Uno, nessuno, centomila

Gengé, il protagonista di questa commedia di Pirandello si rende conto di apparire agli altri molto diverso da come egli si è sempre percepito. Non sa bene chi egli sia veramente. Cerca di apparire in altro modo adottando uno stile di vita differente dal solito, nella speranza di scoprire a quale interlocutore, o personaggio proveniente dal suo mondo interno, cioè dal suo Sé corrisponda.

Egli, o meglio il suo l’Ego, Il regista di Sé, cerca la sua appartenenza autentica.

Durante questa affannosa ricerca di Sé stesso compie azioni che vanno contro la sua natura: per esempio, caccia via una famiglia di affittuari per poi donare loro una casa, vende la banca ereditata dal padre e i parenti gli sono contro, e inizia ad ossessionare chi gli sta vicino, con discorsi e riflessioni oscure che lo fanno passare per pazzo agli occhi della comunità.

La situazione peggiora tanto che la moglie abbandona la casa coniugale.

Il tormentato protagonista pirandelliano, rifugiatosi nell’ospizio che egli aveva donato alla città, riesce così a trovare una sorta di pace e di serenità a contatto con il mondo della natura, quel mondo che gli permette di rinunciare senza timori tutte le maschere che la società gli ha messo davanti.

Il tema della scomposizione all’infinito della personalità umana è il tema focale della commedia

e del romanzo.

Pensando a uno, niente e centomila non posso non considerare la tematica del disturbo narcisistico della personalità che il teatro pirandelliano, spesso forse senza saperlo, descrive personaggi frammentati.

Spesso certe persone sono vanesi, si compiacciono del proprio aspetto fisico o delle bravure nel comportamento. Penso ai selfie , in particolare a coloro che continuamente debbono essere al centro di infiniti teatri da loro creati e che fotografano se stessi a ripetizione usando lo smartphone come un mitragliatore.

Il narcisismo non ha a che fare con un mondo superficiale e vanesio, perché la superficialità ha a che fare con l’immagine che tutti noi abbiamo di noi stessi, cioé del nostro Sé.

Questo tipo di narcisismo si riferisce a una struttura psichica che sta alla base della personalità, che indica un grande bisogno di conferma di noi stessi. Tale temine, di per sé non implica alcun aggettivo perché tutti abbiamo un’immagine di noi più o meno positiva.

E’ bene considerare che accanto al concetto freudiano di Ego, si pone il concetto del Sé come struttura che include la corporeità, il sentire se stessi, e l’immagine complessiva di noi stessi.

Il disturbo narcisistico della personalità è altra cosa. Le persone disturbate dal narcisismo eccessivo sono intelligenti e acute, ma non provano empatia verso gli altri.

La patologia narcisistica include il concetto di Sé grandioso, cioè l’idealizzione di se stessi in maniera quasi delirante. Il coinvolgimento affettivo relazionale è inesistente.

Sperimentano un senso esagerato della propria importanza all’interno dei vari contesti della vita.

I narcisisti psicopatologici sono disturbati da un illimitato senso di potere, onnipotenza delirante, convinti di essere unici/e, e di essere compresi solo da persone speciali.

Il disturbo del narcisista psicopatologico richiede un’ammirazione eccessiva rispetto al normale o al suo reale valore.

Appare in modo irrealistico, è convinto che altre persone debbano essere lì per soddisfare le sue attese.

E’ persona assai manipolativa e ogni occasione è buona per strumentalizzare in tutti i modi e sotto tutti gli aspetti gli altri con cui entra in contatto .

E’ rapito spesso dall’invidia ed è generalmente convinto che gli altri provino invidia per lui/lei

Il sesso è una sua preda ingiustificata e i rapporti di forza sono inevitabilmente sbilanciati.

Si ha a che fare con una persona mai autentica che conserva alcune caratteristiche infantili neonatali primitive dell’Io infantile, un’immagine interiore eccessivamente idealizzata ed onnipotente che l’individuo percepisce come il vero Sé.

In altre parole, in un corpo maturo e intelligente esiste un piccolo bambino che vuole possedere tutto il meglio, che strumentalizza chi gli è vicino e che non può amare, ma deve essere amato e desiderato. Ha bisogno di dominare e trionfare. Può essere un malavitoso, un sadico mafioso e

potrebbe essere un grande manager, un arrivista, salvo il fatto che può fallire miseramente, danneggiando se stesso e chi gli sta vicino.

Il disturbo narcisistico della personalità si configura evidenziando una personalità frammentata che può assumere tutte le parti, i ruoli sociali trasformarsi nel personaggio con il quale è ottenibile quel che sta cercando. Se questa condizione o opportunità non gli si presenta, il soggetto tende ad appiattirsi, a demotivarsi ad annoiarsi a morte e qualche volta, potrebbe persino simulare il suicidio come risposta megalomania e onnipotente, oppure rabbia verso chi non gli offre soddisfazione ai propri immediati bisogni.

Il disturbo narcisistico della personalità purtroppo, raramente accetta cure mediche e psicoterapeutiche, sia perché le caratteristiche sono di una personalità anaffettiva e sia perché non tollera in genere alcuna frustrazione. Le persone anaffettive hanno difficoltà a esprimere nelle relazioni le emozioni, più per paura di restare dipendenti o feriti che per effettiva assenza di sentimenti.

In casi eccezionali l‘accesso alla relazione autentica è possibile da parte di bravi professionisti del settore.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

2 thoughts on “Uno, nessuno, centomila

  1. Mi sembra molto desolante vivere così..per se stessi in particolare, ancora prima di pensare a come possa essere complicato per coloro che sono vicini a persone narcisiste, perchè la richiesta grandiosa fa sentire soli ancora di più, a mio parere.

    Ma quante possibilità, poi, si perdono nel forzare una richiesta probabilmente senza risposta?

    Raffaella

    • @ Raffaella Uno, nessuno o centomila
      Le possibilità che si perdono a causa di tutte le psico-patologie che limitano la libertà delle persone che ne soffrono.

      roberto.pani

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