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	<title>Prof.Roberto Pani: Psicologo Clinico,Psicoterapeuta,Psicoanalista Bologna</title>
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	<description>Sito ufficiale Roberto Pani Psicologo a Bologna</description>
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		<title>Fidanzato che non piace ai genitori</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 11:48:09 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Pensieri e Psicologia]]></category>

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<p>Sarebbe automatico pensare che il padre di Claretta sia piuttosto geloso della relazione che la figlia mantiene con Alfio. A parte tale ipotesi, sembra che diventi altrettanto automatico che si stabilisca un conflitto esplicito. Diventerà più forte se Luciano insiste. Indipendentemente dai gusti dei genitori, Claretta sente il bisogno di sperimentare la sua vita affettiva come la sente. Alla sua età potrebbe sbagliare, ma l’assenza di interventi dei genitori potrà almeno mantenere o aumentare la loro autorevolezza verso di lei. Claretta, prima o poi, potrebbe chiedere il loro parere, fiduciosa di un loro possibile rispettoso parere che tenga conto dei suoi personali desideri. A quel punto, con delicatezza i genitori potranno indurla riflettere su alcuni aspetti, se considerano che la figlia corra alcuni pericoli incombenti e irreversibili. Non dimentichiamoci che il rischio è comunque sempre in agguato verso i figli!<br />
Si potrebbe aggiungere un’altra ipotesi: il bisogno di sperimentare dei giovani in tarda adolescenza, si esprime spesso attraverso un tentativo di trasgredire i programmi educativi dei genitori allo scopo di differenziarsi dalla dipendenza da loro e sentire di esistere separatamente come individui. Tale trasgressione, se è utile all’inizio, dovrebbe avere un termine, altrimenti i giovani manterrebbero la dipendenza dai genitori in eterno. Se i genitori preoccupati in eccesso tendono a iper-proteggere i figli, il rischio consiste nel fatto che i figli senza rendersene conto utilizzano la iper-protettività fine a se stessa, seppur sempre contestandola ma considerandola un riferimento cronico e irreversibile. Tale riferimento diventa tanto illusorio quanto una perdita di tempo. Tutti andranno dritti verso la disillusione: in altre parole, i figli rischiano di non maturare e ricorrere per sopportare la disillusione a dipendenza di altro tipo.</p>
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		<title>Non Riesco a Lasciarlo</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 11:20:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertopani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Pubblicato su DonnaModerna Sono convinta di dover lasciare l’uomo con il quale ho ancora una storia da quasi dieci anni – ci racconta Giovanna-. Oggi ho quarant’anni e non avevo ancora trent’anni quando la storia cominciò tra noi. Avrei dovuto<span class="ellipsis">&#8230;</span> <a href="http://www.robertopani.com/non-riesco-a-lasciarlo/"><div class="see-more">See more &#8250;</div><!-- end of .see-more --></a></p><p>The post <a href="http://www.robertopani.com/non-riesco-a-lasciarlo/">Non Riesco a Lasciarlo</a> appeared first on <a href="http://www.robertopani.com">Prof.Roberto Pani: Psicologo Clinico,Psicoterapeuta,Psicoanalista Bologna</a>.</p>]]></description>
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<p>Sono convinta di dover lasciare l’uomo con il quale ho ancora una storia da quasi dieci anni – ci racconta Giovanna-. Oggi ho quarant’anni e non avevo ancora trent’anni quando la storia cominciò tra noi. Avrei dovuto capire che sarei arrivata a questo punto. Lui, Marco, ha dodici anni più di me, aveva cominciato l’attività di avvocato, oggi è abbastanza realizzato, sposato con una donna abbastanza bella, Letizia ma con un carattere impossibile: sin dall’inizio, mi aveva detto sinceramente che non avrebbe lasciato quella donna con la quale ha avuto due figli, oggi, ormai adolescenti.</p>
<p>Devo confessare a me stessa, a questo punto, che mi ero convinta, anche se non in piena coscienza, che sarei riuscita a fargli cambiare idea. Pensavo tra me e me: sono più giovane di quella donna insopportabile che lo maltratta, sicura di sé solo perché è riuscita a sposarlo. Mi sembra, di essere più dolce e più femminile di lei. Se lui mi vuole veramente bene, prevarrò su Letizia e lui pertanto deciderà di lasciarla per stare con me.</p>
<p>Il rapporto che abbiamo è buono, per me meraviglioso. Sessualmente funzioniamo bene, anche se a volte siamo arrabbiati, perché lui non cambia idea rispetto al suo matrimonio e così non riusciamo a lasciarci. Io mi avvilisco per questa ragione e lui reagisce con stanchezza verso di me. Mi dice che mi aveva preavvisato sulle sue intenzioni di non divorziare. Le ragioni sono sempre le stesse, i figli e le questioni economiche, specialmente in questi tempi … Io lo trovo demoralizzato, per tante ragioni obiettive, indubbiamente … i figli … il carattere della moglie, ma mi sembra vigliacco, anche se poi lo comprendo, ma non riesco a fare a meno di lui …non riesco a lasciarlo.</p>
<p>Mi sento tremendamente sola all’idea di perderlo. Molti uomini mi corteggiano, ma non sono come lui, sono frivoli, superficiali, non in grado di darmi qualcosa, quel qualcosa che lui invece mi offre continuamente con il suo pensiero ricco e intelligente. Lui è calmo … mi perdona tutte le sciocchezze che faccio e che dico.</p>
<p>Giovanna, come molti di noi, desidera sognare l’amore e si è innamorata di un uomo che però tiene a mantenere la sua sicurezza più che a Giovanna. Certo, avrà le sue buone ragioni per non rompere il suo matrimonio e gestire il rapporto con i figli e gli aspetti economici. Immaginiamo che un avvocato conosca le difficoltà di un divorzio. Forse a modo suo vuole bene a Giovanna anche se arrabbiata, forse gelosa, o sospettosa.</p>
<p>Le persone in questo caso, cioè nel teatro della vita, nel percorso che va verso desideri da realizzare, andrebbero viste come tutte intere, nel loro globale, anche se analizzandole possono essere assai complesse. Dove vediamo i desideri di Giovanna? Mi sembra che in lei prevalgano i bisogni di non sentirsi sola, ma i desideri, da quanto ci fa sapere, la condurrebbero a una storia diversa e alternativa che sembrerebbe possibile. Stare con un uomo che le piaccia e che sia tutto per lei.<br />
Bisogna sempre considerare che anche se la devozione esiste nei rapporti affettivi, un uomo o una donna tutta per l’altro è irrealistico. Noi prima apparteniamo a noi stessi e poi anche a qualcun altro.</p>
<p>Il rischio di Giovanna consiste nell’idealizzare troppo, anche se in amore s’idealizza sempre l’oggetto d’amore.</p>
<p>Idealizzazione però oltre a essere un meccanismo attrattivo verso l’altro, può, quando abusato, costituire una difesa psicologica: significa, voglio vedere quel che mi piace vedere e così il soggetto copre con un manto bianco (“il velo di Maia”) l’oggetto d’amore nascondendosi le parti che non vanno.<br />
Giovanna potrebbe desiderare di mantenere il rapporto nelle condizioni attuali anche se imperfetto, perché no? Dovrebbe riconoscere la parti che la portano a vivere in Marco solo ciò che è bello e a eventualmente deprimere le parti di se stessa che si fanno vive e che protestano. Queste parti le dicono: voglio vivere una vita più libera con un uomo che sia per me anche se non del tutto in assoluto. Perché dipendere da un uomo sposato? Quali sono i progetti del mio futuro? Desidero avere figli? Come sarò tra altri dieci anni?</p>
<p>I bisogni urgenti si risolvono, i desideri invece, se il tempo passa, sono irreversibili e si può essere rammaricati di non aver agito al momento opportuno.</p>
<p>E voi che ne pensate?</p>
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		<title>Gemelli: vita psicologica tra vantaggi e difficoltà</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2012 09:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Penso che per comprendere meglio la situazione psicologica dei gemelli, durante l&#8217;intero arco della loro vita, sia utile ricordare biologicamente il loro concepimento. Ciò torna utile anche per immedesimarci non solo nelle difficoltà che possono incontrare durante il loro sviluppo, ma anche nei vantaggi<span class="ellipsis">&#8230;</span> <a href="http://www.robertopani.com/gemelli/"><div class="see-more">See more &#8250;</div><!-- end of .see-more --></a></p><p>The post <a href="http://www.robertopani.com/gemelli/">Gemelli: vita psicologica tra vantaggi e difficoltà</a> appeared first on <a href="http://www.robertopani.com">Prof.Roberto Pani: Psicologo Clinico,Psicoterapeuta,Psicoanalista Bologna</a>.</p>]]></description>
