Ipertimia: affollamento emotivo di ricordi

La memoria del passato riguardo a certi episodi è piacevole da ricordare, ma qualche volta sarebbe meglio invece aver rimosso situazioni traumatiche che non si cancellano e che arrecano pene e dolore.

Vi ricordate il film diretto da Michel Gondry con Jim Carrey e Kate Winslet (Se mi lasci ti cancello / Eternal Sunshine of the Spotless Mind) del 2004?

Nel film sembrava possibile cancellare le sequenze di ricordi dolorosi e indesiderati.  Si potevano rompere le relazioni con persone con le quali c’erano state una relazioni problematiche e poi, grazie a certi strumenti di intervento neurologici, si cancellavano intere pellicole della mente, quelle che generavano dolore insopportabile, riducendo lo stress emotivo. Cosa ci può essere di meglio, infatti, che liberarsi dal peso dei ricordi dolorosi per un amore che fa soffrire? Nel film sembrava facile e comodo agire con questo stratagemma, ma poi i protagonisti scoprono che anche i dolori che riguardano l’altro son necessari per vivere.

Ci sono traumi e ricordi che condizionano la nostra esistenza. Molte patologie e disturbi derivano da situazioni stressanti che perseverano nella nostra memoria e nel nostro inconscio. Per questa ragione anche in questo caso, come nel film, qualche studioso si è chiesto se fosse possibile cancellare parte della memoria. In realtà il nostro cervello assomiglia per struttura come all’argilla.

I traumi più violenti rimangono impressi per sempre, lasciano il segno. La responsabilità secondo i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology sta nei circuiti cerebrali, i quali tendono ad associare determinate emozioni ai ricordi.

Nel sistema limbico, sottocorticale, cioè nella neo-corteccia primitiva risiede l’ippocampo, la amigdala, il circuito cingolato e proprio tali strutture son responsabili delle emozioni, dei ricordi, anche quelli di visualizzazione degli antichi eventi. La maggior parte di essi sono forse piacevoli, ma alcuni sono ossessionanti e si accompagnano a emozioni terribili di colpe o di vergogne da tentare spesso di seppellirsi sotto terra.

Questa funzione viene spiegata nel dettaglio dal professor Susuma Tonegawa, biologo giapponese alla San Diego University in California. Docente di Neuroscienza e Biologia ha rilasciato un’importante dichiarazione al Telegraph. Quando cerchiamo di ricordare qualcosa di piacevole bisogna sforzarsi. Al contrario, eventi traumatici insorgono improvvisi, contro la nostra volontà. La memoria non è un processo tecnico ma creativo. Dunque, non possiamo rievocare immagini a nostro piacimento né impedire che riemergano brutti ricordi.

Uno studio per cancellare i ricordi è stato effettuato su alcuni topi da laboratorio. Mentre osservavano le reazioni interne ai neuroni, ponevano loro in situazioni piacevoli o spiacevoli. Partendo dunque dal presupposto che la memoria sia un qualcosa di malleabile e non rigido, cercavano di capire quali parti si accendessero in situazioni spiacevoli e viceversa. Quindi intervenivano artificialmente su queste zone, durante i momenti di nervosismo, tristezza e quant’altro. Il risultato è stato che gli scienziati riuscivano a modificare l’umore delle cavie.

La procedura dal punto di vista tecnico prende il nome di optogenetics. Si tratta di un intervento con cui si immettono emissioni di luce blu nei neuroni. La ricerca ha dato poi frutto ad un documentario. Si tratta di Memory Hacker prodotto dalla PBS.

Nel documentario si spiegano gli effetti di questa ricerca. Infatti grazie a questa tipologia di intervento si potranno risolvere problemi quali amnesia, disturbi psichici ed altro.

Le sinapsi (cluster e insieme di neuroni) oggi sappiamo che possono essere abbastanza manipolabili. In precedenza si evitava di agire in questo campo per evitare di causare danni, ora, invece, si è dimostrato quanto si possa fare per risolvere i problemi psichici e neurologici con assoluta delicatezza. Vedremo questa ricerca quali altri effetti comporterà.

Sono piuttosto d’accordo con il regista Michel Gondry, nel senso che è implicito che se certe rimozioni dei ricordi non possono avvenire spontaneamente, la modificazione neuronica che viene offuscata potrebbe causare problemi psichici al soggetto.

Se le persone non possono dimenticare certi eventi, ovvero più propriamente rimuoverli dalla coscienza, così come si esprimeva Sigmund Freud, significa che sono strutture neuronali, anelli di catene o catene stesse, che fanno parte di un processo mentale forse molto delicato.

Per esempio ci sono persone che soffrono di insonnia: il neurologo psicoanalista scopre che non sarebbe conveniente prescrivere farmaci per far dormire il paziente intontendolo ad ogni costo, perché è prevalente nella persona il desiderio di stare sveglio, magari di leggere o di seguire un film per distrarsi prima di addormentarsi.

Togliere i ricordi, seppur angosciosi, significa anche togliere dalla mente tanti perché e per come che stanno alla base di altrettanti eventi ricchi di senso. Il senso però in quel momento potrebbe non essere ancora stato trovato.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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