Psicodinamica del femminicidio

Psicodinamica del femminicidio

Secondo studi statistici la violenza di alcuni uomini nei confronti delle compagne durante i mesi della chiusura sembra essere fortemente raddoppiata. Spesso le donne sono state colpite da pugni e schiaffi, bastonate con oggetti, strette al collo, ferite con coltelli sino ad essere uccise.

In molti casi, le compagne sono state uccise sono vittime di omicidi premeditati e spesso con armi da fuoco.

Cosa deve avere in testa il criminale che giunge a violentare a morte la convivente o moglie spesso madre dei suoi figli?

Il tradimento si rivela spesso un motivo di vendetta o anche un modo attraverso il quale l’uomo  decreta la fine di una situazione insopportabile che l’idea del tradimento mantiene viva.

Il proprio onore di uomo non può essere calpestato! Ma in particolare quell’affetto è già stato compromesso nel passato da una madre e da un padre incapaci di donarlo, e può essere visto ancora una volta come a lui sottratto.

Spesso il  rude carattere dell’uomo, che si manifesta all’interno della coppia sin dall’inizio, porta la donna a non sopportare le sue violenze caratteriali e il comportamento continuo di strumentalizzazione al quale risente sottomessa.

La donna ad un certo punto decide di andarsene, spesso preferendo di vivere da sola o con gli eventuali figli ancora piccini. Qualche volta la donna sente di essere coinvolta in una storia alternativa a quella attuale che è ormai non più sopportabile.

All’uomo violento si attribuisce un’infanzia difficile, forse perché la madre anaffettiva non è stata in grado di alfabettizzare in minima parte il figlio all’amore, alla tenerezza, al calore e alla generosità necessaria alla convivenza con l’altro.

Qualche volta i genitori sono stati del tutto assenti, oppure i modelli che sono stati offerti sono apparsi di totale egoismo verso il piccolo che include forti esperienze di abbandono.

Comunque il padre poteva offendere la madre con diversi tipologie di violenza e questa madre anche anaffettiva appariva come donna da umiliare come se portasse in sé il male che dovesse in qualunque modo essere estirpato.

Questi giovani adolescenti infanti, cresciuti come adulti nella nuova posizione, rivivono nella coppia scene del passato. Questi adulti sono in realtà depressi, ma non sono in grado di curare la loro depressione perché non c’è spazio interiore per arrivare a ciò.

Traducono il senso di vuoto e di confusione dovuto alla loro debole identità maschile attraverso atti micidiali.

Gli atti sono vendicativi e sono reattivi a quel che è sentito mancante, cosicché la donna con cui convivono viene investita della missione di restituire quel passato drammatico vissuto dal convivente trasformato in qualcosa di bello.

Spesso le donne sono sensibili alla sofferenza del marito o del compagno, per giunta sono protettive nei confronti dei figli e accettano anche inconsapevoli questo compito.

Al massimo consigliano, pregano il marito di rivolgersi a uno specialista per essere curati a causa della loro visibile sofferenza che si manifesta attraverso il loro disturbo caratteriale.

Ma l’uomo percepisce questo invito come un’ulteriore umiliazione perché vorrebbe che fosse la compagna a occuparsi di questo risarcimento e non considerarsi debole e bisognoso di cure psicologiche.

L’uomo ha tremendamente bisogno di impadronirsi di un senso di potenza che non sente di avere: con la fantasia accresce il suo bisogno narcisistico di onnipotenza e così fantastica gradatamente un progetto di vendetta.

La donna nel caso in cui matura l’idea di allontanarsi dal marito come single o con un altro compagno, oppure se ha già in piedi un’altra relazione appare al marito più sicura di sé.

Tale sicurezza scatena nell’uomo un’invidia distruttiva basata sulla fantasia che la donna tiene per sé o per nessun altro quel che spetterebbe a lui bambino deprivato e rifiutato.

Le conseguenze dipendono da specifici eventi e dinamiche familiari che provocano impulsi violenti e atti omicidiari, sia improvvisi che annunciati.

Le donne dovrebbero rendersene conto in tempo, tenendo in considerazione che non possono leccare le ferite del partner dopo un certo limite di comportamento caratteriale.

Se le violenze verbali sono seguite da atti minacciosi, se questi si manifestano anche solo rompendo un bicchiere, dovrebbero mettersi in avviso anche con mettendo in atto una denuncia ufficiale.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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