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				</div><p style="text-align: justify;">Penso che per comprendere meglio la situazione psicologica dei <strong>gemelli,</strong> durante l&#8217;intero arco della loro vita, sia utile ricordare biologicamente il loro concepimento. Ciò torna utile anche per immedesimarci non solo nelle <strong>difficoltà</strong> che possono incontrare durante il loro sviluppo, ma anche nei <strong>vantaggi</strong> dei quali possono godere dalla loro particolare situazione.</p>
<p style="text-align: justify;"> Com’è noto, i gemelli si distinguono in<strong> eterozigoti e monozigoti</strong>.</p>
<p>I gemelli eterozigoti nascono dalla fecondazione di <strong>due cellule uovo </strong>da parte di <strong>due spermatozoi</strong>, e la fecondazione può anche avvenire in due diversi momenti a distanza l&#8217;uno dall&#8217;altro, a volte anche molto lontani tra loro nel tempo, per esempio di alcune settimane.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli embrioni che si sviluppano da questa fecondazione avranno<strong> patrimoni genetici simili</strong> a quelli di due sorelle o fratelli non gemellati, cosicché la coppia vedrà gemelli costituzionalmente <strong>diversi tra loro</strong>, sia nelle caratteristiche fisiche sia psichiche, anche se le <strong>probabilità di somiglianz</strong>a somatica potrebbero aumentare rispetto a fratelli e sorelle non gemelli.</p>
<p style="text-align: justify;">I <strong>gemelli omozigoti</strong> invece sono<strong> identici</strong> perché il patrimonio genetico è lo stesso per entrambi: sono concepiti, infatti, all’interno della stessa cellula fecondata, cioè dello stesso embrione che<strong> si duplica</strong> e si divide in due parti.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la costruzione dei due feti possono verificarsi identici errori genetici: fortunatamente, alcune anomalie accadono raramente (uno tra parecchie decine di migliaia di nascite).</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio, è dato dai<strong> gemelli siamesi</strong> che nascono uniti per una parte del corpo. Circa tre quarti di tutti i gemelli siamesi muore durante la gravidanza o nelle prime ore successive al parto. In moltissimi casi la chirurgia odierna è in grado di risolvere la separazione, nel caso i due corpi siano partoriti, ma un tempo, non era tanto facile compiere questo tipo di intervento chirurgico. Non conosciamo ancora il meccanismo di tale disfunzione biologica: potrebbe accadere che una cellula-uovo sia fecondata, ma che <strong>non completi il processo di separazione</strong> dei due gemelli identici. Nel caso di questo evento abnorme, disgraziatamente le due persone possono avere in comune diversi <strong>organi interni</strong>, come il cuore, i polmoni, il fegato o l’intestino: in questi casi i feti non nascono. Possono inoltre avere in comune anche solo una parte del dorso. In questi casi, oggi la chirurgia sarebbe in grado di risolvere la separazione. Non conosciamo ancora il perché del fatto che i tre quarti di tutti i gemelli siamesi siano femmine. Un esempio interessante, fra l’altro, anche storico perché la denominazione di <em>siamese </em>in medicina prende il termine dalla storia Clang ed Eng Bunker.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Storia dei gemelli siamesi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">All’inizio del 1800, questi due gemelli omozigoti nacquero in Siam paese che oggi è diventato la Tailandia. Avevano in comune una parte anatomica che li teneva uniti dallo sterno sino all’ombelico. Lavoravano negli spettacoli del Circus di P. T. Barnum, quando si trasferirono negli Stati Uniti e si esibirono in pubblico per diversi anni. Riuscirono poi a diventare imprenditori coltivatori nel North Carolina, dove entrarono in possesso di diversi schiavi. Sposarono le due figlie di un reverendo e decisero di vivere in due case diverse tre giorni per ciascuno: pensate, in totale, ebbero ventidue figli !.</p>
<p style="text-align: justify;">I Bunker si erano fortemente organizzati in modo che ciascuno di loro prendesse rigorosamente tutte le decisioni, naturalmente non potendo rinunciare all’altro al ritmo di ogni tre giorni. Possiamo immaginare come si svolgesse la loro vita includendo quella intima! Pur di sopravvivere, si organizzavano sempre meglio perché dovevano considerare che per loro avrebbe costituito un fortissimo azzardo subire un intervento chirurgico per separarsi, anche se varie volte furono tentati  di correre il rischio. Camminavano come un unico corpo, abbracciati, e si muovevano con l’armonia che l’anatomia di entrambi richiedeva per mantenere lo stato di attaccamento dei loro corpi.</p>
<p style="text-align: justify;">Solitamente il problema organico principale dei gemelli siamesi è <strong>cardiocircolatorio</strong>. Una polmonite, infatti, che prese uno dei due, Clang gli causò la morte, perché si sviluppò un problema al cuore e così morì nel sonno.  L’altro fratello, Eng, sentì che sarebbe morto entro quindici minuti, in realtà avvenne dopo tre ore. Gli era stato proposto dal medico che intervenne subito, di separarsi dal fratello data la situazione, ma Eng decise di lasciarsi morire con Clang.</p>
<p style="text-align: justify;">I <strong>gemelli monozigoti</strong>, in genere, crescono in un’atmosfera psicologica piuttosto confusiva che agevola senza troppe tensioni il loro inserimento nei meccanismi della vita quotidiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra  ad esempio che sin dall’inizio della loro nascita come monozigoti, molti indizi abbiano suggerito ai medici neurochirurghi, psicologi clinici e psichiatri che il tessuto tra i due cervelli consenta un qualche tipo di <strong>collegamento psichico.</strong> Uno dei primi video che ritrae gemelli omozigoti mostra una bambina gemella che inizia a piangere disperata, quando l’altra viene punta con un ago per un prelievo di sangue, senza che naturalmente potesse vedere la sorella mentre era punta.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i <strong>sistemi cognitivi</strong> dei gemelli sembra avvenga una sorta d’incrocio che consenta di completare un discorso intrapreso da uno e continuato dall’altro, non essendoci stato alcun accordo precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella <strong>psicologia dei gemelli</strong> sembra che regni il senso delle idee <em>del doppio, </em>funzionamento mentale che appare introiettato molto profondamente<em>.</em> Il gemello appare come copia dell’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella mia esperienza sui gemelli identici ho ricavato in passato che questo incrocio del pensiero di entrambi funzionasse mentalmente come se loro immaginassero così: <em>se non sento me stesso, posso passare a come si sente il mio gemello… tra poco posso tornare a sentire me stesso</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">In altre parole, i gemelli in particolare monozigoti, <strong>si sentono come un Io-noi</strong> e non si pensano mai individui separati. L’altro è un interlocutore interiorizzato, sempre presente anche fisicamente che lo ama e questo garantisce la <strong>non solitudine</strong>, ma anche un <strong>vissuto di soffocamento</strong> e di prigionia. Gli studi sulla formazione del Sé dei gemelli identici mirano a comprendere cosa essi intendano quando si esprimono con: <em>Io, sono</em>. ….. Quale misteriosa connessione potrebbe influenzare le loro esperienze: uno di loro avverte la differenza di uno stimolo che proviene dall’uno, oppure come ho detto, lo senta comunque come proprio perché percepisca l’altro come alternativa di se stesso. In questo caso, ci sarebbero una sorta di esperienza condivisa e il concetto di <strong>singolo individuo</strong>, come siamo abituati a immaginarlo sarebbe messo a dura prova. Quasi tutti i gemelli dichiarano di provare per l’altro grande amore, ma altre volte la <strong>convivenza</strong> sembra metterli in grande difficoltà, per non dire che <strong>l’ambivalenza</strong> (amore-odio), non è mai tanto forte come nei gemelli, sebbene tenuta sotto controllo e il più delle volte rimossa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne consegue che i sentimenti molto ambivalenti riguardano soprattutto l<strong>’indipendenza e l&#8217;autonomia</strong> e la loro <strong>reciproca dipendenza</strong> che è vissuta come eterna. I fratelli siamesi indicano, con altri esempi che possiamo trarre dalla letteratura medica riguardanti i casi clinici del genere, come il superamento di quest’attaccamento li abbia condotti ad aumentare il coraggio e la motivazione alla vita per mezzo di un’organizzazione forte e uno stile esistenziale possibile e abbastanza soddisfacente relativa alla loro inevitabile e irreversibile situazione. Ciò non riguarda però tutti i gemelli identici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il caso clinico</strong><br />
