La convinzione: lamentarsi o pensare?

Qualcuno, tra i messaggi ricevuti, ha protestato per il fatto che io avrei indotto i lettori con i miei articoli a trasgredire le Ordinanze che prescrivono rigorosamente di Stare a Casa.

Io penso al contrario che il mio scopo di scrivere su certe tematiche sia un invito a prender coscienza del fastidio che alcune Ordinanze possono causare e far sentire, ma con lo scopo preciso di convincersi che è opportuno seguire rigorosamente la legge che prescrive di non uscire di casa.

Il mio scopo consiste nel desiderio di condividere le difficoltà che si possono provare in questa epoca del virus. Si tratta di maturare l’ascolto opportuno della collaborazione che il governo richiede a tutti i cittadini.

Una buona convinzione che deriva dalla coscienza di certe insidie inconsce insite nel contenersi, può tradursi in rinuncia alla leggerezza, evidente nella trasgressione di uscire di casa.

E’ infatti implicito che esiste la comprensione di tutti del sacrificio di tutti nella rinuncia per riguadagnare la vita di prima.

E’ certo che più la gente continua ad uscire di casa e più si prolungheranno le restrizioni, poiché lo scopo è di allentare la frequenza del contagio e quindi dell’ammalamento che necessita emergenza.

Chi ha protestato ha scritto: basta lamentarsi, state a casa !!

Pensare a cosa succede  più profondamente in noi durante la restrizione in casa equivale dunque a lamentarsi?

Il lamento rappresenta una protesta, ma al tempo stesso un richiamo a essere aiutati. Possiamo noi fare qualcosa per salvare chi si sente costretto in casa?

No di certo, perché coloro che vogliamo salvare sono coloro che si ammalano e chi si prodiga per loro: i primi sono coloro che hanno bisogno urgente del ventilatore forzato o di essere incubato in cura intensa, i secondi sono coloro che sono a loro vicini (medici e infermieri)

Ciò che si può fare è rendersi conto della propria posizione rispetto a chi rischia di star male sino alla morte e di accettare l’attuale situazione con la maggior consapevolezza e serenità possibile e in particolare con convinzione.

Dobbiamo fare nostre certe regole civili di altruismo, e questo pensare a cosa ci sta succedendo permette di convincerci e non pensare alla trasgressione come una via di fuga.

La via di fuga poi rappresenta il diniego di affrontare il reale che si evita perché non lo si può sopportare in quel momento.

Ma perché alcune persone intervengono sgridando chi ha intenzione di rendersi conto delle difficoltà che certe restrizioni implicano nella gente?

Pensare agli inconvenienti inconsci può facilitare la elaborazione, ma queste persone evitano tale coscienza perché immaginano che obbedire senza pensare sia meglio.

Al tempo del fascismo si ragionava in questo modo: Obbedire senza pensare!

Obbedire senza pensare sembra più facile anche se non si è convinti perché ci possiamo mettere nella posizione educativa infantile.

In tale posizione giustamente dovevamo obbedire perché chi ci guida ha in cura il nostro bene e noi impotenti sentiamo che dobbiamo affidarci.

Gli adulti pensano e decidono e, se sono convinti, collaborano con più entusiasmo e con più successo. Se obbediamo senza pensare potremmo andare in crisi alla prima contraddizione di chi ci comanda. A quel punto saremmo perduti: i punti di riferimento andrebbero alle ortiche. Chi vuole solo obbedire, senza pensare alle difficoltà, immagina che pensare a queste difficoltà potrebbe distrarre da ciò che è giusto fare.

Immagina che le proprie debolezze una volta riconosciute in se stessi, abbiano il sopravvento su ciò che è giusto.

Quindi non sapere sembra essere una difesa dalla propria debolezza insidiosa, perniciosa e corrompente …

Chi vuol rendersi conto, desidera avere autonomia sulle cose e questo non significa non riconoscere la giustezza degli Ordinamenti della Sanità e del governo a meno che non ci riferiamo a anarchici o addirittura psicopatici.

Il nostro pensiero occidentale non è orientato al pensiero dittatoriale, ma questo non significa non comprendere appieno ciò che ci viene prescritto con rigore come fondamentale per uscire da questa angoscia del virus senza il quale possiamo ritornare alla nostra libertà.

Penso che non si possa abbattere il nemico senza la collaborazione convinta di tutti.

Nelle guerre anche i soldati obbediscono con convinzione e non per suggestione!

PS: Per non tornare alla cultura del proibizionismo tipica degli US (obbedisco/trasgredisco) degli anni 20, cerchiamo di aderire, se possibile, alla cultura che si ottiene con la propria testa e che si con-giunge con la conoscenza che la scienza amica ci indica.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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