Sessualità e pornografia durante la prigionia del Virus

Sessualità e pornografia durante la prigionia del Virus

Ci si sarebbe aspettato che la gente, e le coppie in generale, sia in Italia che nel mondo, durante le severe restrizioni di questo ultimo anno avrebbe per lo meno un po’ incrementato l’attività sessuale.

Gli studi sono stati tanti e i sessuologi raccontano che invece è complessivamente avvenuto il contrario.

Troppi giorni e notti in bianco, spesso dominate da insonnia, irrequietezza in una buon parte degli italiani.

La privazione della libertà sembra aver generato un senso di malinconia, di obbligata rassegnazione all’arrendersi passivamente di fronte a forze maggiori come la potenza repressiva delle istituzioni e l’aggressiva minaccia del contagio.

E’ abbastanza noto che nel 2020 il picco delle nascite ha evidenziato un nuovo minimo storico dall’unità d’Italia, e un massimo storico di decessi dal secondo dopoguerra.

L’abbassamento delle nascite nel Paese è paragonabile a quello di cento anni fa durante la pandemia e la 1° guerra mondiale del 1915/1918. Su 100 residenti che muoiono, soltanto 67 sono i neonati, mentre dieci anni fa risultava che i neonati fossero circa 96.

Giovani coppie chiusi in casa per molto tempo troverebbero molte occasioni, specie se entrambi non possono lavorare, di unirsi in amplessi sessuali, sia di giorno, sia di notte.

Ma gli studi statistici sul comportamento delle coppie durante il precedente lockdown denunciano che Eros non è stato ben accolto in quelle case.

Come ho già scritto altrove, sembra che il clima surreale, misto a paura per la propria vita a causa del virus abbia indotto comportamenti di fuga e di paura ispirati a rituali mortiferi.

Si fa sesso quando s’inneggia all’amore, alla vitalità, alla giocosità e alla procreatività, nonché all’ottimismo e alla speranza per il futuro. Contagio dietro l’angolo, restrizioni obbligate, annunci di morti per Covid non potevano che spegnere per lo più ogni velleità e entusiasmo.

Ma le tensioni che non sono mai scomparse, quelle presistenti che agitano tutto il giorno, non sono state tanto disperse con lo sport, poiché il movimento era concesso con il contagocce, ma spesso tali tensioni  hanno aumentato i litigi di famiglia e le separazioni legali.

Molte coppie – dicono gli studi – individualmente sono ricorsi alla pornografia in particolare tramite internet.

Google non fornisce il numero assoluto di ricerche ma solo la loro proporzione: durante le quarantene è tifortemente aumentato il ricorso alla pornografia in tutti i modi con i quali si può utilizzare.

E’ chiaro che tale uso ha uno scopo consolativo e compensativo delle molte frustrazioni subite durante le severe restrizioni.

Il bisogno di affetto, di essere toccati, abbracciati e desiderati si manifesta con una tensione a fior di pelle che sollecita a ricercare appagamento erotico e sessuale ad ogni costo.

Mantenere la distanza sociale per più di 1 anno può far vivere inconsciamente a qualcuno di aver commesso un proprio errore. Anche se una parte del soggetto rimane sempre cosciente riguardo alle cause oggettive, un senso di colpa costante lo può sovrastare,  come se il contenimento sociale fosse anche da intendersi come una punizione crudele a qualcosa che il soggetto avrebbe a sua insaputa commesso. Come sappiamo l’uso della pornografia è assai alto nelle prigioni di Stato durante le guerre, ora sappiamo che anche durante la prigionia da virus viene usata in mancanza di un senso di libertà  e di vitalità.

Durante questi periodi anche se fosse possibile, i rapporti sessuali appaiono troppo complessi perché richiedono la mediazione con l’altro. Il bisogno di sesso in questi casi si rivela immediato nel suo appagamento e non mediato con l’altro così come sarebbe invece quando il desiderio può apertamente e autenticamente essere espresso… 

L’uso della pornografia in certi casi è da accettare con lo scopo di non demordere nella povertà e di non lasciarsi sopraffare dalle circostanze frustranti e senza via di uscita. Speriamo che i vaccini ci riportino alla luce e come dice il sommo Dante e dopo uscimmo a riveder le stelle.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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