La mascherina fuori casa sempre e indossata da tutti?

E’ comprensibile che il Governo abbia preso ulteriori provvedimenti di controllo sul territorio dal momento che quotidianamente, seppur con l’aumento di tamponi, i contagiati crescono in numero preoccupante.

Le ordinanze promulgate aggiungono, all’obbligo di indossare la mascherina negli ambienti chiusi, anche l’obbligo di indossarla all’esterno,  cioè fuori casa, praticamente ovunque.

Le contestazioni emerse sono numerose perché molta gente, pur scrupolosa nell’osservare le ordinanze governative, ritiene che camminare in modo isolato da altri non comporti alcun rischio di contagio né per sé né per nessuno.

Infatti il fine governativo mira in verità a proteggere le persone quando queste si incontrano nelle strade a tu per tu con altre persone e in molti casi laddove ci sono assembramenti assurdi e pericolosi o quando la movida incombe per le strade nei giorni di fine settimana o in altre occasioni.

Durante gli aperitivi di massa, spontanee e ingenue, ma fitte, frequentazioni di luoghi, piazze, contestazioni, popolate conferenze, su temi diversi, ecc., senza mascherine da parte di molti possono creare contagi in poco tempo.

Allora suggerirei, per evitare tante trasgressioni e contestazioni, di proporre come obbligatorio l’uso delle mascherine si nei luoghi interni, ma esternamente solo dove appaiano gruppi di persone, dai più piccoli ai più grandi, cioè quando c’è traffico umano e movida.

Se alcune persone camminano isolate nella città e ancor più in certe zone poco abitate debbono essere provviste di mascherina e essere pronti ad usarla non appena siano in vista di incontri, di incroci, anche di passaggio con altri. Questa esenzione dovrebbe valere, oltre che per il singolo isolato, anche per le coppie composte da due persone che potrebbero essere considerati con-giunti.

E’ assurdo che conviventi, figli con i genitori, fidanzati, mariti e mogli se camminano per conto loro, separati dalla gente e dalla folla debbano essere costretti a indossare la museruola.

Ho fiducia che richieste giuste e di buon senso da parte del governo non attivino proteste e trasgressioni dannose per la collettività già sufficientemente gravata da drammatici problemi economici.

Inoltre penso che sarebbe bene che le autorità si ponessero alla cittadinanza comunicando in maniera fiduciosa sapendo di rivolgersi per lo più a gente civile e matura e vitando di minacciare con sanzioni costose i trasgressori.

La gente è già sufficientemente impaurita e perciò piuttosto ligia alle osservanze, se non altro perché ha di per sé paura del virus per la propria salute e per quella dei propri cari.

Trattare la comunità come se fosse frequentata da infanti irresponsabili significa attivare immagini dittatoriali e smobilitare l’esercito può evocare un clima militaresco.

Penso che una quota di  trasgressori si manterrà percentualmente sempre nei territori e in ogni modo anche se si usassero mezzi repressivi, lo Stato rischierebbe di essere additato come un capro espiatorio negativo e persecutorio.

Occorre lavorare per istaurare fiducia e senso di unità attraverso comunicazioni sincere e chiare per ottenere il massimo della collaborazione per battere un nemico invisibile e per questo già di per sé molto persecutorio.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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