Gender fluid

Gender fluid

1°) parte

Da parecchi anni è noto che nella giovane popolazione italiana, e in genere nella vasta area occidentale, alcuni tra i giovani uomini si atteggiano uniformandosi a stili femminili.

La cura del corpo di alcuni è giunta a punto che sembra superare per attenzioni le tradizionali abitudini delle donne. Da anni le varie industrie e corporazioni mondiali di cosmesi vedono infatti aumentata grandemente la produzione indirizzata agli uomini.

Il corpo maschile in molti casi è immaginato libero da peli superflui: alcune acconciature e tagli di capelli decolorati fanno a gara con quelle femminili. Per quanto riguarda i tatuaggi non si notano grandi differenza con quelli che le giovani donne amano farsi decorare nella pelle ovunque e nemmeno ci sono differenze per quanto riguarda i monili, gemme, catenine. I body piercing possono insediarsi nei corpi in entrambi i sessi alla stessa maniera.

Con l’andare degli anni, gli interventi plastici chirurgici diventano appannaggio di entrambi e alcuni chirurghi vedono innalzarsi gli interventi a favore degli uomini.

Infine consideriamo che quasi tutti i vestiti dei giovanissimi sono unisex.

Ci si potrebbe aspettare che l’avvicinamento allo stile estetico tra i due sessi possa corrispondere a una sorta d’identificazione reciproca, di aumentata sensibilità di entrambi, nonché condivisione delle difficoltà di coppia durante la convivenza. D’altra parte invece l’immagine del cosi detto maschilista che rifletterebbe l’uomo vero, cioè  il macho dominante e possessore, padrone della donna in tutto e per tutto, non è affatto sconfitta.

Purtroppo alcuni uomini nei comportamenti continuano ancora ad agire come se sia ovvio che un certo dominio, trionfo e poi disprezzo della donna sia parte della loro virilità. Raramente, ma per alcuni di essi vediamo agire la violenza sino allo stupro e alla uccisione della compagna. Sembra che l’atteggiamento di supremazia che in alcuni uomini si manifesta anche nel mobbing, harassment, ecc., indichi solo un forte bisogno di super-potere.

Tale bisogno può caratterizzare in alcuni giovani la loro identità maschile e che a sua volta può costituire la fonte della stessa eccitazione sessuale. Si tratta di una cultura ancestrale trasmessa da generazione in generazione che temo richieda ancora anni per estinguersi.

Ci si augura che certi uomini trovino in se stessi la vitalità e la passione sessuale rinunciando al dominio e al possesso della donna ancora da loro intesa come preda. D’altra parte a quella preda alcuni mariti poi si affezionano in modo pervertito tanto da non poter lasciare libera quella donna e separarsi nel matrimonio, ma sempre troppo spesso, questi mariti arrivano a eliminare la ex-compagna piuttosto che sopportarne la perdita. Se la preda non è più utile, va gettata nel pattume. Inoltre la psicopatologia di questi maschilisti probabilmente  è di derivazione edipica; ad esempio di un bimbo che nell’infanzia ha percepito la mancanza di una madre vissuta non disponibile per lui, ma solo a uso di un padre padrone che la strumentalizzava in tutto.

2°) parte

La cultura sociale e civile di fatto da tempo accetta con qualche difficoltà quelli che un tempo erano considerati i diversi.

Certo è noto nell’essere umano un deficit di androgeni, magari indotto da malattia, oppure dall’ipofisi che non produce ormoni, quelli che stimolano i testicoli a produrre testosterone e può causare prima della pubertà una mancata mascolinizzazione. Ne consegue un aspetto femmineo con pelle liscia e scarsi peli in tutto il corpo, voce in falsetto, scarso sviluppo muscolare, organi sessuali più piccoli del normale e deboli impulsi sessuali.

Un eccesso di ormoni sessuali maschili nella bambina, androgeni, prima dell’avvento della pubertà, può causare uno sviluppo sessuale precoce e uno sviluppo corporeo prematuro.

Addirittura può accadere che ci sia una fusione delle cartilagini di collegamento delle ossa lunghe, e allora lo sviluppo in altezza potrebbe addirittura fermarsi anticipatamente.

Le bambine non avranno più tardi le mestruazioni e il clitoride s’ingrosserà, la voce cambierà e i peli cresceranno negli anni in tutto il corpo.

Si può osservare che almeno in Occidente sia evidente una certa devirilizzazione dell’uomo nel senso dell’aspetto fisico, cioè del fenotipo, a causa della riduzione del testosterone.

Di conseguenza la figura del maschio-mammo non è più solo una caricatura di femminilizzazione dell’uomo, ma seppur in rari casi, una evidenza.

