La paura prima di uscire di casa il 4 Maggio 2020 

Bisogna uscire di casa finalmente e rimanerci per il futuro, ma occorre anche allenarsi a guardare attorno a sé per non correre minimamente il rischio di essere contagiati e contagiare senza accorgersene.

Mai più ritornare al contenimento coatto!!!

E’ facile distrarsi o trasgredire di fronte a semplici atti che sono stati da sempre in sé comuni, toccare senza accorgersi, svolgere manovre che ci intrappolano in situazioni di contatto con il virus e la sua invisibile propagazione: sedersi in una panchina per strada, toccare una maniglia come se fosse niente, usare i guanti e poi toccarsi e toccare altri, ecc..

Il 5 Marzo 2020 scrivevo in questo stesso blog, Psicosi da coronavirusintendendo con quel piccolo articolo che il forte stato d’ansia che era scoppiato in pochi giorni riguardava in particolare un’angoscia piuttosto diffusa in quasi tutta Italia.

L’angoscia era stata provocata dall’allarme sociale da parte dello Stato che ordinava il lockdown per via del coronavirus, un virus che aveva attecchito nel Paese tramite alcune ammalati. 

Lo stato d’emergenza del virus aveva fatto scattare reazioni emotive differenti: dal diniego di molti cittadini che dichiaravano apertamente “io non ho alcuna paura”, a gente incredula e quasi divertita, a persone spaventate a morte che come se si vivesse in un mondo surreale.

Osservavo allora che l’angoscia non esprimeva tanto paura, quanto terrore e panico da parte di molte persone nella comunità.

Nel mio servizio telefonico d’emergenza, ho costatato come le numerose chiamate, in genere con richiesta di supporto, chiedessero in fondo chi fosse e dove fosse il nemico invisibile.

Le ricerche dei colleghi, sia italiani sia non, avvenute in quasi tutto l’Occidente, Europa e Stati uniti, (A.P.A., W.M.A., E.F.P.P.) con il propagarsi del virus testimoniano, anche attraverso sogni riportati tramite test, il trambusto psichico.

L’angoscia derivava dal fatto che una repentina minaccia, tanto sconosciuta quanto inaspettata e che portava anche morte, non era sotto controllo. Nessuno sapeva da che parte saremmo stati attaccati, cioè infettati.

Questo generava sgomento e angoscia e in alcune persone, anche isterismo di famiglie e di gruppo.

Il contenimento sociale è stato necessario come pronto intervento per consentire uno spazio di realizzazione della situazione oggettiva d’emergenza. Necessaria è stata l’organizzazione sanitaria che doveva imparare a riconoscer i vari comportamenti del virus e quali rimedi, seppur provvisori, si potevano adottare. Anche psicologicamente lo spazio di contenimento ha permesso a tutti di assestarsi di fronte a quel che era accaduto…

Il 4 Maggio sarà tutto diverso?

Certo che del virus si sa molto di più di prima, sono passati due interi mesi, c’è stato tempo per realizzare quanto è avvenuto, ma la carta d’identità del virus non è ancora completa e comunque non abbiamo ancora disponibile un vaccino per controllarlo.

Essendo fuori controllo, l’ansia continua, ma nei sogni, anziché esserci catastrofi e surreali situazion,i le fantasie oniriche appaiono indirizzati ad oggetti identificabili.

Si può dire che è come se l’angoscia, derivante da un mostro che può colpirci da qualunque parte, oggi sia da attribuire al fatto che può provenire dalla nostra imprudenza.

Ci sono molte persone che rimandano di uscire di casa perché sono spaventate dal contagio, altre che timidamente usciranno con molte precauzioni. Questo ultimo mi sembra l’atteggiamento migliore.

Ci sono anche coloro che potrebbero, seppur in buona fede, essere distratti o trasgressivi.

E’ necessario che il Paese riprenda con convinzione da parte del Governo e con fiducia nei suoi concittadini, dei quali la maggioranza ha paura del virus.

Ma proprio per questo è consapevole di ciò che potrebbe capitare a Sé e alla Società.

La comunità agirà in modo da non contagiare se stessi e gli altri.

La paura è un segnale sano, mentre l’angoscia è un sintomo di confusione che può portare a distrarsi e trasgredire in modo inconsapevole.

Del resto, non si può trattare la comunità come fosse un gruppo di infanti, contenendoli a casa.

A parte l’Economia, che sta andando a rotoli, la sopportazione di stare agli arresti domiciliari può con il tempo provocare reazioni contro-producenti. 

Bisogna abituare la gente a riprendere la vita simile alla normalità, ma adottando severi protocolli di protezione dal contagio. 

La comunità deve non solo riprendere al più presto ogni attività, ma allo stesso tempo allenarsi con il massimo dell’attenzione ad immaginare il virus ovunque e pertanto ad evitarlo.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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