Home de-cluttering: liberare lo spazio

Home de-cluttering significa letteralmente dis-occupare lo spazio per poterlo occupare diversamente con oggetti più desiderabili.

Si riferisce alle molte abitudini che abbiano contratto con il consumismo e con la globalizzazione degli acquisti.

Le persone son state per molti anni invogliate a comprare per uscire psicologicamente anche da situazioni di lunga rinuncia e frustrazioni in tutto il mondo.

Dopo la seconda guerra mondiale molti Paesi del mondo hanno inglobato nelle case una grande quantità di merci.

L’acquisto può avvenire anche attraverso i social, ma in particolare attraverso le grandi organizzazioni di vendita e spedizioni internet che recapitano in breve tempo a casa con l’uso della carta di credito.

Molti item comprati non risultano, in un secondo tempo, necessari e spesso molta gente si pente di essersi riempita di un altro oggetto che occupa nuovi spazi, e in casa non si sa dove riporlo.

I giovani mediamente sono portati a eliminare dopo un po’ di tempo quasi tutto ciò che sembra loro meno utile, proprio perché sono mediamente desiderosi di poter acquisire qualcosa di nuovo e interessante.

Per le persone anziane è assai più difficile, perché quello che hanno introdotto nelle loro belle case è diventato parte integrante dell’arredo, cosicché più che goderne direttamente, ne godono come di oggetti diventati ego-sintonici, ossia parte di sé: è bello averli “non potrei immaginare di vivere nella mia casa se qualcuno me lo portasse via per sempre” direbbe uno di loro in tal caso…

Pertanto queste perone benestanti pagano l’immagine che essi vogliono avere di se stessi e gli oggetti sono la loro cornice di arredamento, non mezzi di crescita, di sport, di interesse, di cambiamnto, di letture.

Non tutto però  è sempre cosi.

Lo vedremo con il discorso sulle collezioni e sulla continuità.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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