Tanti anni fa una gemella identica di circa venticinque anni Chiara, che era venuta in psicoanalisi per trovare la propria identità singola, dovette, dopo pochi mesi interrompere il trattamento perché la sorella, Maria che risiedeva in Puglia, si ammalò gravemente. Una malattia autoimmune seria come il morbo di Crohn, un’enterite cronica regionale infiammatoria che provoca sanguinamento dell’intestino, <em>sembrava</em> un chiaro messaggio dell’ammalata Maria alla gemella, Chiara che aveva osato venire a Bologna e cercare lo psicoanalista.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale osservazione era comunque supportata dalla sorella stessa, Maria sofferente, rimasta in Puglia in uno stato di vissuto totalmente abbandonico che scongiurava Chiara, venuta a Bologna, telefonandole: <em>non posso vivere senza di te, ti prego … torna da me!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I gemelli eterozigoti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tornando ai <strong>gemelli eterozigoti,</strong> non identici, mi è stato chiesto più volte come stabilire chi dei gemelli sia il più grande. Molti genitori eruditi da alcuni ostetrici, pensano che il primogenito sia il secondo in ordine di nascita perché dovrebbe essere stato il primo a essere concepito: ma quest’affermazione non trova basi scientifiche. Personalmente mi appare come un problema puramente legale, perché deve comunque essere assegnata una primogenitura, che in alcuni casi, un esempio eclatante può essere dato dalle dinastie reali, è dunque di fondamentale importanza. Certo che i gemelli monozigoti per forza devono essere stati concepiti insieme. Resta comunque la necessità di dover assegnare la primogenitura e pertanto si segue questa convenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi viene domandato spesso se sia bene che i genitori vestano in modo identico i gemelli identici.</p>
<p style="text-align: justify;">Non so certo rispondere con precisione. Penserei che non sia un problema vestire allo stesso modo perché il monozigote si accorge presto di essere gemello, perché, vedendo il fratello simile a se stesso, cioè come il gemello si percepisce: è come se egli si guardasse allo specchio dopo ovviamente la fase dell’auto-riconoscimento allo specchio (circa prima di un anno di vita). Si crea in tal caso una sorta di ego-sintonia che significa che il soggetto non vede l’altro se è uguale a se stesso, ma viene come <em>dato per scontato</em>. Se a Firenze, per esempio, qualcuno imitasse perfettamente <em>la parlata</em> fiorentina, ovviamente provenendo da un’altra regione, come Bari, i fiorentini non se ne accorgerebbero perché risulterebbe a loro un modo di parlare egosintonico.</p>
<p style="text-align: justify;">I <strong>gemelli omozigoti</strong> non possono fare a meno di confondersi l’uno nell’altro. Come ho ipotizzato sopra, si tratta di una coppia Io-Noi. Soltanto quando diventano grandi, maturano il <strong>senso psicologico della distinzione,</strong> possono e vogliono riconoscersi anche separati l’uno dall’altro e pertanto, mi sembra inutile prima di quel tempo, insistere sulla differenziazione della coppia: non ha senso negare che coppie di sorelle o fratelli siano uguali! In un secondo tempo, quando i gemelli hanno maturato<strong> maggior coscienza del Sé,</strong> desidereranno essi stessi, spontaneamente, distinguersi e cercare un’i<em>ndividuazione</em> di Sé come <strong>Winnicott, Mahler, Bion</strong> e altri che dagli anni Sessanta in poi ci insegnano quanta fatica si compia a costruire la propria individualità di persona. Per i gemelli, in generale, la fatica è maggiore comunque.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda i <strong>gemelli eterozigoti</strong>, il discorso cambia: non mi sembra ci sia differenza sostanziale dai fratelli non gemelli, se non per lo<strong> svantaggio di essere nati insieme</strong>. Sono fratelli che fanno più fatica, anche da grandi, a differenziarsi, anche se certe difficoltà non sono facilmente riconoscibili. L’essere nati insieme funziona come uno <strong>imprinting psicologico</strong> che è supportato dalla convivenza: consiste nel fatto di essere insieme per sempre come per gli identici può attivare un<strong> senso di soffocamento.</strong> Questo non impedisce quando si è lontano di reclamare la vicinanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Considerando sempre la coppia dello stesso sesso naturalmente, osserviamo che in questo caso gli eterozigoti riescono a stringere una certa <strong>complicità</strong>, e i gemelli s’identificano psicologicamente l’un l’altro maggiormente dei fratelli non gemelli: tuttavia le differenze fisiche e l’interrelazione con i genitori o altri fratelli e parenti, li rende distinti sin dall’inizio, ma ben troppo poco, mentre i fratelli/sorelle, nati in periodi differenti sono differenziabili. Per gli identici, non si pone il problema della separazione in un primo tempo perché sono vistosamente uguali. Gli eterozigoti possono evidenziare difetti e pregi dell’uno dell’altro: tali differenze possono attivare gelosie e invidie inconsce maggiori rispetto a gemelli identici e fratelli non gemelli. Questo appare uno svantaggio rispetto sia alla coppia di gemelli identici sia a quella dei fratelli non gemelli affatto.</p>
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		<title>Hoarding: possedere tutto e niente.</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Nov 2012 17:42:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>‘Chi più possiede, più debbe temere di non perdere.’ Leonardo da Vinci Hoarding, Sillogomania, Accaparramento Patologico, Accaparramento compulsivo, Disposofobia, Mentalità Messie, Sindrome di Collyer. Di Roberto Pani e Sabrina Franzosi Raramente così tante parole riconducono ad un unico disturbo. Al<span class="ellipsis">&#8230;</span> <a href="http://www.robertopani.com/hoarding-possedere-tutto-e-niente/"><div class="see-more">See more &#8250;</div><!-- end of .see-more --></a></p><p>The post <a href="http://www.robertopani.com/hoarding-possedere-tutto-e-niente/">Hoarding: possedere tutto e niente.</a> appeared first on <a href="http://www.robertopani.com">Prof.Roberto Pani: Psicologo Clinico,Psicoterapeuta,Psicoanalista Bologna</a>.</p>]]></description>
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				</div><address><em>‘Chi più possiede, più debbe temere di non perdere.’</em><br />
<em> Leonardo da Vinci</em></address>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.robertopani.com/wp-content/uploads/2012/11/Hoarding.jpg"><img class="alignleft  wp-image-329" style="margin: 10px;" title="Hoarding" alt="" src="http://www.robertopani.com/wp-content/uploads/2012/11/Hoarding-150x150.jpg" width="180" height="180" /></a>Hoarding, Sillogomania, Accaparramento Patologico, Accaparramento compulsivo, Disposofobia, Mentalità Messie, Sindrome di Collyer. Di Roberto Pani e Sabrina Franzosi<br />
Raramente così tante parole riconducono ad un unico disturbo.<br />
