Molte persone snobbano il telefono e non rispondono quasi mai alle chiamate

Ci sono molte persone che in linea di principio non rispondono al telefono (smartphone).

In seguito, dopo il ring telefonico, controllano il numero di chi ha chiamato, se non lo riconoscono, lasciano decadere la telefonata ricevutaSarà la solita richiesta di indurmi a comprare qualcosa, oppure un tipo di scocciatore che mi vorrà coinvolgere in affari poco seri e complessi”…

Invece, se riconoscono l’appartenenza del numero che è registrato, pensano tra sé e sé cosa potrebbe richiedere la persona che ha chiamato. Se si tratta di lavoro, esaminano se sia più conveniente rinunciare, oppure rispondere in quel momento, perché sembra a queste persone urgente rispondere subito, oppure rimandare a un’altra circostanza nella quale si ha voglia di discutere.

In altre parole, le telefonate che si ricevono, a volte con grande frequenza, attivano varie emozioni.

Ci sono persone molto socievoli che non vedono l’ora di parlare al telefono e si prolungano in lunghe conversazioni, non tanto con il fine di chiarire qualcosa, ma per il piacere di parlare con una persona simpatica.

In altri casi, il protagonista che riceve la telefonata, non rinuncia a convenevoli perché è incapace di sottrarvisi facendo innervosire chi è presente fisicamente in quel momento nella stanza.

Le conversazioni si estendono anche dopo i dieci saluti perché si aggiungono altre informazioni e scambi di messaggi e non finiscono mai.

Altri protagonisti di telefonate, non solo non desiderano parlare al telefono, ma sentono la risposta al telefono come un’imposizione cioè una dipendenza non desiderata.

Debbono scegliere loro quando desiderano contattare quella persona. Se capiscono in se stessi che hanno voglia di raccontare un fatto, richiamano o telefonano indipendentemente se sono chiamati o meno.

La telefonata assume un carattere emozionale e per alcune persone significa profondamente averne voglia.

Qualcuno non risponde, ma invia un messaggio scritto o automatico o azzardano una spiegazione del fatto che non possono rispondere.

Spesso chi invia messaggi o cerca di chiamare con il telefono comprende di non essere desiderato personalmente.

Pensiamo a un’amica, ragazza o ragazzo, che non si senta quasi mai risposta/o. Occasionalmente alcuni feedback positivi riaccendono la speranza di non essere respinti come persone.

Altrimenti risulta chiaro il fatto di non godere della simpatia del ricercato per telefono.

Ci sono persone che scelgono di rispondere con qualche giorno di ritardo, avendo tenuto in memoria una specie di trasgressione che non riconoscono ma della quale si ricordano, e così telefonano a chi li aveva chiamati giorni prima.

“Scusa se ti chiamo solo ora, ma ho avuto tanto da fare e così che non trovavo mai il tempo, mi dicevo, adesso chiamo, ma ero disturbata/o, ho passato un periodo durante il quale sono stata/tato occupatissima/o…”

Inutile considerare che spesso accade proprio quel che si racconta e non sempre i tratta di una scusa inventata ad hoc.

Però è possibile che questa non risposta rappresenti un segnale di antipatia.

Mi viene anche in mente il cosidetto ghosting, cioè sparizione, o autoannullamento.

Ci sono persone che si occultano nel loro mondo e nel nulla non vogliono parlare con alcuno, e sentono che il loro mondo psicologico sia più importante di qualunque cosa per la loro sopravvivenza psichica.

Da un lato può essere un aspetto del proprio carattere, un bisogno di esser protagonisti e non subire la telefonata come un’imposizione.

Dall’altro lato potrebbe essere un’antipatia verso noi stessi che telefoniamo. Oppure potrebbe essere una semplice accorciamento dei tempi rimandare a uno stato emotivo migliore rispetto a quel momento dove noi non siamo tagliati fuori.

Per esempio un caro amico è stato improvvisamente colto da un malore. Trasportato con urgenza al pronto soccorso, dopo una Tac ha subito un intervento chirurgico per inserire, in seguito a un’ostruzione di una arteria, uno stent.

Molta gente e amici hanno telefonato dopo che l’amico era in grado di rispondere al telefono.

Quando gli ho telefonato io stesso, non mi ha risposto. Io sapevo già tutto quanto era successo e così non ho insistito.

Il giorno dopo mi ha inviato un lungo messaggio per descrivermi per lungo e per largo l’intero accadimento. Dopo tante risposte non ce la faceva più a parlare!

Ho pensato anche che la comunicazione è complessivamente aumentata per via dell’elettronica telematica che in un certo senso ci responsabilizza troppo.

Siamo sempre meno disposti a parlare vis a vis, e siamo a volte stanchi di raggiungere tante persone che ci chiedono di rispondere nei momenti meno adatti.

Cosicché aumentano persone sole che si chiudono in casa cercando nelle mura domestiche un certa protezione: ascoltano musica, consultano il computer per appagare molte curiosità, si addormentano, diventano pigri e non si sentono di parteciperà alla vita sociale.

Alcuni di loro sono pensionati o sono single. Passano il loro tempo a pensare a ciò che nella loro vita sarebbe andato male.

Le donne, o gli uomini, non sono state di aiuto nelle loro vita  e queste non costituiscono per loro un argomento interessante, ma solo deludente.

Queste persone non sono troppo prese dalle varie vicende frustranti della vita italiana dopo il coronavirus, che considerano uno dei tanti accidenti, che come la guerra, il terremoto, i cicloni, gli znunami, gli incendi devastanti, dovremmo aspettarci continuamente.

Queste persone non sono depresse per la verità, ma fanno divenire depresse gli altri, se li frequentano.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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