Anche la situazione psicologica, emergenza virus, ha il suo peso nell’aprire le porte di casa

In questi giorni la Politica con l’aiuto degli esperti della Sanità sta concertando l’opportunità di aprire le porte di casa a una fetta cospicua di popolazione al fine di riprendere gradatamente le attività di lavoro.

A scaglioni e con molta prudenza, si desidera ri-mettere in moto l’economia che, a causa dello stop è rimasta ferma da molte settimane:  le attività commerciali e industriali, le partite IVA stanno accusando perdite considerevoli minando  l’equilibrio economico del Paese, in considerazione che l’Italia già prima del codiv-19, era in fase di recessione.

La necessità assoluta di fronteggiare un’ondata mai vista prima dal almeno 100 anni di colpiti dal virus con quantità enormi di vittime, ha attratto e reso prioritario l’azione del Governo sulla grave e difficile gestione della cura e del salvataggio di tanta gente.

La generosità di tante persone in primis medici, infermieri e altro personale paramedico sembra aver contenuto il virus, del quale si conosce ancora poco, ma a sufficienza per potersi occupare con molto impegno e fatica anche all’altro grande malata, assai indebolito, l’Economia del Paese.

Sanità e Economia, superando le difficoltà imposte dalla  burocrazia, sono al primo posto dell’attenzione verso tutti, anche perché riguardano l’intera popolazione, e pertanto debbono insieme collaborare al massimo.

Non si  vorrebbe che salvando dal virus, la gente s’ammali di economia!

Desidero anche considerare come le condizioni psicologiche di molte persone che sono chiuse nelle case da oltre un mese, non siano invidiabili.

Ho trovato che ci sono due  tipi di disagi nella popolazione: il primo è dato da deprivazione di mondo sociale.: significa che stare a casa è una richiesta accettabile in un momento inaspettato di guerra: penso che però, nonostante la maggior parte della popolazione si sia comportata bene, restando a casa, uscendo per le necessità, anche se a volte alcuni hanno esagerato e esagerano nello star fuori, una certa deprivazione di libertà è fortemente sentita. Si percepisce fortemenete di non frequentare un mondo sociale nel suo insieme: inoltre molta gente vive con più persone, in un piccolo appartamento. E la mancanza di spazio costringe a un sacrificio che può bloccare le iniziative perchél a gente si sente passiva e in attesa di qualcosa .

Ma, un altro disagio può più facilmente sfuggire. Riguarda persone, spesso anziane che non sono del tutto autosufficienti e che soffrono di stati psichici di tipo claustrofobico.

In alcuni momenti del giorno e delle notti insonni, persone sole, anche con compagni o figli. sono sorpresi da attacchi di angoscia e di panico, per cui agiscono con un’uscita di casa anche nel cuore delle notte.

Alcuni sogni terrificanti denunciano fantasie del tipo:  essere svenute e essere seppellite in una bara ancora vive da chi in assoluta buona fede non se ne era accorto .

Spesso anche in questo caso la casa è piccola , ci sono conflitti con i figli che sono irrequiete e litigiosi disattenti alla salute della madre, ma anche degli altri. Petrarca scriveva: .parva but apta mihi. Piccola ma adatta a me ! direi:  Non è questo il caso!

Rispondendo alle telefonate di Emergency per il servizio gratuito per Codiv -19 a quali ho aderito per la Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica, SIPP , mi sono reso conto che questi personalità di pazienti anziani sono in sofferenza.

Quali potrebbero essere le motivazioni di una sofferenza incontrollabile?

Una paziente anziana, per esempio, in seguito a una crisi di panico di genere claustrofobico in parte accennato e  descritto, esce di mattino presto per andare a prendere il latte.

Il lattaio la saluta gentilmente, ma poi borbotta.  … signora non farà come ieri che viene a prendere tre volte al giorno un litro di latte e questa si la prima volta?. .. .. signora… eh .. non dovrebbe uscire tante volte se non per emergenza. Dovrebbe venire una volta alla settimana e fare una spesa unica: quanto latte bevete a casa?

La signora, sentendosi sgridata si chiude in se stessa e mesta fa al lattaio un segno come per dire lei ha ragione. Un po’risentita e triste, prende il latte e si allontana. Poi  si rivolge a un edicolante lì vicino, conosciuto dalla donna. All’uomo sorridente, mentre gli compra un quotidiano, come tutti i giorni, l’anziana signora rivolge un lamento: ma io pensavo che il lattaio fosse più comprensivo mi conosce da tanto tempo, forse non sa che io sto molto male a casa, mi manca il respiro, mio figlio dice che soffro di claustrofobia e in effetti è vero ne soffro, sin da quando andavo alle scuole elementari : se mi sento costretta e chiusa io sto male .. non ci posso far niente, ormai ho 82 anni … non vorrei che proprio adesso mi venisse un brutto male al cuore. Penso che l’edicolante le abbia suggerito di rivolgersi a un medico, ma poi le abbia dato il mio telefono avendolo letto su un giornale del servizio.

