Proteggere gli anziani non significa certo costringerli a casa!

Il presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen, qualche giorno fa ha dichiarato, quasi convinta, di aver detto qualcosa di carino a proposito dei nonni pensionati Over 65 anni. Ha dichiarato che non dovrebbero essere inclusi in un piano di rientro, perché sono vecchi e più esposti al virus Covid-19. La quarantena dovrebbe durare per i nonni per lungo tempo sino al 2021. Dobbiamo prenderci cura dei nostri cari anziani!

Quindi secondo la presidente Ursula von der Leyen  il divieto di uscire di casa per gli Over 65 dovrebbe permanere anche nella fase 2, per lo meno sino alla fine dell’anno.

Poi vediamo – dico io se non sono morti potrebbero continuare a stare casa ad attendere… altre sorprese…

Spero che sia lei, la presidente, a mettersi a casa sua in anticipo, senza aspettare i 4 anni che le restano avendo quasi 62 anni!

La presidente pensa di essere protettiva nei confronti dei cari nonni e desidera tenerli in cellulosa bloccati a casa.

Non sa che invece la categoria degli anziani non malati è proprio quella che soffre psichicamente di più la detenzione a casa.

Perché?

Parliamo delle persone anziane in buona salute che non si sono ammalate e che hanno contratto il virus e sono guarite, oppure mai contratto il virus. Queste persone anziane sono insofferenti di stare chiuse, ma desiderano più che mai la loro vita in movimento.

Per fortuna la maggior parte degli anziani in Italia è in buona, se non ottima, salute e si suppone che sia addirittura semi-immunizzata dal virus, avendo trascorso molti anni in mezzo a tante influenze con ceppi diversi senza quasi ammalarsi.

Gli anziani Italiani sono quasi delle rocce e molti di loro si stanno avvicinando all’età dei centenari.

Immagina, la presidente, cosa significherebbe impedire di uscire di casa in fase 2 agli anziani in buona salute?

Gli anziani certamente si avvicinano a un’età che riguarda la terza età, come diceva Simone de Beauvoir, compagna del grande filosofo I.P. Sartre.

Scrisse La Terza Età e fece capire ai lettori che avvicinarsi alla morte non era cosi facile… vedere il proprio corpo invecchiare quando la propria mente è viva più che mai e protratta verso il futuro.

Oggi potremmo parlare di quarta età  perché gli ultraottantenni possono essere attivi e vivaci più che mai e essere candidati per i cento e più anni.

In queste settimane di corona virus, come volontario psicoterapeuta, ho ascoltato molti anziani che stavano male psichicamente, proprio per essere costretti dall’ordinanza a stare casa.

Emergono da queste persone vissuti mortiferi.

Nelle fantasie degli anziani gli anni che naturalmente rimangono a loro da vivere sono meno di quelli che restano ai giovani, e così gli anziani li considerano sempre attentamente per poterli poi vivere davvero, senza complicazioni di sorta, sino in fondo.

Pensate se a loro venisse sottratto un tempo di vita lungo, stando agli arresti domiciliari, stando chiusi. Per lor la vita è all’aperto nel rendersi utili, ma per altri anziani è identica a quelle di tutte le persone che svolgono una professione. Quanti medici, avvocati, ingegneri, architetti a settant’anni, o anche a ottant’anni, svolgono con piacere la loro professione?

Andate a dire loro che non possono più lavorare per un valutazione antidemocratica quale quella di scaglionare per l’uscita di casa la gente in base all’età?

Certo che alcuni anziani, forse ultra-novantenni, stanno a letto perché sono malati e non autosufficienti, non c’è il bisogno di leggi!

Inoltre molti anziani soffrono di psicopatologie pregresse che riguardano la loro infanzia. Del tipo di claustrofobie che rappresentano angoscie e panico.

Certi vissuti che alcuni di loro si portano dietro che non hanno risolto negli anni si evidenziano ad una certa età e creano forti angoscie nello stare chiusi e attacchi di panico deleteri anche per i problemi vascolari.

In questi giorni si scopre che molti anziani, in cattive condizioni di salute ricoverate in Case di cura, sono morte. Ci sono inchieste per questo e per tutte le morti in Ospedali avvenute in solitudine. Ci si sente in colpa per questo.

Ogni guerra ha le sue vittime e, in questo caso, qualcuno ha detto che sono stati particolarmente gli anziani a offrire il loro tributo!

Vogliamo ancora creare altre vittime di sofferenza per il coronavirus proprio in loro?

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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