Riduzione della sessualità in questo periodo del codiv-19 ?

Sembra strano che nelle coppie ci sia una flessione del desiderio in un lungo periodo di tempo, come questo tempo del coronavirus, durante il quale le persone sono sempre insieme a casa.

Naturalmente non sono in grado di svolgere una ricerca attendibile che possa confermare scientificamente che vi sia nel territorio nazionale una vera riduzione del desiderio sessuale da parte della gente.

Posso solo come ipotesi rilevare che accade a un certo numero di persone che mi hanno scritto, le stesse che si sono fatte vive altre volte e che mi hanno domandato cosa pensassi a tale proposito.

Riassumendo i messaggi, direi innanzitutto che il tono dell’umore sia sceso in queste persone di età attorno ai trent’anni proprio nelle ultime settimane.

Questi giovani sperimentano in questi giorni un tono dell’umore cronicamente basso per la maggior parte del tempo, per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni: sono pessimisti, passivi, abulici, introversi tra loro e critici verso sé stessi: costatano di essere passivi e letargici e invece di domandarsi cosa sta succedendo loro, si criticano tanto aspramente quanto inutilmente.

Non usano il letto, se non per dormire poche ore al giorno: si buttano quasi sempre sul divano o poltrona della casa con gli occhi chiusi o semiaperti in silenzio. Il divano e non il letto sembra essere il contenitore preferito. Perché?

Sembra che il letto faccia paura, forse hanno paura di dormire, di ritrovarsi con certi fantasmi ?

Ma il desiderio di provare piacere insieme è spento.

Lamentano di stare sempre a casa e di essere invasi dalla noia.

Mi sembra possa riguardare aspetti che descrivo in un recente blog. (Ho tempo, ma non riesco a far nulla).

Penso che anche nei rapporti intimi occorra un senso di libertà grazie al quale ci si senta di essere protagonisti attivi e padroni, in questo caso di desiderare il rapporto sessuale.

Cosa potrebbe accadere a queste coppie che vivono momenti di attesa in stato quasi letargico sul divano?

Attesa che la vita riprenda attorno a Sé. Questo periodo di sospensione delle attività, eccetto che per via telematica, sembra generi a qualcuno una caduta di vitalità, della solita euforia ed entusiasmo nel fare cose quotidiane.

Il blocco improvviso e surreale per qualcosa che non si vede e che causa in modo proditorio una sorta di paralisi viene vissuto inconsciamente come un attacco alla libertà personale.

Naturalmente penso che la maggior parte della gente su un piano della coscienza sia piuttosto convinta della giustezza dei provvedimenti presi con responsabilità dal Governo sulla salute pubblica: alcuni risultati positivi già si vedono, ma gli ulteriori allungamenti del blocco tornano a deprimere alcune persone.

La mancanza di libertà di uscire di casa non è una punizione, non è l’equivalente di una svalorizzazione del Sé.

Certo che se il blocco viene vissuto nell’ombra e nel profondo del Sé anche per un minimo come una condanna, il desiderio di padroneggiare le cose che è alla base di molte fantasie sessuali, la voglia di sentire il copro dell’altro e del piacere svanisce.

Se non si sente di essere attivi protagonisti c’è un break down di dopamina e adrenalina e si può diventare passivi.

Naturalmente i motivi possono essere tanti altri e riguardano la personalità il carattere soggettivo e alter circostanze insite nelle persone.

Il fatto è che questa situazione spesso diventa il capro espiatorio di altre situazioni che sono pregresse nella vita della gente.

E’ indubbiamente vero che in queste settimane l’organismo è sottoposto a uno stile di vita assai differente dalla mancanza del movimento della vita ordinaria. E’ vero che possono comparire comportamenti diversi che indicano una certa sofferenza psico-fisica e quindi anche sessuale.

E’ anche vero che è facile fare di tutta l’erba un sol fascio, cioè che vecchi problemi psichici  e somatici vengano a trovare una sola causa: non uscire di casa

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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