Al giorno d’oggi per Hoarding [incoronando questo termine per merito della sua diffusione internazionale] si intende un disturbo mentale caratterizzato da un bisogno ossessivo, ma di acquisire [senza utilizzare né buttare via] una notevole quantità di sostanze indifferenziate, oggetti , cibo. Sscatolette di cibo vuote, indumenti vari nuovi mai usati, usati, anche se gli elementi sono inutili, pericolosi, o insalubri sono protagoniste della casa. L&#8217;accaparramento compulsivo provoca impedimenti e danni significativi ad attività essenziali quali muoversi, cucinare, fare le pulizie, lavarsi e dormire, perché lo spazio è occupato e pressato dalla roba al punto che diventa protagonista della casa e , l’hoarder sembra che debba essere cacciato furi dallo spazio in cui normalmente vivrebbe, ma ormai non può più possedere.<br />
Nonostante molti hoarders riescano a nascondere bene [anche] il loro problema tra le mura casalinghe, i dati mostrano un incremento del fenomeno negli ultimi anni, tanto che in America è stata mandato in onda un docu-reality sulla TLC dal nome ‘Hoarding: Buried Alive’ nell’anno 2010, trasmesso poi in Italia da Real Time con il nome ‘Sepolti vivi’. Ogni episodio viene dedicato a due diverse storie in cui gli hoarder vengono aiutati da uno psicoterapeuta e da un personal organizer a rendere nuovamente agibili gli spazi abitativi liberandosi di tutti i beni inutili accumulati nel corso degli anni.<br />
L’hoarding comincia a farsi strada nella psicopatologia con il nome di Sindrome di Collyer attraverso l’inquietante vicenda di due fratelli vissuti nei primi anni del ‘900 a New York. In seguito alla morte dei genitori, i fratelli Collyer cominciano ad isolarsi sempre di più nella loro casa e ad assumere comportamenti bizzarri, tra cui raccogliere gli utensili più disparati senza mai effettuare una cernita. La loro condotta di vita peggiora ulteriormente nel momento in cui uno dei due fratelli perde la vista, evento che li relegherà nella casa-discarica fino al ritrovamento dei loro cadaveri da parte della polizia. Nella loro abitazione sono stati ritrovati assembramenti di oggetti a dir poco curiosi, tra cui: pezzi di violino, carrozzine deformate, scatoloni pieni di bicchieri rotti, decine di ombrelli, manichini, 14 pianoforti. Ma anche candelabri, cavi elettrici attorcigliati, il tutto accompagnato da decine di sacchi di immondizia mai gettati.<br />
Per la prima volta nella storia si comincia a parlare della smania di conservare qualsiasi cosa, anche la più inutile. Generalmente questo comportamento è ritrovabile in quegli individui costretti ad una vita estremamente solitaria; la sindrome spesso inizia con la difficoltà a liberarsi di ricordi cari, acutizzata da timori di genere finanziario [non si butta via nulla!], per poi precipitare in una vera e propria fobia di separazione dagli oggetti.<br />
Accanto agli individui che accatastano oggetti senza alcun criterio, esiste una percentuale di soggetti che invece dedica il loro accumulo verso oggetti appartenenti ad una stessa categoria. Finora sono state delineate due ‘collezioni’:<br />
Accumulo digitale: accumulo di tutto ciò che è scaricabile dal web [dvd, cd, e-book, musica, programmi televisivi, fumetti]; gli individui affetti da questo disturbo posseggono ogni episodio di qualsiasi serie, ogni traccia audio di qualsiasi discografia, conservano tutte le e-mail inviate/ricevute da anni, non buttano nel cestino mai un documento.<br />
Bibliomania: accumulazione compulsiva di libri al punto che le relazioni sociali o la salute sono compromesse. Uno dei tanti disordini psicologici associati ai libri, la bibliomania è caratterizzata dall&#8217;atto di collezionare libri che non hanno nessuna utilità o nessun valore per il normale collezionista. L&#8217;acquisto di molteplici copie dello stesso libro e edizione e l&#8217;accumulo di libri oltre la possibile capacità d&#8217;uso o fruizione sono sintomi frequenti della bibliomania.<br />
Animal hoarding: compulsione a raccogliere animali, animati dalle più nobili intenzioni: questo comportamento, però, porta a ‘collezionare’ una quantità sempre maggiore di bestie per rinchiuderle nello spazio angusto di una casa, in condizioni di degrado e parziale abbandono, in condizioni igienico &#8211; sanitarie oltre il limite.<br />
Fino ad oggi nel DSM-IV l’hoarding è stato sempre trattato come una sfumatura del disturbo ossessivo compulsivo, data la conclamata compulsione nell’accumulo-senza-mai-buttare. In realtà il discorso nosografico appare tutt’altro che archiviato: con la redazione del DSM V, molto probabilmente, ci sarà un distaccamento dalla grande famiglia del DOC, andando a costituire una categoria diagnostica a parte. Questo è dovuto alle ultime ricerche neurologiche, le quali evidenziano come in realtà il nocciolo della questione non sia tanto la compulsione dell’accumulo, quanto un’incapacità neuronale di decisione a portare l’individuo alla conclusione “lo tengo qui da parte, potrebbe sempre servirmi”: la persona non vuole accumulare, ma ha una vera e propria difficoltà nel discernere l’[in]utilità dell’oggetto che ha di fronte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché ciò avviene ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dalla esperienza di uno di noi (Pani), si é potuto constare che gli hoarders sono persone depresse che hanno mantenuto uno stile di vita simbiotico-fusionale con persone che hanno idealizzato e che hanno perduto. Le persone potrebbero coincidere con parenti, genitori, persone amate come mariti, mogli, figli, fidanzate/i amici/che il lutto dei quali o del quale che segue la perdita non è stato elaborato. Il meccanismo di difesa è usato appunto per riattivare l’oggetto perduto e riportare il soggetto alla situazione idealizzata e fusionale: il meccanismo di difesa si identifica con lo spostamento per mezzo dll’atto simbolico di trattenere oggetti accapparati di qualunque tipologia. Tali atti compulsivi che mirano al non separarsi più da niente corrispondono alla fantasia di compiere un rituale simbolico che è finalizzato al non perdere più la roba che viene conservata in casa. La roba quindi corrisponde alle stesse persone amate che simbioticamente vengono mantenute fisicamente , ma in realtà interiormente, attraverso gli oggetti stessi dai quali è assai doloroso separarsi.<br />
… Ho visto urlare, abbracciati agli assistenti sociali, psicoterapeuti, medici, etc mentre gli oggetti custoditi dagli hoarders nella propria casa venivano portati via dai camion a quintali per ordinanze comunali a fine igienico sanitario ….<br />
Queste persone vanno naturalmente curate …</p>
<p>Roberto Pani e Sabrina Franzosi</p>
<p>Bibliografia web:</p>
<p>http://edition.cnn.com/2012/08/07/health/inside-hoarders-brain/index.html</p>
<p>http://www.petsblog.it/post/7561/gattari-da-legare-animal-hoarding</p>
<p>http://psicocafe.blogosfere.it</p>
<p>www.spazioat.com<br />
www.wikipedia.it</p>
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		<title>Internet come strumento di comunicazione</title>
		<link>http://www.robertopani.com/internet/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 May 2012 08:09:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertopani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In Internet esistono anche molti altri STRUMENTI ESTERNI di comunicazione e di discussione e oggi fare &#8220;outreach&#8221; significa anche essere sempre più presenti e attivi in Rete e in tutti i Social Media più letti o affermati, cogliendo ogni nuova<span class="ellipsis">&#8230;</span> <a href="http://www.robertopani.com/internet/"><div class="see-more">See more &#8250;</div><!-- end of .see-more --></a></p><p>The post <a href="http://www.robertopani.com/internet/">Internet come strumento di comunicazione</a> appeared first on <a href="http://www.robertopani.com">Prof.Roberto Pani: Psicologo Clinico,Psicoterapeuta,Psicoanalista Bologna</a>.</p>]]></description>
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				</div><p style="text-align: left;">In Internet esistono anche molti altri STRUMENTI ESTERNI di<br />
comunicazione e di discussione e oggi fare &#8220;outreach&#8221; significa anche<br />
essere sempre più presenti e attivi in Rete e in tutti i Social Media più<br />
letti o affermati, cogliendo ogni nuova occasione e coltivando ogni nuovo<br />
strumento di comunicazione (e pubblicizzazione &#8230;)</p>
