Se le figlie invidiano le madri

Si parla spesso di madri che invidiano le figlie, io stesso ne ho parlato, ma non si tiene conto che spesso in un possibile rapporto ambivalente sono anche le figlie ad ammirare le madri, ma anche a invidiarle.

Non si tratta solo di emulazione, ma proprio di invidia.

L’invidia non è la gelosia.

La gelosia presuppone la presenza di un terzo che nella relazione affettiva tra figlia/madre interferisce con la sua presenza turbando uno dei due.

Oltre al padre, possono essere altre persone che fanno ingelosire la figlia anche generando semplici fantasie a priori. Viceversa, potrebbe essere un corteggiatore della figlia che fa ingelosire la madre o comunque la fantasia di futuri potenziali fidanzati.

Parlerò dell’invidia quando questa emozione è severa e quindi costituisce un problema nelle relazioni umane.

L’invidia, come dicevo, non è la gelosia e riguarda la relazione a due.

Che cosa significa invidiare fortemente qualcuno?

Soffrire a causa del fatto che si vede o s’immagina di vedere l’altro che gode di qualcosa di cui non ci si aspettava potesse godere.

Questo acuto e deprimente sentimento si manifesta in conseguenza dell’implicito bisogno di controllo e possesso dell’altro.

Non solo, ma l’invidia presuppone da parte di chi prova una tale emozione un senso d’impotenza psichica, un vissuto che consiste nel dover subire certe imposizioni dagli altri che sono invece grandi e potenti e possono avere ciò che vogliono.

L’oggetto dell’invidia non riguarda obiettivamente qualcosa di valore, ma è assolutamente soggettivo. Può corrispondere a un paio di scarpe, come al fatto che la persona manifesta un sentimento di felicità non immaginata dall’invidioso/a.

L’invidioso/a si aspettava e si era posto in una posizione di leggera supremazia e di controllo possessivo verso il partner che invidierà.

Io ti conosco… facciamo i compiti di scuola insieme e tu alle interrogazioni prendi voti migliori di me. Io ti invidio … io ti odio … tu sei più attraente di me… riesci a venderti meglio di me sei più seduttivo… hai qualcosa che io non ho e non avrò mai!

L’invidioso/a invidia la persona con la quale si identifica e si confronta e non con chi è decisamente superiore o inferiore. Lui/lei soffre proprio quando vede rispecchiato/a nell’altro/a la propria impotenza. Se a lui/lei sembra che l’altro/a sia migliore nelle prestazioni o in ciò che possiede, scatta l’invidia come se l’invidiato fosse migliore per il solo fatto di dimostrare all’invidioso che lui/lei è d’avvero impotente.

L’invidioso/a vorrebbe inconsciamente distruggere la causa della sua sensazione angosciosa di impotenza.

E’ dunque il vissuto della propria impotenza che tormenta chi invidia.

Alcune ragazze già in età adolescenziale, e in seguito, nel momento durante il quale costruiscono una identità separata dalla famiglia e cominciano a sentirsi distinte possono invidiare la propria madre.

Da una posizione precedente infantile nella quale alcune ragazze vivevano la propria madre come una bella regina, buona e saggia, passano a una posizione in cui si identificano con lei come donne adulte e alla pari.

Se la madre continua a essere da queste ragazze parzialmente idealizzata, percepita come bella, femminile, socialmente brillante, elegante, spiritosa o carismatica, può in esse scattare l’emozione di invidia.

Questo tipo di ragazza rinuncia a una pur minima competizione che appare a loro inutile. Esse si percepiscono fisicamente inferiori. Alcune sono più basse di statura, hanno un corpo meno snello, caratteri secondari diversi e considerati meno belli.

Per giunta, la madre è laureata o comunque occupa socialmente una bella posizione sociale, è quindi sicura di sé e appare assai realizzata socialmente.

E’ ancora corteggiata dagli uomini, nonostante la sua non più giovanile età, ed è quindi irraggiungibile dagli sforzi identificativi della figlia.

L’accettazione della realtà per alcune ragazze diventa impossibile.

Loro si vivono brutte, vivono il loro mondo come se loro non potessero ottenere per sé niente di ciò che la madre ha avuto nella vita.

La madre inconsapevole di ciò che la figlia sperimenta, non comprende la depressione della ragazza e tanto meno la sua aggressività verso di lei.

Alcune madri si esibiscono ignare la loro sicurezza e quasi spavalde credono di infondere fiducia nelle figlie, ma ottengono ovviamente il contrario, cioè aumentano in esse i vissuti invidiosi e rancorosi materni.

Si stabilisce un circolo vizioso tra le comunicazioni tra madri e figlie accompagnati da tenti perché. Perché mia figlia mi odia?

La situazione migliora in genere con il tempo perché le ragazze moderano i loro vissuti aggressivi latenti mano a mano che alcuni successi professionali e la loro situazione affettiva permette di creare rapporti discretamente soddisfacenti.

Le madri poi con il tempo invecchiano e appaiono meno splendide.

I padri inoltre, pur non comprendendo il problema di queste figlie, possono funzionare da polo affettivo alternativo e assai positivo quando valorizzano le figlie con la loro spontanea attenzione nella relazione.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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