Agli arresti domiciliari (Coranovirus / Covid-19)

La costrizione preventiva, attuata come legge da promulgazioni governative, di restare entro le proprie mura domestiche, per molta gente è naturalmente vissuta come un sacrificio immane.

Sappiamo che a questa normativa si associano severe sanzioni e controlli da parte degli organi di polizia che controlla continuamente il territorio.

Le persone più anziane impedite nel movimento ne risentono meno, quelle malate e bloccate nella deambulazione non ne risentono affatto.

Qualcuno tra loro lamenta di non poter ricevere la compagnia come al solito, oppure di non ricevere l’assistenza da amici che si muovevano senza alcun impedimento di legge.

Sono molto interessate le persone che lavorano autonomamente la cui attività è ridotta o annullata, a meno che sia possibile utilizzare lo smart-working, cioè il lavoro da casa o a distanza.

Molti tra i giovani studenti, sia delle scuole che di Università, cercano con lo scherzo di esorcizzare il pericolo del virus, ma ad un certo punto si sentono di fronte a una realtà che fa passare la voglia di giocare e mette di fronte sia ad un senso di prigionia che di solitudine.

Nel Decameron di Boccaccio, pubblicato nel 1353, che fa riferimento alla peste nera scoppiata nel 1348, un gruppo misto di sette ragazze e tre ragazzi (Pampinea, Fiammetta, Filomena, Lauretta, Neifile ed Elissa e Panfilo, Filostrato e Dioneo) si incontrano a Firenze, nella chiesa di Santa Maria Novella, mentre la città e il resto d’Europa sono devastate dalla malattia letale (praticamente una pandemia, considerando che l’Europa di allora corrispondeva quasi al mondo conosciuto).

I ragazzi, oppressi dall’angoscia che la malattia portava nella gente e per lenire la desolazione che avvolgeva come una cappa Firenze, decidono di andarsene dalla città e di trasferirsi altrove. Un mercoledì mattina partono per andare in una villa di campagna, in mezzo al silenzio e al profumo della natura (oggi noi non possiamo abbandonare i luoghi dove risediamo per non esportare il contagio altrove, ma dobbiamo contenere e circoscrivere l’infezione).

I ragazzi quindi decidono di proteggersi dal rumore e dalle notizie drammatiche della peste e progettano a turno di raccontarsi una novella e cercare di ascoltare e ricavare un senso da ognuna di questa.

Nel Medioevo, cantori di facezie e di storie affascinati, nonché di novelle fantasiose, usavano intrattenere il pubblico. Si trattava di un modo di passare il tempo di sera, come di una specie di piccolo teatro di trattenimento.

I dieci ragazzi pensavano che quotidianamente si dovesse scegliere una o uno di loro che avrebbe avuto il compito di arbitrare le varie storielle.

Le storielle raccontate e presenti all’interno del Decameron sono 100,  più la novella delle papere scritta dallo stesso autore.

Donne, amore, avventura e religione sono i temi delle 100 novelle. Alcune sono molto procaci per i tempi, ma sono anche comiche, divertenti e spensierate.

I giochi in questi giorni di Marzo, di arresto domiciliare, soni diffusi con internet e whatsapp e anche tramite SMS. Riguardano battute parossistiche di frasi ridondanti, spezzati di film e videoclip che riprendono gli stessi autori in situazioni comiche, musiche, composizioni varie, per ingannare il tempo. Molte persone ne approfittano per esibirsi, si sentono fotografi e mostrano foto artistiche bellissime, si esibiscono anche in videoclip dove si dimostrano realmente registi professionisti.

Insomma i vari talenti si evidenziano in questi giorni.

Una delle differenze rispetto ai giovani del Boccaccio sta nel fatto che i contatti relazionali avvengono per via internet.

Molti giuocano in famiglia a carte, a monopoli, a risiko…

Ma si sente che molti giovani sono veramente irrequieti e nervosi e sono veramente in sofferenza.

Cosa succede?

Sembra che il contenimento a casa sia appunto vissuto come una punizione da alcuni giovani adolescenti e si debbano ribellare come necessità di ritornare all’equilibro. Come una pentola a pressione da cui deve uscire il vapore, così alcuni giovani adolescenti sentono che debbono scoppiare in qualche modo.

Per alcuni, mi raccontano colleghi psichiatri, l’idea di dover esser repressi in casa per due settimane sembra li faccia impazzire.

Si tratta di una perdita di controllo della propria libertà.

La casa nella quale i ragazzi vivono, appartiene ai genitori con i quali spesso si sentono in conflitto.

Questi ragazzi evidentemente sentono di poterci vivere sino a che si percepiscono liberi di entrare e di uscire. Se prevale il senso di costrizione non sentono di essere padroni, protagonisti e si sentono soffocare.

Si tratta in questi casi di sintomi leggeri di claustrofobia.

Da un punto di vista psicoanalitico la claustrofobia sembra connessa a un conflitto tra rappresentazioni mentali interiori.

Il nucleo più caratteristico della claustrofobia consiste nell’angoscia di soffocare o di sentirsi in trappola.

Da un lato il soggetto inconsciamente si sperimenta come costretto a dipendere da uno o entrambi i familiari.

E’ possibile che un genitore sia possessivo verso il figlio o la figlia, mostrando un atteggiamento apparentemente soltanto premuroso e che si giustifica in tal senso.

In realtà, se si decodifica tale premura, il ragazzo percepisce il bisogno del genitore di possesso che può scatenare un’aggressività nel percepirsi posseduto. L’aggressività mista a fobia è direttamente proporzionale al bisogno del possesso del genitore.

Da un altro lato il ragazzo, proprio per ciò che si rappresenta come sensazione devastante di oppressione che gli toglie il respiro, ricerca la libertà come ossigeno necessaria per vivere.

Egli cerca di evitare ogni situazione nella quale si sente chiuso, impedito ad averne il governo e che quindi gli permette di controllare la situazione attorno a sé.

In tal caso, può succedere che il circolo vizioso cronicizzi la fobia, scatenando anche sintomi come attacchi di panico in specie quando viene costretto a soggiacere. Più il ragazzo si sente costretto e obbligato, maggiormente si allarma e sfocia in scene drammatiche e dispepsie, accelerazioni cardiache, sudorazioni fredde, ecc..

Tutte le situazioni che si prospettano all’adolescente come una chiusura fisica, alimentano al ragazzo il conflitto psichico di base perché egli deve riacquistare i propri spazi.

I sintomi e la gravità della claustrofobia possono variare ampiamente da caso a caso.

Quando in questi casi di costrizioni si trovano a casa dei genitori, la maggior parte dei giovani adolescenti, proprio perché sono in fase evolutiva, generalmente sperimentano disagi di lieve entità e quindi contenibili. In altri casi i sintomi possono essere severi.

Occorre comunque che, con tutta la sensibilità possibile, le regole di contenimento siano osservate con scrupolo, sapendo che, oltre al nostro bene, contribuiamo forse ancora di più il bene degli altri!

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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