Il reale ancora non ben percepito

Sigmund Freud nel tentativo di descrivere da un punto di vista topico la struttura della mente, e poi del funzionamento mentale, ricorse all’immagine dell’iceberg.

Da un punto di vista psichico noi possiamo essere sovradeterminati dal nostro mondo psichico sconosciuto, ossia da un nostro mondo che non appare alla vista, perché è inconscio, cioè è interno a noi stessi.

Ciò significa che nel nostro mondo interiore prevale quel che non conosciamo e che sentiamo essere al nostro interno. Quindi ci illudiamo di controllare quel che facciamo, pensiamo, mettiamo in atto e manifestiamo di noi stessi, ma non sempre è così.

In questo periodo del coronavirus siamo tutti stati sorpresi e travolti da un cataclisma invisibile e quindi ancor più malefico e pericoloso, che nel giro di pochi giorni ha spazzato via tante vite umane. Tutto ciò, come ho già scritto, sembra surreale. Il virus dittatore non ha ancora una faccia e sembra ancora invincibile e ha una potenza mondiale. Tutto il mondo deve sottostare per ora alle sue sconosciute armi segrete.

Ma come funzioniamo di fronte a un potere occulto?

Ritornando al primo Freud del primo novecento, vediamo che egli teorizzava osservando la topografia della mente. La prima localizzazione del sistema psichico da lui ipotizzata si rifà alla metafora dell’iceberg.

Per Freud la mente è strutturata come un iceberg, il quale galleggia con un settimo del suo volume al di sopra dell’acqua.
Possiamo tener presente in effetti che la coscienza permette di controllare alcune parti del nostro corpo, ma tutte le altre sono controllate da fantasie, pensieri ed emozioni innescate con il sistema vegetativo, automatico.

Oggi possiamo fare un parallelo con il sistema nervoso vegetativo, o viscerale, e il sistema volontario, per considerare che il nostro corpo non controlla come immagineremmo tutte le sue parti. ll sistema nervoso volontario e somatico è quella parte associata al controllo volontario dei movimenti attraverso l’azione dei muscoli scheletrici.

Invece il sistema vegetativo, o anche autonomo, è quell’insieme di cellule e fibre e ghiandole che controllano le cosiddette funzioni vegetative, ossia quelle funzioni che generalmente sono al di fuori del controllo del sistema volontario. I neuro trasmettitori come l’acetilcolina e la noradrenalina permettono la trasmissione nervosa.

L’acelticolina nell’uomo è responsabile della trasmissione nervosa, sia a livello di sistema nervoso centrale sia di sistema nervoso periferico, mentre la noradrenalina è un ormone sintetizzato dal surrene che sostiene nelle situazioni di stress psicofisico.

Il nostro mondo interiore condiziona infatti il nostro comportamento, coinvolge i nostri sentimenti e promuove le nostre azioni.

Freud infatti utilizzò la metafora dell’iceberg per rendere più semplice la comprensione delle tre aree nelle quali è tripartita la mente.

La parte emersa dell’iceberg, corrisponde all’area cosciente che controlla le percezioni, ricordi, i ragionamenti logici tutto ciò che è cognitivo e etico-morale.

La parte dell’iceberg che è sommersa, ma che resta anch’essa comunque visibile, equivale alla regione del pre-conscio della mente.

Si riferisce a quel che non viene in mente subito, ma con un po’ di attenzione si riesce a ricordare: quindi si tratta di situazioni che non sono immediatamente disponibili alla coscienza, ma che sono in deposito ma quasi pronte all’uso.

La parte dell’iceberg che che non si può vedere, cioè quella sotto l’acqua, ha a che fare con l’inconscio immerso in acque torbide o come reparto-cantina lasciato in disordine e abbandonato, rimosso, ma non dimenticato, se non in apparenza.

In quest’area verranno conservati tutti i ricordi, i sentimenti e i pensieri inaccessibili per essere portati alla luce della coscienza, conscio. In questo spazio vituale stanno le situazioni penose, inaccettabili, conflittuali che la persona tiene lontano da sé e che sono state rimosse per via di un meccanismo difensivo di preservazione dal dolore mentale.

E’ come se il soggetto fosse stato anestetizzato e si fosse dimenticato dei ricordi di un’atmosfera terribile per non soffrire.

La coscienza delle persone adulte ha contatto con il reale e con la realtà esterna, ma l’Ego – io esisto, io sento, io giudico, io sono – protagonista, è sottoposto a distress quando la realtà è opprimente. Direi che più che realtà esterna, sia il reale che è insopportabile.

Il reale è infatti la nostra realtà psichica soggettiva, così come noi la viviamo e ce la rappresentiamo.

Freud però descrive, a proposito dell’iceberg, una grande massa immersa molte più volte grande di quella massa emersa dall’acqua. Tale raffigurazione sta a dire che il nostro mondo interno è molto più importante di quello della coscienza esterna.

In sostanza, noi siamo molto più fragili di quanto non vorremmo essere perché la ragione e la coscienza hanno un ruolo molto piccolo nel controllo del sistema psichico della persona.

Molto potere hanno le pulsioni biologiche, le emozioni, le fantasie, il pensiero creativo, i vari tipi di intelligenza che funzionano in parte a nostra insaputa.

Bisogna dire che le persone adulte sperimentano e raggiungono un buon grado di integrazione di tutte queste parti di noi, e funzionano in generale molto bene.

Ma la follia da che parte sta? Dalla parte delle ragione o dalla parte del sentire, delle sensazioni, delle pulsioni, della creatività, dell’irrazionalità?

La follia – come diceva Platone – è una divina mania.

I beni più grandi ci vengono dalla follia naturalmente data per dono divino.

L’arte è dei pazziintendendo che è anche una parte di grande verità.

I malesseri che ascolto nel servizio volontario in questi giorni, mi fanno pensare che la gente non privilegiata (mi riferisco in confronto a quelle persone privilegiate e fortunate che vivono parte del giorno nel loro giardino) non ne possa più di stare rinchiusa.

Qualche follia da prigioniero, come Silvio Pellico, esploderà per lo meno nella fantasia di fuggire. A Casanova riuscì di evadere dalla prigione dei Piombi a Venezia.

Penso che queste lunghe settimane di “stai a casa!” facciano sentire ad alcune persone appunto il senso del surreale che consiste nello stare a cavallo tra un mondo interiore preponderante, che emerge e si riconosce in particolare dai sogni, e una realtà, o meglio un reale ancora non ben percepito, e a fuoco.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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