Il regalo e la fase 2 del coronavirus

Mi ha colpito il racconto di un paziente che mi ha chiamato dal servizio di Emergenza Codiv-19. Il paziente è uno studente siciliano che è stato congelato a Bologna in seguito al blocco di due mesi fa. Vive in da solo e in solitudine, perché la sua fidanzata è bolognese e vive a Bologna, ma non esce mai di casa.

Il giovane mi ha raccontato di aver preparato un bel regalo, pensato per la sua fidanzata che vive tappata in casa con i suoi genitori.

Il fine del regalo è quello di festeggiare la fase 2 delle Ordinanze Lunedi 4 Maggio.

Le consegnerà il pacco per via indiretta, appoggiando il regalo su un muretto di casa, in modo da vedersi a distanza, senza avvicinarsi l’uno all’altra.

Il paziente ha avuto l’idea di festeggiare quel giorno con un regalo perché è un giorno che promette nel futuro un ritorno alla vita normale.

La ragazza stessa, sua fidanzata sperimenta la situazione d’emergenza e la quarantena in uno stato di panico a causa del virus ed è persuasa di mantenere un patto fatto con se stessa: il patto a cui lei s’attiene, come se fosse un voto, consiste di non entrare in contatto fuori da casa con nessuna persona, esclusi i suoi genitori e la sorella che convive pure in famiglia…

Il patto verrà sciolto e varrà sino a che non sarà lecito secondo le Ordinanze ritornare alla normalità.

Le normative, secondo la ragazza, dovranno concedere la piena frequentazione di persone come se fossero con-giunti. Con-giunti significa per la ragazza, coloro che vivono sotto lo stesso tetto.

La ragazza infatti mette in pratica le ordinanze di restrizione addirittura con più rigore di ciò che sarebbe richiesto.

Sino ad ora nella sua famiglia durante questi due mesi di coprifuoco nessuno dei familiari ha avuto necessità di uscire di casa.

La spesa per la sua famiglia viene portata a casa e le uscite non sono state motivate se non per passeggiare. I familiari sono attrezzati per fare ginnastica e il telelavoro è attivo per tutti in quanto muniti di computer.

Solo la nettezza urbana è stata mantenuta depositando puntualmente il sacco fuori dalla porta di casa.

Magnifico, se tutti si comportassero in questo modo, il virus sarebbe sconfitto in pochissimo tempo, in men che non si dica!!!

Lo stesso fidanzato però soffre di attacchi di panico, di forti aritmie e di eczemi.

Ho trovato significativo che gli sia venuto in mente di fare un regalo alla sua fidanzata.

Mi sembra che il paziente che mi ha chiesto supporto per la sua enorme sofferenza nel resistere a casa da solo, abbia voluto essere vicino alla fidanzata con un dono come se fosse lui stesso in carne ed ossa a donarglielo.

Un regalo simbolo di presenza/assenza al tempo stesso che testimonia la reciproca solidarietà in questo sacrificio totale di reciproca generosità sociale.

Tuttavia penso con preoccupazione alla uscita di molte persone dal 4 Maggio in poi.

Perché?

Mi sembra che la comunità si divida in due tipi di pensiero cosciente: coloro che sono spaventati a morte di contagiarsi e di contagiare e coloro che camuffano la loro paura negando in parte i pericoli.

Certo non vorremmo mai arrivare a creare nuovi focolai infettivi tanto da dover rischiare, oltre che morti, nuovi lockdown.

Dal mio punto di vista sarebbe meglio usare la prudenza, non nel lockdown, necessario all’inizio della epidemia, ma solo nel sorvegliare fortemente la popolazione affinché si usi l’atteggiamento igienico veramente adatto al caso. Filmati intelligenti e dimostrazioni dovrebbero essere in primo piano e non sempre e solo le frasi che riportano all’infinito in caratteri cubitanei da condizionamento operante: Stai a casa!!!

Come sorvegliare in modo da non far sentire tutta le gente come fosse deficiente?

Dimostrando continuamente come si trasmette il contagio, non appena la vita riprende nella sua consuetudine.

Bisogna rivolgersi alla gente come ci si rivolge ad adulti coscienti e responsabili!

Il rischio che il condizionamento operante della coazione ripetuta di “stai a casa” sortisca un effetto contrario nel popolo è alto! Perchè? Per un’inconscia irresponsabile disobbedienza!

Naturalmente è necessario assimilare che la distanza sociale sia al primo posto. Poi segue l’uso delle mascherine e dei guanti, ma anche come non infettare le maniglie delle porte, le superfici e tanto altro.

Non può essere solo il contenimento a casa da accettare o da evitare!

Però se la popolazione, anche per poca gente, è distratta o trasgressiva, anche senza volere, tutti noi perdiamo il vantaggio ottenuto con la prigione di due mesi (con qualche ora di cortile in tutto). Rischiamo ancora di tornare al di quà delle sbarre.

Allora si addio economia, vacanze, ecc., ecc..

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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