Sensazioni di perdita d’identità

Mia moglie ed io, diversi anni fa, siamo stati ospitati a Boston da parenti stretti in un appartamento che era una delle tante unità di un enorme edificio situato insieme ad altre enormi costruzioni in un’importante via del Centro città, Boylston road.

Conoscevamo la zona molto bene, avendola visitato con frequenza molte altre volte, e di conseguenza eravamo molto disinvolti nell’entrare e uscire di casa.

Un giorno in pieno pomeriggio, rincasando, ci trovammo di fronte a una sgradita sorpresa: la chiave di entrata della porta dell’appartamento al 65° piano non apriva più, cosicché non si poteva entrare in casa.

Provammo anche con un’altra chiave di muovere un’altra serratura della porta, ma questa pur entrando nella toppa, come la precedente, non funzionava.

Avevamo persino ipotizzato, in uno stato confusionale, che in poche ore la squadra tecnica del grande condominio avesse cambiato le serrature per ragioni a noi sconosciute, forse per motivi di sicurezza.

Eravamo suggestionati dal fatto che neglu USA, si sa, la Security genera uno stato di allarme improvviso con emergenze varie e gli interventi sono assai rapidi.

Eravamo infatti certi di non aver sbagliato piano nel rientrare a casa, era il West 65° o il numero dell’appartamento era lo stesso, anche riportato nella chiave.

Eravamo per questo sbigottiti: il luogo era quello che poche ore prima avevamo lasciato. I quotidiani che nelle porte accanto erano stati lasciati nella soglia, sotto le porte di entrata, erano rimasti come nella prima mattina, senza che fossero stati aperti e letti dai destinatari.

La moquette, cioè la guida del piano corridoio era consumata negli stessi punti e quindi era assai riconoscibile e familiare per noi il luogo dove ci trovavamo.

Decidemmo di scendere per chiedere spiegazioni al Condominium Consierge administrative Reception.

Dopo una lunga indagine, risultò che i nostri nominativi non erano mai stati registrati in quel Resident. Risultavamo sconosciuti.

Incredibile, ma vero! Fummo presi da uno stato emotivo di leggero panico: sconosciuti?

Eravamo ben registrati e da anni venivamo presso quel Resident. Gli impiegati erano spesso riconoscibili anche se i turni non permettevano di mantenere una costante visualizzazione dei volti delle persone al banco.

Mia moglie ed io eravamo sul punto di telefonare agli amici che sapevamo impegnati nel loro lavoro, rischiando di disturbarli quando un impiegato del condominio interviene suggerendo: “siete sicuri di non aver confuso il condominio?questo è il 5/B…  forse siete alloggiati al 5/A?”

Subito ci rendemmo conto del possibile errore. Gli edifici erano identici, come due gemelli omozigoti, se possibile anche più.

Ci siamo resi conto di essere entrati da un’altra entrata che mai avevamo preso percorrendo la stessa strada di accesso, ma la variante ci aveva condotto a un altro edificio. Sapevamo di tre possibile accessi al nostro building, ma mai avevamo deviato per non perderci, cosicché mai avevamo sperimentato le alternative per giungere a casa.

Come in Italia avevamo imparato le strade familiarizzando con esse senza sperimentare possibili varianti.

Come ci siamo sentiti per non poter entrare in casa e anche sconosciuti al condominio?

Convinti assolutamente di essere giunti in casa nostra ci siamo sentiti come cancellati e non aventi il diritto all’improvviso di essere in quel posto.

Mia moglie ed io ci siamo sentiti per qualche istante indegni. Eravamo incompatibili con il contesto che era divenuto a noi estraneo e noi non c’entravamo.

Avevamo perduto improvvisamente per poco tempo l’identità e ci sentivamo sospesi nel terreno di nessuno.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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