Rivolgersi al partner con voce infantile, baby-talk

E’ consuetudine che le mamme, rivolgendosi ai neonati, ma anche ai bimbi sino a 7-10 anni, usino un tono di voce dolce, più sottile, lento e scandito.

Si tratta di una fase della relazione con il bambino che si chiama maternage e che implica un prevalente stato di accudimento da parte materna, di protezione, di insegnamento circa le pratiche fisiologiche comuni del piccolo. Questa fase è denominata anche simbiotica perché madre-bambini funzionano come un tutto-uno nello scambiare amore e nutrimento.

La voce rassicurante crea un’atmosfera serena e rassicurante che consente all’infante di acclimatarsi bene e di aderire alla fonte materna in tutto e per tutto.

La relazione simbiotica tra madre-bambino echeggia uno stato beato e anche paradisiaco cosicché se tutto andrà bene nel contatto, il bambino sentirà di muoversi in futuro con buona fiducia su un territorio, il mondo esterno, che poggia su una base sicura.

La vocina con cui la madre si rivolge al neonato potrebbe essere rivolta a un piccolo animale domestico come a un cane, gatto uccellino o altro.

Anche gli animali domestici percepiscono questo dolce richiamo. Spesso chiamo il mio gatto con una vocina delicate e sottile e lui percepisce che sto parlando a lui e spesso ciò che gli voglio comunicare.

Ma non sempre le mamme usano il baby talk solo verso i loro protetti: spesso includono nella relazione affettuosa e protettiva anche se stesse. Anche le mamme che hanno avuto figli vorrebbero almeno per un po’ di tempo, vivere in un mondo buono e rassicurante come in certe favole che sono le stesse che raccontano ai loro figli.

Non solo ma il baby talk viene rivolto spesso anche ai mariti ai quali le mogli donano affetto, sia con le carezze sia con i baci. Anche i mariti diventano in momenti particolari di tenerezza piccoli bambino da coccolare. Si usano infatti accorciativi dei loro nomi come Pippo, Gatto, oltre che caro e tesoro.

In tutto il mondo c’è l’abitudine da parte delle madri di usare la vocina infantile, spesso stridula e per creare un clima adatto che favorisce l’assorbimento delle prime leggi primarie senza stress, perché nel clima familiare prevale l’amore.

Nella coppia in effetti si crea una sorta di role-playing in modo che tutti i membri della famigli possano sentirsi liberi di esprimere i loro pensieri e sentimenti in uno spazio confortevole.

Si tratta di un gioco delle parti che significa mettersi nei panni dell’altro: per esempio siccome il partner è padre dei bambini che sono nati nella coppia, la madre può chiamare il marito con la denominazione papà, e così via lui può chiamare lei mamma, ecc..

Non solo questo scambio di denominazioni, ma anche usare la baby talk.

Il gioco può essere divertente, ma può portare ad esagerazioni nella vita della coppia.

Ci sono donne che si rifugiano giocando nel ruolo di bambine e di neonate e uomini che si offrono al partner come scimmiotti tutto istinti.

Se il gioco perdura troppo, nel senso che le voci vengono abitualmente deformate per interpretare il personaggio di bambini delicati e fragili al fine di  evocare richiesta di  protezione, rischia di far prevalere un aspetto della personalità su le altre che diventa cronico.

Lei diventa una bambina perenne e ci prova gusto e lui si trasforma in dominatore perenne che pretende obbedienza assoluta in ogni occasione.

Con il passare del tempo entrambi potrebbero cadere in una relazione pervertita che si trasforma in un copione cronico e in un circolo vizioso dal quale non riescono più ad uscire.

Ma lui non desidererebbe una bambina cronica, né lei un maschilista, solo macho e incapace di essere sensibile o delicato in modo realistico e adulto.

Entrambi si sarebbero persi attraverso il gioco e le vocine o vocioni in qualcosa di diverso.

Per alcune coppie le responsabilità della convivenza e della eventuale nascita dei figli può far paura e il gioco dei ruoli essere un sicuro nascondiglio sottovalutato che il tempo cronicizza.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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