Emozioni e mimica facciale

Il teatro, lo psicodramma psicoanalitico, potrebbero anche essere considerati laboratori nei quali si studia la mimica facciale umana, grazie agli attori e a coloro che si trovano nella posizione di protagonisti in un gruppo psicoterapeutico. In teatro gli attori recitano i personaggi che sono chiamati a interpretare, in psicodramma psicoanalitico non si chiede di recitare, ma di giocare una scenetta improvvisata, seguendo, diciamo così detto copione che si crea grazie a un racconto di un partecipante al gruppo di psicoterapia con il massimo di spontaneità. La spontaneità del partecipante, cioè le sue emozioni dovrebbero prevalere sullo stesso copione. Se ciò non avviene, cioè la personalizzazione dell’atto non emerge dal copione, significa che il soggetto non si è immedesimato nel personaggio richiestogli a sufficienza per qualche difficoltà personale legata al suo passato.

Gli attori di teatro dovrebbero impegnarsi a identificarsi con professionalità, a rendere bene il personaggio interpretato, i clienti dello psicodramma dovrebbero far emergere l’autenticità del Sé, anche se interpretano i panni di un altro.

In entrambi i palcoscenici la rappresentazione si basa più sul corpo che esprime le emozioni attraverso i movimenti , la mimica facciale, l’intonazione della voce.

La mimica facciale si esprime con i trentasei muscoli quali felicità, dolore psichico, rabbia, tristezza, sorpresa, disgusto, paura, colpa, vergogna,, nostalgia rammarico, rimorso, nostalgia, trionfo, disprezzo, terrore, incredulità, stupore e altri.

Ogni mimica facciale è come sappiamo, assai comunicativa e di solito, può essere compresa da un altro essere umano, ma anche alcuni mammiferi sono in grado di decodificare certe emozioni.

La mimica della sorpresa coinvolge le sopracciglia, la fronte, gli occhi e la bocca. Le sopracciglia sollevate suggeriscono anche piuttosto che di sorpresa; gli occhi, spalancati indicano stupore. Si può essere sorpresi con interrogazione, con sbalordimento, con blocco del corpo.

La mimica nella felicità può essere rumorosa o silenziosa e si può esprimere con piacere fisico, eccitazione, con sollievo per aver evitato un pericolo, con eccitazione curiosità, con sorriso, strizzamento degli occhi, con bocca aperta.

La mimica nella paura presuppone occhi ben aperti e tesi, con la palpebra inferiore contratta e quella superiore sollevata e le labbra tese e stirate all’indietro. L’intensità della paura varia da una leggera inquietudine al terrore, e la variazione si può riscontrare nella mimica facciale; in particolare l’intensità viene notata negli occhi, e ancora di più nella bocca: negli occhi man mano che l’intensità aumenta si avranno le palpebre superiori sempre più sollevate e le palpebre inferiori sempre più tese; nella bocca si stirano sempre di più le labbra e l’apertura è maggiore. Non è detto che la paura si manifesti in tutte e tre le zone del viso: potrebbe manifestarsi in due zone, facendo rimanere la terza neutra. In questi casi si potranno avere le espressioni di apprensione e orrore. L’apprensione si verifica quando la parte inferiore del viso resta neutra, mentre l’orrore quando sono le sopracciglia a rimanere neutre.

La mimica nel disgusto rappresenta un’emozione che indica un sentimento di repulsione.

Il naso è arricciato, le labbra sono ritratte, le rughe di tutto il volto sono contratte .

e persone quanto tempo ci vuole per far sbollire la rabbia: ad alcune passa immediatamente mentre ad altri impiegano ore, continuando a provare collera per più tempo. L’intensità della rabbia può manifestarsi nella tensione delle palpebre o nella sporgenza dell’occhio, oppure da quanto sono serrate le labbra; a volte, le labbra possono essere così serrate da provocare un rigonfiamento del mento. Nell’espressione di rabbia a bocca aperta la maggiore o minore apertura della bocca dipende dall’intensità.

La mimica della tristezza è un sentimento di sofferenza.

Per quanto riguarda la sua mimica, essa può presentare l’alterazione della palpebra superiore: è impossibile mostrare tristezza infatti solo con il movimento delle sopracciglia e della fronte, senza coinvolgere le palpebre superiori. L’espressione delle sopracciglia, di solito, accompagna anche il movimento della parte bassa del viso. Quando ciò non accade, l’espressione indica tristezza leggera, oppure il tentativo di attenuare un sentimento più profondo. La tristezza è più profonda quando la palpebra inferiore si solleva. Spesso nella tristezza lo sguardo è abbassato, soprattutto quando insieme alla tristezza si mescolano sentimenti quali vergogna o sensi di colpa.

Se la bocca rimane ferma, c’è comunque un elemento che permette di individuare la tristezza, come le sopracciglia o le palpebre. La bocca è la parte del viso che crea più confusione, poiché l’espressione viene facilmente interpretata come disgusto o disprezzo: nella tristezza gli angoli della bocca saranno piegati all’ingiù.

