamo angoscia.

Per esempio, nei film western di azione spesso capitava di vedere certi personaggi che avvertivano colpi di fucili che facevano fuoco su di loro dai grand canyon, ma, poiché ben nascosti, non se ne individuava la provenienza.

Regnava su questi cawboy, magari pistoleri ben preparati, l’angoscia dell’ignoto.

Infatti l’angoscia nasce quando non percepiamo da dove proviene il pericolo che, ugualmente, minaccia la nostra propria vita.

Già S. Freud nel 1909 con Il Perturbante offre un chiarimento su queste emozioni che perturbano angosciosamente le persone quando non percepiscono la provenienza del disagio psichico.

L’ansia derivante dall’angoscia quindi potrebbe aver attecchito su questa malattia, ancora non ben conosciuta, della quale non si fa che parlare e che risulta tanto protagonista nella scena della nostra vita quotidiana, da non farci più sentire noi stessi protagonisti.

Un pericolo indeterminato, non ben chiaro nelle su conseguenze, che impedisce di ascoltare quel che si deve fare. Perché l’angoscia ha il sopravvento sulle direttive che andrebbero solo comprese e seguite, specialmente quando sono vere e chiare.

Ma ciò è sufficiente a spiegare la psicosi?

Penso che le ansie e le preoccupazioni della vita quotidiana, delle quali accennavo sopra, possano esser spostate e proiettate sulla malattia del coronavirus.

Il coronavirus diventa il capro espiatorio di tante altre ansie quotidiane che vengono convogliate sul virus in primo piano.

E’ certo che le TV e la stampa debbono continuare a far un servizio d’informazione, rendendo chiare le notizie, offrendo al pubblico il massimo della verità. Queste verità ci rendono solo più liberi di sapere e non suggestionati da psicosi.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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