<p style="text-align: left;">- ad esempio Facebook &#8211; il più diffuso e ormai di gran lunga il maggiore<br />
strumento &#8220;popolare&#8221; di pubblicità al mondo &#8230; in cui siamo ovviamente<br />
presenti con una pagina COIRAG</p>
<p style="text-align: left;">- ad esempio i Blog &#8211; per questo l&#8217;anno scorso abbiamo creato il blog<br />
COIRAG = <a href="http://coirag.ning.com">coirag.ning.com</a></p>
<p style="text-align: left;">- e ora LINKED-IN &#8211; lo strumento &#8220;professionale&#8221; emergente</p>
<p style="text-align: left;">Linked-In è un Social Network PROFESSIONALE, attualmente in rapidissima<br />
evoluzione in tutto il mondo, molto noto e stimato in tutti gli ambienti<br />
business e dell&#8217;informazione</p>
<p style="text-align: left;">recentemente anche l&#8217;IPA ha aperto un suo gruppo LinkedIn e subito dopo ne<br />
ho aperto uno per la SPI e per Psychomedia, mentre leggo che lo IAGP è in<br />
procinto di aprirne uno ecc ecc (e sitratta sempre di gruppi non solo<br />
dedicati ai SOci di queste organizzazioni, ma aperti anche a professionisti<br />
interessati alle tematiche inerenti ecc ecc)</p>
<p style="text-align: left;">aprire una &#8220;FINESTRA COIRAG&#8221; su LinkedIn può darci ulteriore visibilità ed<br />
è per questo che, nell&#8217;ambito del mio compito istituzionale di favorire la<br />
visibilità della COIRAG in rete, ho recentemente creato anche un Gruppo<br />
COIRAG su questo Social Network</p>
<p style="text-align: left;">al Gruppo sono invitati a partecipare i Soci COIRAG e quelli di tutte le<br />
OC (molti di voi hanno già aderito, grazie), ma anche tutti i<br />
professionisti psi (ma non solo) iscritti a LinkedIn che siano seriamente<br />
interessati ai gruppi ed alle tematiche inerenti la socialità e la<br />
gruppalità, comunque declinata</p>
<p style="text-align: left;">INFORMAZIONI e ISTRUZIONI</p>
<p style="text-align: left;">1) LinkedIn è un servizio online di social networking e certificazione<br />
professionale</p>
<p style="text-align: left;">il nome Linked-In significa = (state) connessi qui dentro</p>
<p style="text-align: left;">gli utenti di LinkedIn sono definite &#8220;connessioni&#8221; (= link) all&#8217;interno di<br />
una rete sociale qualificata</p>
<p style="text-align: left;">all’interno di LinkedIn si possono attivare Gruppi di discussione e Gruppi<br />
di lavoro</p>
<p style="text-align: left;">2) la rete di LinkedIn, presente in oltre 200 Paesi del mondo, ha superato<br />
i 160 milioni di utenti e cresce a una velocità di 1 milione di iscritti a<br />
settimana</p>
<p style="text-align: left;">LinkedIn copre circa 180 diversi comparti economici e oltre 400 &#8220;regioni<br />
economiche&#8221;</p>
<p style="text-align: left;">lo scopo è consentire agli utenti registrati il mantenimento o il<br />
raggiungimento di una lista di persone conosciute e ritenute affidabili in<br />
ambito lavorativo, grazie anche alle presentazioni e le recensioni fatte da<br />
altri utenti che le conoscono direttamente in ambito privato o lavorativo</p>
<p style="text-align: left;">ogni utente può leggere il “profilo pubblico” di altri utenti e<br />
incrementare il numero delle sue connessioni, o invitando chi di suo<br />
gradimento, o facendosi presentare da altre sue connessioni</p>
<p style="text-align: left;">3) gli obiettivi di LinkedIn sono molteplici:</p>
<p style="text-align: left;">- favorire la reciproca conoscenza, intellettuale e professionale</p>
<p style="text-align: left;">- permettere la costruzione di &#8220;progetti collettivi&#8221; e di &#8220;gruppi di<br />
discussione specializzati&#8221;</p>
<p style="text-align: left;">- fornire e/o trovare offerte di lavoro, persone, opportunità di business<br />
con il supporto di qualcuno presente all&#8217;interno della propria lista di<br />
contatti o del proprio network</p>
<p style="text-align: left;">- i datori di lavoro possono pubblicare offerte e ricercare potenziali<br />
candidati</p>
<p style="text-align: left;">- le persone in cerca di lavoro possono leggere i profili dei reclutatori<br />
e scoprire se tra i propri contatti si trovi qualcuno in grado di metterli<br />
direttamente in contatto con loro</p>
<p style="text-align: left;">4) come ci si iscrive a LinkedIn</p>
<p style="text-align: left;">A &#8211; andare sulla pagina web http://www.linkedin.com/</p>
<p style="text-align: left;">B &#8211; inserire i dati richiesti</p>
<p style="text-align: left;">C &#8211; costruire la propria pagina</p>
<p style="text-align: left;">D &#8211; connettersi ai propri &#8220;contatti&#8221; (colleghi ecc)</p>
<p style="text-align: left;">E &#8211; entrare a far parte di Gruppi di discussione</p>
<p style="text-align: left;">5) come si accede al GRUPPO COIRAG su LinkedIn</p>
<p style="text-align: left;">- cercare il gruppo Società Psicoanalitica Italiana SPI</p>
<p style="text-align: left;">http://www.linkedin.com/groups?home=&amp;gid=4387087&amp;trk=anet_ug_hm</p>
<p style="text-align: left;">- inviare la richiesta di adesione al gruppo</p>
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		<title>Disagio giovanile</title>
		<link>http://www.robertopani.com/disagio-giovanile/</link>
		<comments>http://www.robertopani.com/disagio-giovanile/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 12:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertopani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Perché molti giovani, sperimentano uno stato di passività, d’incertezza, di confusione e frustrazione? &#160; Il punto che mi sembra che accomuni tali sentimenti che preoccupano non soltanto i genitori, ma chi se ne occupa, quali insegnanti educatori e altri sia<span class="ellipsis">&#8230;</span> <a href="http://www.robertopani.com/disagio-giovanile/"><div class="see-more">See more &#8250;</div><!-- end of .see-more --></a></p><p>The post <a href="http://www.robertopani.com/disagio-giovanile/">Disagio giovanile</a> appeared first on <a href="http://www.robertopani.com">Prof.Roberto Pani: Psicologo Clinico,Psicoterapeuta,Psicoanalista Bologna</a>.</p>]]></description>
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				</div><p style="text-align: center;"><strong><img class="alignleft" title="Disagio giovanile" src="http://www.gonews.it/foto/disagio_giovanile1111.jpg" alt="" width="170" height="250" />Perché molti giovani, sperimentano uno stato di passività, d’incertezza, di confusione e frustrazione?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il punto che mi sembra che accomuni tali sentimenti che preoccupano non soltanto i genitori, ma chi se ne occupa, quali insegnanti educatori e altri sia rappresentato dall’illusione che si trasforma in disillusione, delusione, amarezza, e di conseguenza, assenza di progetto.</p>
<p><em>Cosa ti piace fare</em>? &#8211; si chiede a una ragazza o ragazzo di circa ventiquattro anni dopo che sono riusciti a laurearsi in Scienze Politiche &#8211; forse Sociologia della Comunicazione, oppure in Lettere, in uno dei differenti corsi di laurea di tale Facoltà, incluso il Dams!</p>
<p>I ragazzi non sanno cosa desiderano, sono confusi delusi arrabbiati, non solo perché non trovano lavoro, ma perché, davvero, a loro non interessa niente di tutto quello che hanno studiato o stanno ancora facendo per imparare. Le ragazze dicono: che faccio? Mi devo sposare e farmi mantenere o dignitosamente devo far da sola, dovrei staccarmi dalla famiglia o diventare single?&#8230;. oppure divento omosessuale e dimostro che sono appartenente a altra categoria, indipendente, ….. questa ultima scelta potrebbe essere il mio punto di forza, seppur mi hanno insegnato diversamente: cosi sembra che si orientano alcuni ragazzi?</p>
<p><strong>Perché ciò accade?</strong></p>
<p>Manca a loro il senso dell’identità professionale, quello che inorgoglisce che genera l’amor proprio: invece ti senti un anello della lunga catena che non sai da dove nasce e dove finisce. Non comprendi da chi sei manovrato, non provi emozioni, passione, interesse, perché non ti senti coinvolto in niente come se fossi un morto vivente che vorrebbe però vivere. I ragazzi si sentono anonimi e invidiano altri che sanno chi sono, si disgustano contemporaneamente di coloro che, come gli stessi genitori, i quali con aria tanto ingenua quanto avvincente, esibiscono il minimo o massimo successo che ha ottenuto e il loro riconoscimento sociale e professionale del quale qualche volta si vantano: esibiscono in modo narcisistico ai loro figli il proprio successo come se potesse essere un esempio valido per dare loro coraggio. <em>Vedi ce l’ho fatta Io, ce la farai anche tu! </em>Comunemente questi padri ottengono il contrario.</p>