La signora ha poi in realtà trovato nel colloquio con me la mia solidarietà, comprensione e contenimento  come se io la perdonassi per il suo trasgredire sociale.

L’esperienza professionale mi ha fatto pensare a molto tempo fa quando andavo a Bologna alle scuole Carducci, Scuole elementari.

Ne ho un bel ricordo di quelle scuole e di quel periodo.  Rammento però che sin dall’inizio della prima elementare la maestra molto brava e donna di cuore, ci leggeva il libro di DeAmicis, Cuore, lei era anche molto severa e se le cose in classe non andavano come di dovere, puniva gli scolari mettendoli severamente in castigo, a volte in un angolo della classe a volte, ancor peggio, fuori dalla porta della classe al pubblico ludibrio, dei vari passanti, direttrice inclusa altri.

Era la scuola di Gentile e di Croce e qualche schiaffo volava a quei tempi, quando i genitori erano d’accordo con le maestre e maestri che tutti insieme  godevano di grande autorità, sebbene gli insegnati non fossero laureati come oggi.

Tutta la scuola era molto severa, sia nella disciplina, sia nello studio che richiedeva molto impegno.

I ragazzi spesso venivano messi in collegio, a semiconvitto e nelle colonie, quando i genitori per varie ragioni non se no potevano occupare dei figli.

I collegi era severi nella disciplina ma in tutto le situazioni. Chi non era all’altezza delle aspettative spesso finiva in castigo. Qualcuno a quei tempi nominava di punire nella stanza buia.

I maschi a20 anni erano attesi dal servizio di leva e alloara la disciplina della punizione non scherzava.

Ricordo questo per chi, dopo la seconda guerra conserva un minimo di dimestichezza con quei tempi in grado di confrontarli con quelli attuali che appaiono molto cambiati.

Ho avuto peraltro molte esperienze di studio e di ricerca universitaria, nei Paesi anglosassoni e mi sono domandato recentemente il perché mi piacessero tanto.

L’educazione era ed è concepita diversamente. Seppur regna il puritanesimo nei college e anche nella frequentazione della scuola da casa, l’educazione si basa molto sul premio e non sul castigo.

Se sbagli qualcosa nel programma scolastico sei valutato oggettivamente, ma non vieni sgridato. Il punteggio basso rappresenta una verifica di come tu hai funzionato e che ti fa capire che devi migliorare la tua media. Il rispetto del ragazzo in età quasi adulta rimaneva saldo. Solo andare contro la legge verso la criminalità cambiava enormemente l’atteggiamento che da generoso passava agli arresti della polizia.

Nei Paesi anglosassoni: Se sei sincero viene premiato e se fai bene il test vieni facilmente stimato e lodato, se sbagli sei arrestato

In Italia in particolare a quei tempi nel dopoguerra, se a scuola facevi bene, non venivi quasi notato, perché eri normale,non procuravi pensiero a nessuno, se sbagliavi o non facevi tanto bene eri punito e castigato.

Così si comportava la Chiesa: il confessore pur perdonandoti, se non eri un ragazzaccio o poco di buono, ma se avevi commesso un peccato veniale ti veniva impartita tanta penitenza.

Ne ricavo che nella mente di molte persone di quell’epoca, sbagliare, avendo colpa e sentire la punizione, e sentirsi puniti severamente possa nascere al cominciare dalla prima scuola.

I ragazzi e ragazze cresciuti hanno oggi rimosso quegli antichi periodi durante i quali potevano aver sperimentato forti frustrazioni, vergogne e punizioni , ma in certe occasioni ma rimuovere non vuol dire che l’ombra degli eventi siano spariti dal ricordo per sempre.

E’ possibile che alcune persone, specie se anziane, costrette a vivere dalla giustissima legge di contenimento riguardo al virus, sentano riacutizzarsi antiche sensazioni di repressione che pensavano fossero state sepolte con i ricordi ?

Penso proprio che questo possa accadere più di quanto si pensi.

La cultura cattolica di quei tempi, ispirata a quelli che si consideravamo sani principi nei quali si credeva fortemente può aver portato alcuni persone a vivere la colpa e la punizione come prevalente. Questo vissuto è profondo e inconscio per cui sebbene la ragione e la consapevolezza si rendano conto nelle persone che il motivo che spinge al contenimento sociale sia giusto, ugualmente alcuni che con l’aggravante di vivere  in appartamenti piccoli non possono tollerarlo. Scriveva i Petrarca: parva but  papta mihi , piccolo, ma adatta a me,  Non è questo il caso!

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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