Non sarebbe necessario il lockdown se…

Sono sempre stato piuttosto convinto che interrompere l’attività della gente con il coprifuoco non sarebbe stato necessario se ci fosse stata nei mesi precedenti un’adeguata previsione del comportamento del virus e quindi una salutare programmazione dell’intera comunità.

Purtroppo non è stato possibile per molte ragioni la più importante delle quali consiste nel fatto che la scienza non conosceva e ancora non conosce a sufficienza il virus.

Pertanto le mie ipotesi vanno considerate in funzione di un futuro magari migliore di questo prossimo.

Le autorità mediche oggi ci informano, seppur in modo a volte incongruente per chi ascolta ma abbastanza corretto da un punto di vista scientifico, su fatti dai quali emerge statisticamente che l’incidenza mortale dovuta al Covid-19 sarebbe inferiore o al massimo di poco superiore ai decessi causati dalla ordinaria influenza.

Il dramma di molti pazienti si verifica in concomitanza di altre patologie delle quali erano affetti in precedenza e che hanno innescato complicanze minando la loro sopravvivenza.

Penso che se le società fosse adeguatamente pre-parata si potrebbe con-vivere con il virus continuando la nostra vita di sempre sino a creare, anche con l’aiuto del vaccino, una sorta di immunità di gregge.

Gradatamente la virulenza si diffonderebbe e gradatamente permetterebbe l’incontro con i corpi ammalandoli poco alla volta, alcuni non gravemente, altri solo contattandoli sino a generare a poco a poco in tutti le difese immunitarie necessarie a tenere lontano il virus e a renderlo praticamente domestico.

Se il virus infatti si fosse molto diffuso nei territori e i corpi umani avessero per questa diffusione sviluppato le difese minime, anche con l’aiuto del vaccino, la violenza del virus si assopirebbe e non sopravviverebbe.

Ma prima di ottenere questa immunità che ci riporterebbe allo stile di vita del 2019, oltre al vaccino che prima o poi dovrebbe proteggerci, si dovrebbero individuare strategie sociali sostenute opportunamente dalla scienza per mantenere la distanza biologica e l’uso costante delle mascherine. Di fatto mantenere la distanza sicurezza tra le persone e l’uso appropriato delle mascherine, nonché l’igiene e ben altro da escogitare, permetterebbero di convivere con un discreto livello qualitativo di vita.

Ma tutti i lettori contesteranno osservando: ma è quello che stiamo già facendo, ma non basta!

Siamo sicuri di averlo fatto tutti e nei tempi giusti?

Assolutamente no!

In Europa molti Paesi hanno ignorato i pericoli e per alcuni mesi si sono comportati quasi come se il virus non esistesse. Anche nei Paesi d’oltreoceano vi è stato un grande ritardo che si ripercuote ora in tutto il mondo.

Oggi vedo che quasi tutti (e non ancora) indossano la mascherina anche per strada, ma è forse troppo tardi …

Con tali osservazioni non penso certo d’accusare di negligenza nessuno, ma solo osservare che se certi comportamenti fossero opportunamente interiorizzati come la distanza, l’igiene, al momento giusto ci troveremmo in una situazione migliore: una buona assimilazione di un tale globale e corretto comportamento ci porterebbe forse all’evitamento di tutte le chiusure sociali.

Il danno economico delle chiusure del Paese è sempre più sotto gli occhi di tutti ed è disastroso anche per le successive generazioni.

Non si considera poi abbastanza il danno della salute mentale e il fatto che la chiusura sociale può poi trasformarsi in un danno fisico.

I suicidi sono fortemente aumentati in concomitanza anche di patologie depressive pregresse.

I giovani adolescenti ne risentono più di quanto si creda insieme agli anziani, specialmente quando questi sono in buone condizioni di salute. Gli anni della formazione scolastica, ma in particolare psichica, sono compromessi a causa della esperienza di clausura e di regnante pessimismo familiare e sociale. Gli anziani come ho già scritto si sentono intrappolati in un tunnel che non finisce mai e che è vissuto come se avesse un unico sfocio con la fine della loro vita.

Spero che agli anziani non venga comandato, da parte di ordinanze, di bloccarsi a casa con la scusa di proteggerli. Assicuro che l’angoscia degli anziani in questo periodo non è per nulla da trascurare perché molti sono terrorizzati. Gli anziani e i vecchi del resto cercano la protezione spontaneamente stando a casa con la loro paura di ammalarsi ed evitano i pericoli con sufficiente saggezza.