<p>Il punto, come è noto a tutti, il mondo è cambiato e il panorama italiano è assai peggiorato.</p>
<p><strong>A causa di cosa ?</strong></p>
<p>Il principio morale-etico, di tipo <strong>deterministico lineare, causa-effetto, non è più valido da parecchie generazioni</strong>.</p>
<p>Con molta speranza e convinzioni i nostri avi professavano che: <em>se tu ti fossi formato con il giusto impegno e gli adeguati sacrifici e avresti avuto successo, se tu avessi studiato con convinzione e volontà, ti saresti con certezza trovato bene, avresti accresciuto la tua immagine e importanza agli occhi degli altri e per te stesso, avresti trovato un lavoro interessante e tutti ti avrebbero cercato con grande stima.</em> La situazione economico-politica italiana ha completamente rovesciato i valori.</p>
<p>Il più furbo, a cominciare da alcuni pochi politici non sempre competenti, dimostrano che <strong>il principio sistematico deterministico di tipo lineare, causa-effetto, quello che si chiamava investimento sano, professionalità, lavoro</strong>, sembra a loro essere diventato un cattivo investimento che produce disoccupazione, oppure un <em>para-lavoro</em> da fame. I giovani sono sconcertati quando vedono nelle mancate tasse da parte di chi si sottrae al proprio dovere, un danno. Vedono il mal costume storico, giustificato da qualcuno che cede spesso al desiderio di vedere riconosciuto il tanto lavoro già svolto e un minimo di qualità di vita evitando quelle tasse stesse perché impediscono una vita piacevole. Tale comportamento disorienta i giovani e non solo giovani. Qualcuno considera che se infatti tutti pagassero le tasse, noi ne pagheremmo tutti meno! Altri pensano che nemmeno sia giusto però che colui  che riesce ad arricchirsi, naturalmente in regola, debba essere penalizzato: non ha forse seguito il principio morale lineare di causa-effetto che lo avrebbe premiato se ci avesse dato dentro e sodo ? Perché deprivarlo di quel che si è correttamente guadagnato: perché solo là, è più facile prelevare i soldi?</p>
<p>Si tratta di un cattivo esempio di democrazia libera, di eticità, di pessimo modello che offre lo Stato con una falsa democrazia e mancata libertà ai cittadini .. !</p>
<p>Non dimentichiamo che tutto ciò è percepito come l’ennesimo tradimento ai giovani.</p>
<p>Penso, insieme a tanti osservatori sull’argomento, che dovremmo considerare in questi casi coloro che hanno creato una formidabile industria assai criminale che sottrae un’infinità di tasse allo Stato. Non è forse fondamentalmente questa il tipo di industria da mettere in primo piano come obiettivo nella lotta di recupero denaro e per ristabilire un sistema economico giusto, e etico? Il desiderio dei cittadini di essere conforme ai doveri civili aumenterebbe con maggior convinzione, se si riconoscesse che una buona parte della gente scorretta abbandonasse una vita clandestina di furbizia. Lo Stato nè consapevole, di tutto ciò, lo sa. Onestamente, non dobbiamo dimenticare Falcone e Borsellino e tanti altri che appunto non vanno dimenticati. Non appare sufficientemente però che sarebbe assai prioritario demolire questa criminalità che assorbe quantità enormi di denaro allo Stato. Non si pensa che gli altri cittadini si sentirebbero più coinvolti nel offrire il proprio contributo allo Stato, se le organizzazioni criminali fossero fermate? Sembra invece che i contribuenti siano sempre più penalizzati al posto di queste organizzazioni industriali create dai furbi?</p>
<p>I giovani vedono che fondamentalmente si cercano i soldi da evasori da poco &#8230; e la moralità muore insieme alla rinuncia di combatterne le radici. La gente, ma soprattutto i giovani, sono sconcertati, l’economia è ferma. Pertanto la filosofia di vita che i giovani ricavano da tutto ciò, consiste nella formula: più fai e <strong>più ci credi nel prepararti professionalmente, più sarai tassato, perché metterai in luce il tuo reddito appena decente</strong>. Queste delusioni cadono addosso ai ragazzi ome delle vere bombe atomiche, Come faremo a guarirli come psicologi clinici, psichiatri, psicoterapeuti, psicoanalisti, psico-farmacologi ? Su cosa lavorare? Qual è il mondo interiore di questi giovani? Quali sono gli interlocutori interiorizzati che suggeriranno all’Ego il da farsi per il futuro? Dove troveranno l’entusiasmo, la passione per coinvolgersi nella vita? Come si spiegano i vari stupefacenti che insieme alle compulsioni eccitanti che non sono (queste ultime), più necessarie per sballare! In questo modo assistiamo allo shopping compulsivo, il gioco d’azzardo e gli sgorbi neri tanto disgustosi quanto inutili che servono a mostrare nei centri storici in molte delle nostre città un degrado già iniziato altrove, segnacci altrettanto compulsivi, pieni di rabbia e di noia nei muri della città.</p>
<p>www.robertopani.com</p>
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		<title>La scelta dell&#8217;Università</title>
		<link>http://www.robertopani.com/la-scelta-delluniversita/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 12:19:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertopani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>1)    La scelta dell’Università a cui iscriversi spesso angustia genitori e figli. Come si può aiutare un ragazzo a fare la scelta migliore? Creare un’atmosfera familiare non ansiosa. Ascoltare quali sono i desideri potenziali del ragazzo anche alla luce<span class="ellipsis">&#8230;</span> <a href="http://www.robertopani.com/la-scelta-delluniversita/"><div class="see-more">See more &#8250;</div><!-- end of .see-more --></a></p><p>The post <a href="http://www.robertopani.com/la-scelta-delluniversita/">La scelta dell&#8217;Università</a> appeared first on <a href="http://www.robertopani.com">Prof.Roberto Pani: Psicologo Clinico,Psicoterapeuta,Psicoanalista Bologna</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="twttr_button">
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				</div><p><strong>1)    L</strong><strong><span style="text-decoration: underline;">a scelta dell’Università a cui iscriversi spesso angustia genitori e figli. Come si può aiutare un ragazzo a fare la scelta migliore?</span></strong></p>
<p>Creare un’atmosfera familiare non ansiosa. Ascoltare quali sono i desideri potenziali del ragazzo anche alla luce del passato durante il quale egli si e’ espresso spontaneamente. Annotare le eventuali contraddizioni, e valutare il rendimento scolastico degli ultimi anni di scuolae i. Valutare con serenita’ le obiettive difficolta’ , il tempo per laurearsi. Mi sembra piu’ che mai opportuno considerare le opportunita’ di lavoro in un momento storico piu’ o meno adatto a un certo orientamento. Non dimenticare che il ragazzo deve sentirsi padrone della propria scelta, altrimenti potrebbe non responsabilizzarsi alla prima difficolta’</p>
<p><strong>2)    </strong><strong><span style="text-decoration: underline;">Se un ragazzo dice di non voler studiare più, un genitore cosa può fare e cosa non può fare per fargli cambiare idea?</span></strong></p>
<p>Comprendere se sta attraversando un periodo difficile nell’evoluzione adolescenziale, valutare insieme la convenienze e quali possono essere le resistenze a cercare altro invece dello studio a andare avanti. Spesso si tratta di un opposizione dispettosa e competitiva. Non di rado pero’ il ragazzo ha buone idee, opportune per se stesso e non bisogna svalutarle e scoraggiarle . Potrebbe incriminare i genitori di non averlo ascoltato e il dispetto potrebbe strutturarsi pesantemente su altri comportamenti svalutativi la famiglia.</p>
<p><strong>3)    </strong><strong><span style="text-decoration: underline;">Potrebbe essere utile prendere una sorta di “anno sabbatico”, come si fa in altri paesi del mondo, per fare esperienze di vita e imparare le lingue, prima di iscriversi ad una facoltà piuttosto che a un’altra?  </span></strong></p>
