la coppia in crisi in uno spazio ristretto

la coppia in crisi in uno spazio ristretto

Salve, mi chiamo Roberta, sono sposata da 3 anni con Valerio e oggi, per via di questa pandemia, mi sento di non amarlo più come prima, i litigi tra di noi sono aumentati e scoppiano per ogni minima cosa. Ho letto un articolo di tempo fa dove la ragazza diceva di essersi separata dal compagno a causa delle aspettative non corrisposte che avevano reciprocamente e io mi sento proprio in questa situazione. Il dubbio che mi assale però è se questo mio sentimento è dovuto da stress dell’insolito periodo tra quarantene, distanziamento sociale da tutti, il lavoro che va e viene tra casse integrazioni che tardano ad arrivare e ti danno solo il giusto per sopravvivere, oppure se è effettivamente un problema di coppia che va affrontato in qualche modo per decidere poi se proseguire o meno. Il problema è che Valerio è una persona molto suscettibile e non vorrei che, parlandone con lui, poi arrivi a conclusioni affrettate per orgoglio rischiando di rovinare tutto per nulla. Che posso fare per aiutarmi?

Risposta

Cara Roberta,

In effetti le quarantene hanno aumentato nelle coppie i conflitti presistenti e scoperti durante la triste e pesantissima occasione del lockdown. L’eccessiva costrizione alla vicinanza, al contatto fisico ravvicinato non ha lasciato quella distanza cuscinetto, quello spazio che è funzionale per rispettare un minimo i propri bisogni di movimento individuali. Chi ha vissuto con l’intera famiglia in un appartamento di 40 metri poi, possiamo immaginare quanto grande sia stato lo stress nella sopportazione delle necessità degli altri e nelle varie occupazioni dei posti nella casa.

Cosa può accadere di fatto?

Nella coppia una certa idealizzazione del partner permette all’inizio una sopportazione maggiore dei difetti di convivenza. Pur essendo in primo piano il contatto diretto della coppia, ravvicinato, senza pause, in uno spazio sostanzialmente ristretto, per esempio come un camper può addirittura essere piacevole.

Ma con l’andare del tempo, la coppia a contatto, senza sufficienti distrazioni magari offerte anche dal contatto diretto con il proprio lavoro, perché si è trasformato in telelavoro, può entrare in permanente difficoltà. Ci si trova di fronte alle caratteristiche di personalità e di carattere dell’altro e ci si può sentire soffocati e claustrofobici, costretti alla dipendenza, alla sottomissione  dell’altro e incapaci di reagire.

Bisogna considerare che l’idealizzazione funziona come un velo bianco (il velo di Maia) perché protegge e facilita il differire di certi aspetti del sé dell’altro che vengono rimandati gradatamente verso il futuro. In certi casi l’idealizzazione addirittura copre molto degli aspetti indesiderati del partner e il loro crollo fa apparire una realtà angosciosa. Si potrebbe paragonare il crollo del meccanismo di difesa dell’idealizzazione alle bombe d’acqua, cioè alle piogge incessanti che piombano ormai da tempo all’improvviso creando alluvioni disastrose nei paesi e città.

Tanta pioggia, quella che sarebbe caduta in un mese, tutta insieme produce quindi frane e smottamenti, allagamenti con fango e con morti e feriti.

In sintesi suggerirei di dare fiducia al vostro matrimonio rimandando ad un epoca di normalità, sebbene immaginiamo che questa epoca potrebbe ritardare, anche forse per questioni economiche. La coppia invece dovrebbe essere forte ora per gestire le prossime difficoltà di vario genere.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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