Per alcune donne bellezza è l’unico presidio che garantisce sicurezza?

Per alcune donne bellezza è l’unico presidio che garantisce sicurezza?

Oggi sino a tardissima età bisogna essere belli! Che stress!

Nel nostro mondo occidentale vediamo che l’essere belli appare nel corpo una valutazione del tutto soggettiva. Ciò che ci piace riguarda quasi sempre una proiezione di misure e di proporzioni di parti del corpo che, insieme al colore della pelle e dei peli-capelli vede edificata una figura che ci attrae, perché ci promette buona salute, erotismo, sensualità, raffinatezza, dolcezza, eleganza, mistero.

Una donna dai tratti raffinati può offrire senso di affidabilità, di generosità, di disponibilità o al contrario dai tratti forti aspetti di volgarità, aggressività, ecc.

Certe qualità specifiche dell’immagine sia femminile sia maschile sono affidate da chi all’interpretazione psico-emotiva della figura umana nell’insieme e nei dettagli.

Le varie epoche storiche hanno decretato come la bellezza femminile sia variata infinite volte a partire dalle bellezza greca, cosi detta classica, i cui tratti oggi apparirebbero appena accettabili. Le donne dovevano essere grassocce, poco toniche e non tanto alte. Il naso femminile spiovente all’ingiù era poi poco somigliante a quello tipico dei Paesi nordici dell’Europa, cioè all’insù. Ma attraverso i secoli la storia socio-economica dei vari territori come il clima, condizionava il gusto estetico: per esempio le guerre e la povertà facevamo diventare le donne e uomini belli in quanto opulenti e così la pelle chiara era preferita perché indica benessere e agio.

I seni femminili potevano essere piccoli e trattenuti dagli abiti, quasi nascosti, come negati, oppure prominenti, provocatori. Il corpo femminile poteva far risaltare le sue forme perché stretto da un abito succinto, oppure un vestito che lasciava ben apparire tutte forme femminili quasi ignude.

Un abito ampio nascondeva invece ogni riferimento sessuale come per gli stilnovisti che immaginavano la donna come oggetto irraggiungibile e elevato privo di sostanza carnale solo ricco di virtù spirituali.

Inoltre bisogna considerare che gli uomini un tempo era abbastanza istruiti rispetto alle donne e perciò siccome avevano accesso all’arte,  potevano scrivere, dipingere e scolpire descrivevano materialmente come a loro piaceva la donna dell’epoca. Poche donne hanno descritto l’uomo come a loro sarebbe piaciuto o desiderato e quindi lo hanno quasi sempre immaginato come gli uomini volevano essere immaginati e anche sognati.

In certi casi la bellezza e assurta al mito come la letteratura romantica ci mostra.

I miti neoclassici si rifacevano a Platone che vedeva la bellezza vicino al mondo dell’iperuranio. La bellezza comprende una sostanza fisica con le forme e i colori del corpo ma anche metafisica superiore e spirituale e in tanti casi rappresenta la verità.

Non posso rivedere anche come la bellezza codificata del periodo neoclassico e  romantico fosse già per Dante una verità infallibile e transumana. L’eccelso Poeta vede una luce intensissima come se un Sole si fosse aggiunto ad un altro Sole e ode un’armonia musicale bellissima. Egli sente di essere andato oltre la terra oltre ogni vincolo corporeo.

Nella seconda metà dell’ottocento, la tecnologia con le sue importanti scoperte offre all’estetica femminile una ragione in più per essere controllata dagli uomini appartenenti ad una cera borghesia medio-alta.

Canoni etici e morali, il contesto di un ambiente lussuoso, una certa ricerca che si proponeva di omologare i costumi secondo galateo inducono una moda di vestiti ed atteggiamenti nella donna per bene. Attraverso una codificazione severa operata dagli uomini che contavano socialmente con la quale si poteva rapidamente giungere a una conclusione nel valutare se una donna era stupenda, o al contrario sgradevole, brutta e addirittura immorale sulla base di come era vestita e da atteggiamenti congruenti all’ambiente o che erano in contrasto con esso.

Se ritroviamo le vecchie riviste con varie pubblicità insieme agli uomini con baffoni e accanto alle enormi bici usate allora all’epoca del 900, vediamo figure femminile stereotipate con vestiti che sembrano divise che rispettano i canoni di bellezza classica di quei tempi.

Bisognava aderire alla moda ad ogni costo. La donna per sentire di esistere doveva aderire e trovare la propria identità in quei costumi borghesi.

Oggi molte donne senza spesso accorgersene si sentano costrette a essere belle con diete rigorose e con tutto quello che comporta l’uso di cosmeceutici palestre quotidiane, integratori, attrezzi e  macchine snellenti, cure dermo e infine per mezzo della chirurgia.

Queste donne debbono mantenersi giovani e sessualmente attraenti all’infinito.

Bisogna riconoscere che anche l’uomo si prodiga spesso nello sport per abbassare la sua pancetta, anche se pare che se questa non è smisurata non incida troppo nelle sue manovre seduttive verso gli altri partner.

L’uomo però pratica in genere lo sport in modo divertente. La donna spesso pratica la ginnastica in modo noioso come un dovere che se questo vien meno sente la sua vita affettiva penalizzata, anche se tale impegno sociale è ormai massimo per entrambi i sessi.

Il dickat recita: vietato invecchiare, ingrassare, mostrarci al mare non rispettano gli standard. Il corpo deve far sognare l’altro con cui competo altrimenti sono indegna e mi vergogno di me stessa nessuno mi vuole più.

Quel tipo di donna si pone come oggetto di consumo pur sapendo che può piacere anche non è omologata ai canoni di bellezza del tipo alta, magrissima, con seno e natiche consistenti, ma non troppo, gambe toniche e slanciate. Alcune donne inibiscono la loro personalità e la mettono in ombra perché ciò che viene a contare per loro è il loro aspettoestetico e fisico che veramente le qualifica al cospetto degli altri.

Cosa deve fare una donna se si sente brutta?

Penso che tanto più riusciamo a conoscerci profondamente tanto più impariamo ad amarci a essere autentici a recuperare un noi un myself  che riconosciamo come un edificio valido e robusto nel quale siamo integrati.

L’insicurezza psichica che certamente alberga in ciascuno di noi ci porta a cercare la sicurezza all’esterno e conferme su di noi e naturalmente il nostro corpo è il primo che a volte può darci tale riscontro.

Ma la strada non è certo quella di insistere premendo in extremis solo il tasto dell’investimento globale sul miglioramento del corpo estetico. Una lotta che ci fa perdere il senso della vita, il gusto di mangiare, di vestirci, di dedicare tempo alle cose che ci piacciono veramente.

I disturbi del comportamento alimentare, anoressia e bulimia nervosa, sono a testimoniare come il corpo sia masochisticamente erotizzato quando gli si chiede di sostituire quel che il soggetto non sente affettivamente di possedere. Il vigorismo che di solito riguarda l’uomo ma anche la donna testimonia l’eccesso di sforzi fisici che causano il crollo dell’organismo sino alla dismorfia muscolare .

Spesso mettersi in discussione non significa mettersi sotto giudizio presso un tribunale morale per trovare degli errori o delle colpe: non significa confessarsi come avviene con il proprio parroco che assolve da presumibili colpe per ottenere l’assoluzione. Non significa scavare nel mondo interno per trovare un trauma, ma significa appropriarsi di Sé per rafforzare autenticamente la propria immagine e sentirsi più liberi e anche autonomi per compiere scelte che non si ha il coraggio di promuovere.

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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