<p>Si potrebbe essere una buona idea, perche’ certe resistenze del ragazzo ad andare avanti potrebbero dipendere dalla scarsa esperienza del mondo, a certe idealizzazioni della indipendenza precoce e/o all’imitazione di ragazzi piu’ grandi che hanno seguito un’altra strada e che si sentono piu’ forti perche’ guadagnano qualche soldo  ….. Imparare le lingue e’ ovviamente molto utile , ma lo e’ ancora di piu’ sperimentare la propria indipendenza conoscendo costumi e modi di vivere in /di altri Paesi. Tutto cio’ puo’ allargare le vedute e far sentire il rgazzo piu’ protagonista della propria vita e del futuro</p>
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		<title>Ipnosi</title>
		<link>http://www.robertopani.com/ipnosi/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 10:41:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertopani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ipnosi di Roberto Pani psicoanalista a Bologna &#160; Premessa essenziale di un discorso sull’ipnosi è che nell’essere umano (il cosiddetto Sé) corpo e mente (sono indissolubilmente uniti e integrati, e l’uno può influenzare l’altro e viceversa.  Come descrivere quindi l’ipnosi,<span class="ellipsis">&#8230;</span> <a href="http://www.robertopani.com/ipnosi/"><div class="see-more">See more &#8250;</div><!-- end of .see-more --></a></p><p>The post <a href="http://www.robertopani.com/ipnosi/">Ipnosi</a> appeared first on <a href="http://www.robertopani.com">Prof.Roberto Pani: Psicologo Clinico,Psicoterapeuta,Psicoanalista Bologna</a>.</p>]]></description>
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<p align="center"><strong> psicoanalista a Bologna</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Premessa essenziale di un discorso sull’ipnosi è che nell’essere umano (il cosiddetto Sé) corpo e mente (sono indissolubilmente uniti e integrati, e l’uno può influenzare l’altro e viceversa.  </strong></p>
<p><strong>Come descrivere quindi l’ipnosi</strong><strong>, può spiegarci Professore?</strong></p>
<p>L’ipnosi è una tecnica che sollecita alcune manifestazioni psico-neuro-fisiologiche dell’organismo umano che coinvolgono la mente e il corpo. In altri termini, soddisfa la richiesta di usare la suggestione che, in fondo,non è altro che un bisogno di autosuggestione appartenente circa al trenta per cento degli esseri umani.</p>
<p><strong>Può assomigliare a un condizionamento operante? </strong></p>
<p>Non esattamente: il condizionamento operante si riferisce all’apprendimento, in altre parole significa che l’essere umano, tramite rinforzi positivi/negativi è costretto ad apprendere ed eseguire un certo compito. I topi di Skinner, per esempio apprendevano, tramite respingenti a scariche elettriche a trovare la strada voluta dallo sperimentatore al fine di raggiungere l’obiettivo cibo.</p>
<p>L’ipnosi invece rappresenta un metodo attraverso il quale il medico interpreta con alcuni semplici rituali, di per se stessi suggestivi e in base alla richiesta del paziente, o da lui inconsciamente cercata, al fine di consentirgli di raggiungere ciò che desidera, per esempio smettere di fumare, lenire il dolore del parto, etc</p>
<p><strong>Si può parlare di una psicoterapia fatta con l’ipnosi? </strong></p>
<p>Se un medico o uno psicoterapeuta addestrato alla ipnosi sa che il suo paziente desidera e può essere ipnotizzato, e’ autorizzato a trattarlo con l’ipnosi.</p>
<p>In quel caso, medico e paziente identificano l’obiettivo desiderato e lavorano insieme per raggiungerlo.</p>
<p><strong>Quali sono i meccanismi psicologici dell’ipnosi?</strong></p>
<p>Il paziente desidera raggiungere un obiettivo, ma pensa di non riuscire a farlo da solo e quindi chiede l&#8217;aiuto di chi, in modo suggestivo, si fa carico della richiesta, assumendosi di funzionare al posto del paziente.</p>
<p>In altre parole, durante le sedute, il medico cerca di indurre il paziente ad aderire automaticamente ai comandi ipnotici che apparentemente provengono dallo stesso medico, ma in realtà riflettono i desideri del paziente (ad esempio, smettere di fumare).</p>
<p><strong>Come può una persona riuscire sotto ipnosi a fare qualcosa che vuole fare, ma da sola non è mai riuscita?</strong></p>
<p>Si potrebbe definirla come il frutto della mancanza di fiducia in sé stessi. In altre parole, il paziente pensa che una personalità autorevole o anche autoritaria come può essere quella del medico che lo sta ipnotizzando possa fargli agire ciò che lui non è in grado di fare da solo. Il desiderio di attuare qualcosa è suo: sopra, abbiamo indicato l’esempio di smettere di fumare, ma il paziente sembra fidarsi più del medico che della propria autonomia per attuare tale decisione.</p>
<p>Il meccanismo che consiste nell’attribuire al medico tale potere, si chiama <em>proiezione</em> o <em>identificazione proiettiva,</em> vale a dire, trasferire psichicamente sotto forma d’affetti sull’altro, (il medico) proprie rappresentazioni che non sono consapevoli.<strong> </strong></p>
<p><strong>Quando si è ipnotizzati non si corre il pericolo di fare quello che vuole il medico e non quello che si vuole?</strong></p>
<p>No, contrariamente a quello che si pensa, la persona sotto ipnosi mantiene la capacità di usare la volontà o la ragione e non è in alcun modo possibile costringerla ad agire contro il suo volere.</p>
<p>Il paziente in realtà non è in balia completa del medico, può sempre controllare, ad esempio quello che è contrario ai suoi principi morali e rifiutarsi di eseguire un’azione ordinata contro il proprio volere.</p>
<p><strong>Ci ha detto che ricorrere all’ipnosi può servire per smettere di fumare, potrebbe dirci secondo la sua esperienza per cosa altro può essere utile?</strong></p>
<p>Tutte le condizioni medicho-chirurgiche che richiedono anestesia, ma occorre che l’intervento non sia troppo traumatico altrimenti non sarebbe sufficiente, ma al massimo, complementare un’anestesia leggera, altrimenti il medico non accetterebbe.</p>
<p><strong>All’inizio ci ha detto che il medico può accettare di usare l’ipnosi se il paziente vuole e può essere trattato. Vuol dire che l’ipnosi non va bene per tutti? Potrebbe spiegarci?</strong></p>
<p>No infatti, ai fini medici utili, solo una percentuale minima può essere disponibile a tale forte suggestione che corrisponde anche a un forte bisogno di essere suggestionati, cioè a una richiesta di lasciarsi influenzare mettendosi in una posizione passiva che scaccia la consapevolezza, ma ricerca l’etero-direzionalità di una entità protettiva e potente. Tutte le persone sono un minima parte suggestionabili,  nel senso che ricercano nella relazione umana (anche con animali) di attribuire all’altro qualcosa di profondamente incompleto. Freud denominò tale bisogno transfert o traslazione su tale teorizzazione degli affetti (in senso psicoanalitico) poi nacque la psicoanalisi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mamme a 40 anni</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 10:22:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertopani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Abbiamo rivolto al prof . Roberto Pani, Psicoterapeuta e Docente di Psicologia Clinica e Psicopatologia all’ Alma Mater Studiorum  a Bologna, alcune domande che riguardano  la procreazione ai nostri giorni ….. Si può comprendere che la situazione economica nei paesi occidentali<span class="ellipsis">&#8230;</span> <a href="http://www.robertopani.com/mamme-a-40-anni/"><div class="see-more">See more &#8250;</div><!-- end of .see-more --></a></p><p>The post <a href="http://www.robertopani.com/mamme-a-40-anni/">Mamme a 40 anni</a> appeared first on <a href="http://www.robertopani.com">Prof.Roberto Pani: Psicologo Clinico,Psicoterapeuta,Psicoanalista Bologna</a>.</p>]]></description>
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<p>Si può comprendere che<strong> </strong>la situazione economica nei paesi occidentali sia in crisi e che il desiderio di autonomia richiesta alla donna e spesso dall’uomo, stesso, implichi un ritardo e rimando all’idea del concepimento di un figlio, cioè di arricchire la famiglia, quando non è ancora percepita stabile, sia economicamente che psicologicamente. Nelle ultime generazioni, infatti, la cultura sociale scandisce i tempi esistenziali con più difficoltà e più lentamente, nel senso che una cosa deve avvenire una alla volta. La precedenza è data alla stabilità della coppia, alla sua economi,a alla propria indipendenza e autonomia e in ultimo al concepire figli se questo è possibile e non troppo responsabilizzante, quando le condizioni sdi stabilità non sono robuste.</p>
