La Globalizzazione e la Scienza

La Scienza ci salverà dai pericoli della globalizzazione producendo vaccini di vario livello sempre più rispondenti a determinare il lockdown del virus.

Il problema ormai noto, che ci ha colpito attraverso il virus, è la globalizzazione.

Nel giro di neanche due mesi il virus dalla Cina ha attraversato Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Vietnam, Germania, Italia, Francia, Inghilterra.

Poi è giunto negli Stati Uniti, Canada e ha seguito ancora un via orientale, cioè Singapore, Thailandia, Malesia, Taiwan per raggiungere l’Australia. Da questo grande continente è volato agli Emirati Arabi, poi Filippine, India, Egitto ed è risalito alla Spagna, Belgio, poi Russia, e giù verso il Nepal, Sri Lanka, poi su alla Svezia, Cambogia, Finlandia.

I focolai sono rimasti in Cina, Giapponee Italia.

Temiamo molto per l’Africa, dove le condizioni igienico-sanitarie sono decisamente disastrose e dove la pandemia potrebbe dilagare sebbene la popolazione locale si muova normalmente poco.

Insomma temiamo che si accendano troppi focolai nel globo a causa dell’alta contagiosità del virus, cosicché  il contagio potrebbe durare molto a lungo.

Le nazioni non potrebbero isolarsi perché rovinerebbero del tutto l’economia mondiale.

Ma se la pandemia dovesse durare di più?

Se l’emergenza in Italia ed Europa durasse sino a maggio-giugno, dovremmo assistere ad una recessione mondiale? Le conseguenze sarebbero imprevedibili per tutto il mondo.

Ecco che la globalizzazione ci indica che non potremmo chiudere le frontiere, e inoltre tanta gente passerebbe illegalmente senza un controllo, anche dei contagi, a meno che non si alzassero muri ovunque per segregarci sino alla fine come in certi film di apocalisse.

Quello che temo, con un minimo di preoccupazione, riguarda il terrorismo forse rimosso che ha imperversato non tanti mesi or sono, in Europa e in parte del mondo.

Chi ci assicura che un gruppo pericoloso di squilibrati, approfittando della pandemia, non riesca a indirizzare il virus laddove sta già scorrendo aumentando a dismisura le dosi nefaste?

Sono certo che l’intelligence di ogni Paese, mai come in questo periodo, stia lavorando per bloccare in anticipo ogni latenza pericolosa.

Dobbiamo augurarci che il contenimento in tutto il globo, grazie alla più che necessaria distanza sociale con uso assoluto della mascherina valida, permetta il controllo della diffusione del covid-19.

Se le medicine aiutassero un minimo prima di ottenere il preziosissimo vaccino che, penso non possa essere definitivo se non a tappe e dopo un periodo di tempo prolungato, potremmo riprendere presto una vita normale verso il Rinascimento che a quel punto si riempirebbe di saggezze conquistate e maturate durante la prigionìa.

Ma ora, la stimata virologa Ilaria Capua, che dirige il One Health Center of Excellence all’Università della Florida, è pessimista sulla possibilità di liberare gli italiani dal contagio entro l’estate. Ciò non significa che non si trovino soluzioni alternative.

Il covid-19 non può scomparire, nemmeno in estate perché il calore non lo sconfigge per niente, come del resto non aveva sconfitto la Sars.

Solo il contenimento vincerà anche questo Virus, covid-19. Si tratta di una pandemia epocale e proprio il mondo globalizzato ostacola lo spegnimento del virus.

Del resto anche la pandemia spagnola – ricorda la prof.ssa – ci ha messo due anni a fare il giro del mondo.

Solo il contenimento sembra che possa domare il virus che si replica troppo velocemente da Paese a Paese.

La illustre virologa inoltre si è riferita, durante una intervista, a esperimenti in cui è apparso evidente un gatto infetto.

Il virus infatti è di origine animale e ora si tratta di vedere sino a che punto gli animali potrebbero essi stessi infettarsi.

In tal caso potrebbe svilupparsi il pericolo di zoonosi, cioè di trasmissibilità del virus, all’uomo e dall’uomo all’animale aumentando il problema da un punto di vista epidemiologico.

Per questa ragione, speriamo che la Scienza contrasti la Globalizzazione nel tempo, e combatta oltre che il virus la sua velocità di contagio e freni la pandemia nel suo volare e diffondersi nel globo.

Spero anche che si possa contenere nel frattempo anche con l’ausilio dei farmaci disponibili, per ora che sono: il remdesivir, un farmaco antivirale sperimentale studiato in precedenza, usato per il trattamento del virus ebola.

In Italia il tocivid 19 sembra aiutare la guarigione delle malattie respiratorie.

Poi una combinazione di lopinavir e ritonavir è stata utilizzato per il trattamento dell’HIV,

Inoltre la clorochina e l’idrossiclorochina, sono farmaci già noti ed usati efficacemente per il trattamento della malaria.

Il Tocilizumab si usa per l’artrite reumatoide, e promette benino.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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