Da un punto di vista psicologico non dovremmo dimenticare che anche una certa passività potrebbe delegare alla donna il doppio ruolo di maschile e femminile, specialmente se lei nella sua evoluzione, si sente di interpretare entrambi i ruoli: e lei ne è assolutamente capace! Ma in questa nostra società occidentale l’inversione dei ruoli che può in parte confondere psicologicamente, è da considerarsi spesso già realtà. Questa evoluzione può portare benefici, grazie alla auspicata coscienza elaborata dei giovani che permetterà un rispetto e una collaborazione costruttiva all’interno della coppia di partner, ma non sempre.

3°) parte

Alcuni giovani non sentono di avere un’identità di genere distinta e unica, cioè non si sentono omosessuali e non si sentono neppure bivalenti: in inglese il termine nonbinary, genderqueer oppure NB indica appunto il sentire impreciso di non appartenenza all’identità né maschile, né femminile (to be in between) che significa essere tra 2 posizioni, di genere non binario, strano.

Queste persone possono sentire di sperimentare uno stato fluttuante, cioè di avere un’identità di genere fluttuante (genderfluid), cioè non si sentono rappresentati da entrambi i generi binari. Un giovane, per esempio, una sera si sente al maschile, una sera si sente al femminile e a seconda del genere nel quale si trova, si comporta di conseguenza con un partner.

Qualche giovane di genere fluttuante potrebbe richiedere di essere trattato a livello medico per accedere a una terapia ormonale quando il suo stato implica grande sofferenza psicologica. Se gli ormoni non sono sufficienti ad un certo orientamento di genere, diventa indispensabile l’intervento chirurgico affinché la trasformazione anatomica suggelli la stabilizzazione nel genere scelto anche a livello fisico oltre che psicologico.

Ci sono casi che non portano i soggetti di genere fluido a sofferenze: alcuni sono abbastanza soddisfatti e abbracciano magnificamente entrambi i generi e così vivono discretamente. Altri invece, come si può immaginare, ne soffrono molto per cui si rivela davvero necessario l’intervento medico sia a livello ormonale, sia a livello chirurgico.

Ho anche sperimentato che alcune di queste crisi e sofferenze possono essere migliorate e in parte risolta con l’approccio psicoanalitico.

I ragazzi di genere fluido assai oppressi che sentono il loro stesso corpo che li guida verso un senso di impazzimento con forte crisi d’identità hanno bisogno di aiuto psichico. C’è in loro probabilmente un difetto nel processo d’identificazione che ha radici profonde. Si tratta di un difetto del legame affettivo con un partner che confonde i desideri sessuali.

L’intera identità sessuale è totalmente coinvolta, così come il legame affettivo con uno dei due genitori, o di entrambi, ma anche di altre figure parentele e parallele; il lavoro psicoanalitico si presta quasi a essere sempre estremamente utile.

Ricordo Roberto, un ragazzo di 22 anni molto effeminato che sin da bambino aveva vissuto un rapporto erotizzato con la madre: la donna era frustrata e addolorata a causa del marito che l’aveva lasciate dopo un’infinità di soprusi e aveva un gran bisogno di affetto e si rivolgeva al bambino per compensare il vuoto percepito. L’educazione del piccolo era avvenuta come se egli fosse una bambina e la madre, forse inconsciamente compiaciuta di avvicinare l’identità del fanciullo alla sua, passava inoltre per l’uso di certi suoi indumenti intimi quando lei riteneva di non doverli più usare e quando la misura di larghezza e lunghezza dell’indumento si adattava bene alle misure del corpo del figlio che cresceva.

Roberto sperimentò nuovamente certe situazioni con me stesso durante l’analisi con una buona identificazione (mi aveva scelto come psicoanalista perché i nostri nomi erano uguali). Il lavoro analitico non fu breve ma autonomizzò il paziente verso una scelta libera.

La sensibilità della madre non fu per Roberto smarrita, ma ritrovata in me stesso come psicoanalista e così percepì che poteva esistere in lui un maschio non violento, non dominatore, non volgare, non predatore, ecc. Spesso mi parlava di personaggi dello spettacolo che offrivano di sé un’immagine femminea, ma erano in realtà solo uomini sensibili.

Il nuovo concetto di amicizia: penso che la guerra tra uomini e donne, quella che ancora esiste, possa cessare per trovare una nuova amicizia e nuova intesa basata sul rispetto delle differenze che naturalmente continueranno a esserci.

L’amicizia tra i due sessi esiste già da sempre, ma può essere difficile perché, come vediamo i vissuti di alcuni uomini, della donna possono essere quelli già sopracitati e, di conseguenza da parte di alcune donne, non può che esserci estrema diffidenza.

Per ora non si può che augurarsi che il senso di civiltà aumenti in questa area sociale e anche regolamentare per legge per chi non ha ancora le idee chiare.

La legge Zan contro l’omofobia, contro l’omo-transfobia,  si propone di prevenire e contrastare la discriminazione e la violenza basate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.

E’ strettamente vietata l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o di nazionalità.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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