Importante tristezza, varia da lievi sentimenti di malinconia all’estremo dolore del lutto. A livello estremo può non avere alcun segno evidente dell’espressione, a parte la perdita del tono facciale. Nella tristezza meno profonda e nel passaggio dal dolore acuto alla tristezza vera e propria sono presenti invece dei segni: gli angoli interni delle sopracciglia sono sollevati e ravvicinati, l’angolo interno della palpebra superiore è sollevato e può esserlo anche la palpebra inferiore; gli angoli della bocca sono piegati verso il basso e c’è un fremito delle labbra.

Un’intensità minore sarà rappresentata dal minore coinvolgimento delle aree facciali. A un certo livello compariranno nell’emozione il pianto e il tremito delle labbra, oppure un viso completamente inespressivo visto che si ha la perdita di tono muscolare del volto.

Le possibili mescolanze con la tristezza possono mescolarsi a diverse emozioni: tristezza e paura si manifestano con le sopracciglia e le palpebre della tristezza e la bocca della paura. Un’espressione del genere si manifesterà quando dopo un evento triste si viene a sapere di un nuovo possibile pericolo.

La nostalgia si presenta con la fronte e le sopraccigli della tristezza, e la bocca dell’espressione della felicità.

Il fingere con le espressioni, ovvero il mascherare le emozioni che si provano in un determinato momento che si acquisisce fin da bambini. Ai bambini si insegna, oltre a quello che non si deve dire, anche quali espressioni manifestare. Se ad un bambino si chiede di sorridere ad un signore gentile, non si richiede soltanto l’inibizione dell’emozione, ma anche di assumere espressioni false. Tuttavia non è affatto semplice fingere con la mimica facciale; questo perché siamo più abituati a mentire con le parole che con il volto. Le ragioni di questo possono essere varie; in primo luogo la società dà più importanza alle parole che ai segni del volto, perché è molto più difficile individuare una espressione nel volto che ascoltare il tono delle parole per capire se ciò che ci è stato detto è effettivamente vero. In secondo luogo è più facile falsificare le parole rispetto ai segni del volto. Ne consegue che si può scrivere ciò che si intende dire, riformulare le parole, quindi mentire a proprio piacimento. Utile seguire un video di scene senza audio. Le espressioni, poiché sono involontarie, a differenza delle parole.

Esiste una serie di osservazioni utili per capire se una persona sta mentendo o meno sono offerte dagli occhi che non mentono mai , dal viso che mostra indifferenza, da una vena di sorriso sottostante. L’esibizione è una performance, personale, professionale.

Ogni volta che mi espongo, mi sento osservato, giudicato, ma sono io che mi auto-osservo e mi giudico perché risento di tutte le mie esperienze d’incontro avvenute nel passato e dalla cultura sociale e morale prevalente. Poi certo che esiste un giudizio esterno come di fronte un vero esame.

Le emozioni sono condizionate dal sistema limbico e ipotalamico, dalla amigdala, pezzetto del cervello a forma di mandorla, dal cingolo che modulano insieme le emozioni. Queste a loro volta sono condizionate dalla catecolamine come cortisolo, vortioxetina, istamina, acetilcolina, noradreanalina, adrenalina, e da neurotrasmettitori del piacere come i neuro ormoni come serotonina, dopamina, endorfine, catechine. Tutte tali sostanze sono secrete dal sistema neuro endocrino e si immettono nel circolo dell’organismo umano.

Gli incontri emotivi dell’antico passato contribuiscono a creare in noi un vissuto, cioè significa come noi sperimentiamo le nuove esperienze soggettivamente, sino a vedere ciò nella importante patologia ciò che oggettivamente non esiste nel reale. La mimica espressiva rappresenta insieme al nostro corpo, cioé ad alcuni specifici disturbi corporei, come gli affetti si mostrano e richiedono meritata attenzione da parte del medico.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “Emozioni e mimica facciale

  1. Mi incuriosisce come si possano riconoscere alcune emozioni dalla mimica del viso, poichè non pensavo ad una corrispondenza così evidente.

    Ad essere sincera, non ho sentito in modo pregnanante la necessità di “contenere” le emozioni attraverso l’espessione del viso, per questo, forse, mi stupisce un linguaggio tanto dettagliato, mentre ho avvertito più volte l’esigenza di “mediare” le emozioni attraverso il corpo.

    Un esempio: da bimba ridevo alle volte sino a piegarmi, ma a tavola ero attenta ad essere “composta” vale a dire non alzarmi durante il pasto per noia, stare diritta, attenta a non “imbrattarmi” e cercavo di conversare a mio modo.

    Così anche il gioco era spesso un momento di pensiero e corpo, piuttosto che sfogo fisico: probabilmente poi si comprende emotivamente come dialogare meglio con alcuni aspetti di Sè, riappropriandosene anche attraverso percorsi analitici?

    Raffaella

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