La psicoterapia cambia provvisoriamente setting

In tutta la Nazione sembra che in questo momento le richieste di psicoterapia aumentino, anche perché da tempo è possibile comunicare online con mezzi quali Skype, FaceTime, WhatsApp e altri.

Certo che in tempo di coronavirus, Covid-19,  le comunicazioni che permettono di essere insieme in psicoterapia, anche a distanza kilometrica, sono incoraggianti, considerando che l’alternativa potrebbe non esistere, lasciando il vuoto dell’aspettativa di re-incontrarsi fisicamente nello stesso studio di sempre.

Ricordo di aver visto usare lo stratagemma telefonico molti anni fa negli Stati Uniti.

Allora ero scandalizzato che i colleghi americani usassero un tale mezzo, il telefono, e pensai che se Freud lo avesse saputo, si sarebbe scandalizzato anche lui.

Mi spiegarono i colleghi statunitensi che era necessario, perché le persone si spostano facilmente per lavoro da Stato federato ad altro Stato, permanendo lunghi periodi nel nuovo ambiente.

Il lavoro negli USA è organizzato in modo tale che svolgere l’attività in altro Stato federato può essere considerato un miglioramento nella professionalità perché si acquisisce esperienza nel settore professionale. L’esperienza specifica entra nel curriculum e permette crediti aggiunti e quindi migliora la qualità del professionista.

Chi sceglie di fare psicoterapia non desidera cambiare continuamente psicoterapeuta e quindi accetta un patto che implica l’uso del telefono con l’impegno di tornare di persona dal dottore almeno una volta al mese. La presenza del paziente deve essere assicurata almeno una volta, ma se possibile più volte al mese.

In tal modo molti pazienti si garantiscono la relazione stabile con il loro dottore.

Ma se tutto funziona bene, tanto vale che non converrebbe muoversi mai da casa propria per andar in seduta nello studio dello psicoterapeuta, basterebbe utilizzare il mezzo telematico o telefonico?

Non penso proprio: la psicoterapia è nata, e rimane, solo con contatto dal vivo della relazione, una relazione che mantiene un contatto concreto.

La psicoanalisi, che dai tempi di Freud è assai evoluta scientificamente, anche grazie alle neuroscienze, richiede particolarmente la presenza viva del paziente, forse più di molte psicoterapie in uso.

In casi eccezionali penso che l’uso del telefono, per quel che si riferisce alla psicoterapia psicoanalitica, sia preferibile, perché riflette la tecnica originale che prevede quasi sempre l’uso del lettino, iniziata da S. Freud.

La tecnica originale prevede che il paziente nello studio dello psicoterapeuta analitico si adagi su un lettino preposto alle sedute, avendo dietro di sé lo psicoanalista che ascolta e interagisce con lui.

Analogamente con l’uso del telefono, il paziente, in ambiente privato e consone, dovrebbe adagiarsi su un sofà o poltrona e interagire con lo psicoanalista.

La situazione può essere considerata solo se la coppia analitica è d’accordo e condivide soltanto in quel periodo l’opportunità di lavorare in questo modo eccezionale, cioè a distanza.

Non dovrebbero esistere condizioni che si prestino a qualche resistenza psichica che di persona sarebbe evitata. Per esempio il viaggio che serve a raggiungere lo studio del dottore fa soggettivamente parte del lavoro, nel senso che è previsto che un paziente compia uno sforzo che, il più delle volte, si rivela positivo, perché può fare l’effetto di una resilienza. Molte persone che svolgono un certo viaggio, in treno o auto, hanno modo di assicurarsi un certo tempo per sentire , fantasticare sulla propria analisi, sui propri sogni.

In sintesi, penso che la psicoterapia in generale si debba svolgere sempre di persona ma che sia possibile, in certi periodi eccezionali, pensare insieme allo psicoterapeuta ad un’opportunità per non perdere una grande quantità di sedute e non interrompere la psicodinamica del processo di cura.

Può capitare ad esempio che uno studente (o altri) si rechi all’estero per studio, o lavoro, per un breve periodo, ma lungo ai fini della cura, e chieda di ricorrere a questo metodo a distanza, ovviamente deve però essere condiviso con convinzione dal suo dottore.

E’ a mio parere opportuno che questo metodo a distanza non cronicizzi la cura in tal modo.

Non dovrebbe, il mezzo telefonico o quello della videotelefonica, trasformarsi in una sorta di telefono amico.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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