Il clima di terrore deve essere evitato e le informazioni dovrebbero sdrammatizzare i dati reali.

I contagi sono significativi come dati statistici, ma non sono la malattia.

Per evitare la prigionia sociale dovremmo agire come avviene in certi cartoni animati nei quali gli oggetti inanimati e invisibili diventano animati e visibili. Tutti dovremmo immaginare il virus come diventasse visibile e colorato di blu quando è lontano da noi e come se diventasse giallo quando è vicino, poi rosso quando sta per toccarci.

Il paragone può essere rappresentato con le auto che sono munite oggi di un dispositivo retrovisivo che allarma con il suono quando la vicinanza è pericolosa: sul piccolo schermo del cruscotto avverte, allo stesso tempo del suono, il prossimo contatto con oggetti attraverso le barre di color giallo e rosso in base alla distanza che il veicolo percepisce elettronicamente.

Nel caso nostro si dovrebbe interiorizzare il pericolo con l’immaginare attraverso visualizzazioni didattiche nei video del percorso delle goccioline emesse quando si parla, si starnutisce, ecc..

Queste dimostrazioni sono state trasmesse in qualche telegiornale ma non è stato sufficiente a raggiungere lo scopo di una vera interiorizzazione. Questi messaggi dovrebbero in modo opportuno e di continuo essere programmati con intelligenti videoclip creati da esperti del settore con ampio anticipo.

Inoltre le persone dopo il contagio dovrebbero padroneggiare senza panico l’atteggiamento corretto: se non ci sono sintomi, non sono ammalati e forse non si ammaleranno mai. Sappiamo che una percentuale minima di persone consapevole di essere stata infettata, o anche inconsapevole, una volta che la diagnosi di Covid-19 è stata accertata si ammala seriamente, circa il 4 per cento, gli altri con lievi sintomi guariscono in breve.

L’accertamento della diagnosi avviene in base al risultato del test del tampone.

Una volta costatata la presenza dell’infezione si tratta di rivolgersi al medico di base per valutare la presenza o l’assenza di sintomi. Se non compaiono sintomi la persona non è ammalata. Allora si tratta di mettersi in breve quarantena (almeno dieci giorni) isolandosi dai familiari in attesa di sorvegliare l’eventuale sviluppo della propria infezione: al test del secondo tampone anche la sorveglianza viene sciolta.

Nel caso in cui il soggetto accusi sintomi improvvisi, indipendentemente da preventivi controlli, come comportarsi? Il soggetto dovrebbe mettersi immediatamente in contatto con il proprio medico di famiglia che dovrebbe valutarne i sintomi e provvedere in caso di probabile ipotesi di ammalamento per Covid-19 ad un primo tampone di conferma della diagnosi.

I soggetti con sintomi però non dovrebbero mai precipitarsi negli ospedali perché sono già in questi giorni di emergenza saturi di lavoro a meno che i sintomi non vengano considerati dal medico di base o da altri medici pericolosi per la vita dell’ammalato.

La diagnosi certa si ottiene per ora solo nel momento dove vi è il risultato del test del tampone una volta che è stato effettuato, ma è temporanea nel caso in cui sia negativa.

Purtroppo l’organizzazione sanitaria è oggi tutt’altro che perfetta: la seconda ondata dell’attacco virus ampiamente prevista dalle autorità mediche è stata interpretata con abbondante ottimismo tanto che i responsabili hanno forse assecondato troppo il desiderio delle varie comunità sia nazionali, sia quelle composte dai vari turisti stranieri desiderosi di vacanze indisturbate.

Permanenza e rientro nelle città forse hanno provocato purtroppo un enorme e graduale ascesa della curva dei contagi.

Comunque i sintomi del virus quando compaiono è bene saperli riconoscere: dolori al corpo, occhi, mal di testa, vomito, diarrea, congestione nasale, bruciore agli occhi e della minzione, sensazione di febbre, mal di gola. E’ importante contare i giorni della durata dei sintomi, se compare quando la febbre. E’ bene bere molti liquidi.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
__________________________________________

E tu come la pensi? Scrivimi un commento o una domanda sull'articolo...

Rispondi