Caos negli atteggiamenti politici e psicologici verso il Covid 19

Come ho ripetutamente scritto nelle settimane precedenti sono ancor oggi sempre più che mai convinto che la situazione infettiva del Virus debba essere tenuta sotto controllo dai vari Governi nel mondo.

A parte l’auspicato vaccino o vaccini, che prima che siano individuati scientificamente trascorrerà ancora del tempo, tendendo anche in considerazione poi che prima che siano distribuiti nel globo passerà ancora più tempo, la convivenza con il Codiv è scontata.

Il Governo italiano si è comportato, da un punto di vista sanitario, adeguatamente ma soprattutto lo hanno fatto gli italiani.

Tutti i medici, e a maggior ragione gli scienziati, sanno che occorreva adoperare come contromisura al contagio la distanza tra le persone, il lavarsi scrupolosamente le mani e indossare la mascherina.

Quel che a me sembrava, e continua a sembrare, inopportuno era la non necessità di un lockdown così repressivo, disastroso e senza precedenti per la già fragile economia italiana.

Il Governo pensava che gli italiani si sarebbero comportati come in altre occasioni, cioè da furbetti del cartellino, e così ha usato la mano forte ottenendo anche un consenso socio politico.

Il fatto è che la gente italiana ha avuto paura di ammalarsi più di quanto si crede, specie dopo le morti avvenute in Lombardia, Veneto, Emilia e in altre Regioni.

Lo vediamo anche ora che la maggior parte della gente gira nelle città a piedi con le mascherine, anche se le autorità sanitarie non la raccomandano più da tempo, se non in luoghi chiusi.

Gli italiani hanno paura e sono civili in certe circostanze sopratutto quando si tocca sia la salute, sia la loro vita.

La comunità nazionale è fatta di molti anziani e in loro l’angoscia di contagiarsi è grande.

L’ideale, nel quale avrei sperato durante i mesi passati, consiste nell’aver potuto vedere durante le due settimane dell’inizio della pandemia un’adeguata preparazione a gestire nella popolazione la distanza nel mondo del lavoro, l’uso delle mascherine e l’igiene delle mani.

Questa preparazione adeguata si sarebbe dovuta fondare sulla fiducia che il Governo avrebbe dovuto avere verso la comunità.

Gli italiani, quando capiscono il problema, sono i più civili d’Europa e sono anche orgogliosi di esserlo, perché le sofferenze della storia passata li induce a non voler vergognarsi più per essere considerati di poco conto dagli altri Paesi.

Non c’era bisogno di imprigionare intere famiglie agli arresti domestici, di toglier dal lavoro un’enormità di lavoratori. Gli italiani non sono infanti e hanno dimostrato di aver più prudenza verso le malattie, maggiore degli stessi governanti.

Gli altri Paesi forse si sono comportati in modo meno saggio. Forse per tante altre ragioni, economiche, politiche e psicologiche hanno sottovalutato il contagio del virus.

Il problema sta nel fatto che quel che in Italia, forse, si poteva fare prima, lo si fa ora, cioè si propone di convivere con il virus lavorando, ma mantenendo sempre un comportamento autoritario, non avendo fiducia nel comportamento popolare. Quasi tutto il resto del mondo è in subbuglio a causa del contagio, e infatti i pericoli finiscono per circondare praticamente il nostro Paese, causando intromissioni di infezioni.

Sembra infatti che il rischio di epidemia di ritorno non sia così lontano nonostante il sacrificio della gente nell’obbedire con un metodo prescrittivo e sanzionatorio.

Penso che se il popolo italiano avesse potuto scegliere il comportamento adatto dopo essere stato informato a dovere dalla Sanità, si sarebbe comportato anche più scrupolosamente e saggiamente verso il virus.

I giovani responsabilizzati culturalmente sarebbe stati meno trasgressivi e orgogliosi di offrire un modello serio.

Certo che in questi mesi vi è stata una certa trasgressione da parte di molta gente, ma si considera che statisticamente non sia stata incisiva, visti i risultati e gli attuali sani comportamenti.

Resta il fatto che oggi abbiamo un’economia disastrata e purtroppo siamo a rischio infezioni.

La saggezza non deve essere mai abbandonata.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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