Elaborare il lutto durante il covid-19

I molti decessi che sono avvenuti negli ospedali durante la prima invasione del virus hanno causato grande sconcerto e disperazioni da parte dei medici che lottavano per la sopravvivenza di questi pazienti.

Immaginiamo l’angoscia per la perdita dei figli e genitori che, nel giro di pochi giorni hanno visto andar via per sempre i loro familiari… è stata indescrivibile da parte dei parenti stretti. Questi ultimi non hanno potuto nemmeno essere vicini al memento del trapasso dei loro cari familiari e di condividere con loro stessi l’ultimo saluto.

L’elaborazione del lutto di questi cari parenti, genitori, nonni, ecc., avvenuta per una moria tanto improvvisa quanto veloce, non è stato per molte persone ancora elaborato!

Perché è cosi angosciante, tanto da non trovare pace di fronte a una separazione definitiva, ma anche improvvisa, di una persona cara?

La morte improvvisa che può avvenire in tante situazioni, arresto cardiaco, ictus, incidenti stradali e altri incidenti, blocca l’elaborazione di tale perdita da parte di coloro che avevano stretto un legame più o meno importante con il defunto.
Perché blocca l’elaborazione?

Si potrebbe immaginare una voce interiore che parla in tal modo: non sono preparato a perderti, a non rivederti più… a non rivedere nei tuoi occhi il lungo passato trascorso assieme in vari vicende. Nella maggior parte di tante vicende, anche difficili, tu mi sei stata/o accanto, mi hai compreso e aiutato, mi hai voluto bene ed io a te. Abbiamo avuto alcuni trascorsi non proprio felici, le difficoltà sono state tante, e io mi pento di averti trattata/o male di averti accusata/o forse ingiustamente, ma oggi non ne possiamo più parlare.

Questo pensiero, che ho inventato, vorrebbe riassumere punti di dolore inaccettabile che fanno sentire il congiunto in colpa, per non aver avuto il tempo di chiarire i suoi autentici sentimenti, magari dopo un litigio a causa di quel che è rimasto tra i due in un clima affettivo freddo.

Si riconosce l’affetto verso il parente, o anche l’amica/o, che però sarebbe stato opportuno mostrare con gli occhi, con le parole, infine si sente la grande tragedia della vita: non ne possiamo parlare mai più

La separazione dal defunto a livello psichico è bloccata perché il discorso si è interrotto bruscamente e la morte ha congelato molte cose che si avrebbero voluto comunicare con un tempo più lungo.

Questa situazione riguarda l’impotenza che consiste nel non aver potuto vivere l’occasione, il momento per presentificare la separazione e l’addio.

Ma c’è un altro momento, meno intimo, che è rappresentato dal funerale cattolico e cristiano.

La liturgia del funerale con processione implica la presenza delle partecipanti a cui viene data l’occasione di condividere con la persona o le persone che hanno subito la perdita le cui storie personali si intrecciavano con quella del defunto.

Dovrebbe essere una compartecipazione sentita e condivisa, come se il dolore si potesse distribuire un pezzettino a tutti e anche sentirlo meno pesante su coloro che ne sono stati colpiti direttamente.

Un rito dunque che aiuta tutti a soffrir meno perché si è insieme.

Perché tutti insieme?

La vita psichica di ogni singola persona è accompagnata da introiezioni di incontri primitivi e primari compiuti dalla nascita in poi che costituiscono imprinting, ai quali si aggiungono altri incontri secondari che si accomodano e si integrano con quelli precedenti in un continuo processo di assimilazione interiore.

Ciascuno di noi convive con queste voci interiori assimilate e integrate tra loro, tanto che contribuiscono ad un costante e intimo dialogo con se stessi.

Durante la processione di un funerale, e sino al momento sacro dell’addio, la testimonianza dei presenti, specialmente se è molto sentita e non solo formale, amplifica enormemente le voci interiori, dei congiunti colpiti dalla perdita del defunto e anche di coloro che sono a seguito.

Un testimonianza partecipata di parenti e amici significa che tante voci, quelle già esistenti nel mondo psichico del o dei congiunti principali, arricchiscono contemporaneamente il discorso interrotto e non svolto per la mancanza di tempo della scomparsa improvvisa del defunto.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
__________________________________________

E tu come la pensi? Scrivimi un commento o una domanda sull'articolo...

Rispondi