<p><strong>Tradimenti anche da parte della donna   </strong></p>
<p>Le donne sono meno disposte al sacrificio fine a se stesso. Si rendono conto di avere una vita sola e, seppur un certo idealismo e idealità non sia venuto meno, però, nemmeno si sentono di votarsi al sacrificio in una situazione assimetrica. Per esempio, quando le donne vedono che il proprio compagno non contribuisce affettivamente e effettivamente alla pari nell’impegno di mantenere la coppia coerente e fedele, quando l’uomo aderisce, agisce troppo rozzamente.</p>
<p>Dopo i quarant’anni sembra più probabile che la donna sia stanca e insoddisfatta di molte vicende della vita di coppia e dell’uomo che le risulta un po’  <em>ottuso</em>:  se si sente piuttosto auto-apprtezzata nel sociale, non impiega un’infinità di tempo nel guardarsi attorno e pur non volendo distruggere un matrimonio, non rimane del tutto passiva.</p>
<p>Negli ultimi tempi, mediamente, le donne appaiono più indipendenti su tutti i campi.  Dobbiamo però distinguere l’indipendenza dall’autonomia. Penso che questa ultima si riferisca a qualcosa di più profondo, intimo e affettivo che implica la crescita e la capacità di godere la vita con l’altro. L’indipendenza riguarda più il sociale ed è più di superficie e non duratura sul piano psicologico: quindi non deve illudere la donna, anche se il suo stile di vita è certo notevolmente migliorato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>www.robertopani.com</p>
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		<title>Il film Scialla!</title>
		<link>http://www.robertopani.com/scialla-film/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 09:58:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertopani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Scialla!  di Francesco Bruni con Fabrizio Bentivoglio, Filippo Scicchitano, Barbara Bobulova, Vinicio Marchioni, La colonna sonora del rapper Amir è ideale per inquadrare il personaggio del mondo degli adolescenti e del loro stile di vita che spesso emerge come un modus<span class="ellipsis">&#8230;</span> <a href="http://www.robertopani.com/scialla-film/"><div class="see-more">See more &#8250;</div><!-- end of .see-more --></a></p><p>The post <a href="http://www.robertopani.com/scialla-film/">Il film Scialla!</a> appeared first on <a href="http://www.robertopani.com">Prof.Roberto Pani: Psicologo Clinico,Psicoterapeuta,Psicoanalista Bologna</a>.</p>]]></description>
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				</div><p style="text-align: center;"><img class="alignleft" title="Scialla" src="http://www.bifest.it/wp-content/uploads/scialla.jpg" alt="" width="252" height="360" /><strong>Scialla! </strong></p>
<p>di Francesco Bruni con Fabrizio Bentivoglio, Filippo Scicchitano, Barbara Bobulova, Vinicio Marchioni, La colonna sonora del rapper Amir è ideale per inquadrare il personaggio del mondo degli adolescenti e del loro stile di vita che spesso emerge come un modus vivendi, apparentemente semplificato, ma non sempre banale. Fa pensare:</p>
<p>Bruno, Fabrizio Bentivoglio, è delle ex insegnanti delle scuole medie che da anni ormai si dedica alle ripetizioni e alla scrittura delle biografie, ossia dei libri degli altri. Luca, Filippo Scicchitano, è un adolescente molto introverso, a che Bruno inizialmente conosce per via di ripetizioni di latino ed epica che gli impartisce. L’insegnante vive con poco denaro, si dedica a queste ripetizioni private dopo aver rinunciato all’insegnamento nelle scuole. Sembra che la ragione riguardi il disdegno di stare in contatto con il mondo dei nuovi adolescenti, forse perché lui stesso sente forte in Sé una parte anarchica e altrettanto adolescenziale: così Bruno preferisce vivere alla giornata, rispecchiando uno stile di vita, simile a quello dei giovani di oggi.</p>
<p>Oltre alle ripetizioni private, Bruno, uomo di mezza età, che parla veneto, abbastanza affascinante, piuttosto nevrotico, si occupa della biografia di Tina, delle ex prostitute, un po’ isterica, (Barbara Bobulova) ormai stanca della sua routine, sta cercando, oltre a trascrivere la propria biografia, di trovare un affetto stabile. Si rivolge a Bruno, ma lei non conosce altro modo che l’approccio sessuale immediato. Bruno ne è affascinato, ma la sua passione sessuale per le donne, senza scopo affettivo, sembra assai assopita.</p>
<p>La madre di Luca parte per un viaggio e chiede a Bruno di accettare il figlio Luca a casa di lui per vivere insieme. La donna nella conversazione, rivela per la prima volta che, in realtà, il ragazzo è anche figlio di Bruno. Gli raccomanda di non svelare il vero rapporto a Luca. Assai sorpreso, l’uomo accetta, tanto felice quanto scontento della assunta responsabilità. Questo è l’inizio di una forzata e strana convivenza tra i due che li porterà a dar senso alle loro vite.</p>
<p>Luca è un tipico adolescente, cappuccio della felpa sopra la testa e cuffie che lo isolano dal mondo, con l’hip-hop a salvarlo dall’esistenza che gli sta evidentemente stretta. Il film di Bruni crea a una narrazione fluida, dove personaggi sono ben delineati, tanto che potrebbero esistere realmente. Tutti quanti rappresentano, infatti, l’opposto della tranquillità.</p>
<p>Bruno di conseguenza, pur cercando di identificarsi con gli adolescenti, fallisce in molti casi e così, anche per difesa, a causa e di fronte alla sua fragilità, si aggrappa alla propria minima saggezza e alla cultura d’insegnante. All’inizio del film, considerando anche che Bruno si offre a Luca come insegnante di ripetizione, in seguito, cerca di inventare un rapporto con il figlio, peraltro, assai difficile da approcciare empaticamente. Bruno mantiene lo stile culturale che gli è proprio come educatore-insegnante e, rivela le contraddizioni del comportamento e ragionamento di Luca. Rischiando di rendersi antipatico anche a se stesso. Il figlio, infatti, mette in scena ogni propria banalizzazione di comportamento, tanto irritante per tutti gli spettatori quanto simpatico, forse maggiormente simpatico ai giovani che penso non sappiano per chi dei due, Bruno o Luca, identificarsi, parteggiare e a chi dar ragione tra padre e figlio. Buon spunto per commentare.</p>
<p>Luca vede nell’insegnante un uomo di cultura e interessante, ma il mondo e il contesto nel quale egli vive, fatto di miti, di esibizione della potenza, onnipotenza, di bullismo, ma anche della mancanza di un padre reale con cui identificarsi, lo portano a svalorizzare Bruno. Il padre infine rivela al figlio la sua vera identità rispetto a Luca e la vita di entrambi comincia a cambiare.</p>
<p>In seguito, per via di un’insana voglia di sfida da parte di Luca, coinvolto con una banda di delinquenti coetanei, si trova condannato a essere punito dal capobanda. Mentre rischia la vita insieme al padre che interviene per salvarlo dai delinquenti, Bruno è picchiato dalla banda. Sarebbero entrambi sul punto di essere uccisi quando il capo-banda riconosce in Bruno il suo ex-insegnante di Lettere e ricorda quanto lo ammirasse e i concetti utili che gli avevano insegnato e che ancora oggi teneva in grandissima considerazione. Non soltanto il capo-banda grazia Bruno e Luca, ma lo ringrazia e lo festeggia per tutto quanto aveva ricevuto a suo tempo.</p>
<p>Bruno allora diventa un grande agli occhi di Luca e il suo stile di vita di scapestrato comincia a cambiare. Luca carica sulle sue spalle il padre malconcio, come Enea, gli aveva insegnato Bruno, aveva fatto con il padre Anchise. Il simbolo della responsabilità è a questo punto su Luca che cercava un padre del quale aver stima e che oggi riconosce. La cultura, la saggezza di Bruno ha vinto sulla forza dei bulli, dei gradassi, e delinquenti. Bruno nello stesso tempo ha un figlio che lo segue e che è contento di aver saputo valorizzare dal quale forse è stimato più di quanto si stimasse lui stesso.</p>
</div>
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