Quando torni a casa la sera, picchia tua moglie. Tu non sai perché, ma lei lo sa benissimo …

Si tratta di un vecchio proverbio cinese, ma la religione islamina non si stacca da certi principi arcaici secondo i quali picchiare una donna farebbe parte dei diritti dell’uomo.

Ricordo che nel 2016 il presidente del Consiglio Centrale Islamico Nicolas Blancho, invitato a un dibattito politico alla tv svizzera DRS. Affermò qualcosa di simile.

Anche S. Paolo, all’inizio della religione cattolica, si legge nei Vangeli apocrifi, era convinto che la donna dovesse essere completamente sottomessa all’uomo e S. Paolo aggiunge tante altre osservazioni denigratorie la donna, si aggiungevano al suo pensiero dove l’allegoria la faceva simile al serpente: ma ci riferiamo a oltre 2000 anni or sono!

Il presidente islamico venne contestato e dovette tacere per un po’ di tempo quasi meravigliato delle proteste, ma poi riprese coraggio e aggiunse più sicuro che mai si giustificò sul fatto che picchiare le donne, se necessario, è iscritto e parte della libertà religiosa.

Mentre gli uomini eletti che finiranno nel paradiso islamico godrebbero in eterno delle cure di innumerevoli bellissime vergini, la donna islamica pur rispettata secondo il criterio islamico, non potrebbe neppure entrare in paradiso… Non voglio estendere e generalizzare a tutto il mondo islamico questi principi perché, sono persuaso che tali idee non sono di sicuro condivise dalla maggior parte degli islamici, ma solo da una minoranza, tuttavia è inquietante che il primo ministro possa fare certe affermazioni.

I preconcetti culturali che esistono ancora nella nostra società sono effettivamente scoraggianti.

Dopo l’epoca dell’impero romano, fra l’altro costituito da uomini assai maschilisti, la cultura del Medio Evo anche tardo, non è mai stata veramente superata a livello sociale nel nostro pianeta, e tanto meno riguardo alla suggestionabilità umana, nonostante la scienza attraverso la fisica, l’astronomia, la medicina, la psicologia clinica, abbia compiuto passi da gigante.

Le dipendenze da suggestione, da superstizioni, da condizionamenti operanti, quelli che creano gruppi, sette religiosa sataniche, KuKuxKlan, illusioni di appartenere a un involucro sociale non reale, ma fittizio e illusorio, non sono cambiate sin dai tempi antichi e sotto varie forme si ripropongono ancora oggi. La globalizzazione ha risvegliato il can che dorme. Attraverso i segni zodiacali, astrali, le costellazioni, le carte magiche, l’olio magico, il pensiero magico che non conosce distanza attraverso gli scongiuri, né spazio, né tempo sono davanti a noi in ogni circostanza difficile.

I pregiudizi sul destino gestito da altri è in aumento e alcuni giovani preferiscono persino l’Isis piuttosto che reagire al vuoto psicologico che circonda la loro esistenza.

La donna e l’uomo ancora oggi stanno attraversando un particolare senso di solitudine.

La paura della solitudine che è una situazione inevitabile nell’essere umano, paradossalmente può indurre le persone alla superficialità. La superficialità dei rapporti provoca maggiore solitudine.

I social network, utilissimi per certi versi, vorrebbero anche sconfiggere la solitudine, ma per alcuni versi potrebbero aggravarla, a meno che non sconfiggano la dipendenza oppure non ci si conti troppo, idealizzando in eccesso le varie situazioni che si possono creare.

L’incapacità di comunicare gli uni con gli altri è diventata apparentemente più facile, ma in pratica molto più difficile. Le possibilità di comunicare tramite chat, ecc, ha reso difficile ascoltare profondamente chi ci è vicino. Cosa lui o lei intende veramente dirmi?
Le ralazioni tra uomo e donna risentono di grandi distanze che convergono su obiettivi generici. 

Da un lato siamo in grado di usare molti meccanismi di difesa che la tecnologia ha aggiunto a altri scoperti dagli psicoterapeuti e psicoanalisti sin da tempi di S. Freud e Anna Freud, M. Klein per allontanare da noi lo spettro della solitudine per negare che sua attiva in noi e continui ad esista, dall’altro mentre l’uomo può trasformarsi in perfetto don Giovanni e avere se può, varie storie amorose e sessuali a ripetizione, per la donna non sperimenta altrettanto la stessa dinamica ed è inconcepibile giocare con un uomo sessualmente senza provare, oltre l’attrazione fisica alcune importanti affinità psicologiche.

Forse le ragazze hanno una percezione più profonda della solitudine. Forse sono più portate all’illusione, a credere alle bugie (anche inconsapevoli) dei ragazzi. Sono disposte a credere che con quel ti amo siano sinceri, anche se l’esperienza insegna che molti uomini per saziare la propria fame bio-fisiologica di sesso e di conferma della propria identità maschile, sono disposti a esprimersi in molti modi. Forse non c’è risposta. Forse l’unica soluzione è nella ricerca, nella fatica che comporta il conoscere, capire e accettare l’altro.
In fondo, siamo così in tanti che vivono su questo pianeta che esisterà sicuramente qualche partner, là fuori da qualche parte, che sarà in grado di aiutarci a condividere e non farci sentire tanto soli. Per ora , penso sia importante essere coscienti del fatto che la gente funziona secondi settori che a volta coesistono in modo incoerente dentro la mente delle persone. L’uomo e donna sono unità fisica e psichica dove le emozioni e i neuro-ormoni, acetilcolina, le varie catecolamine come il cortisolo la dopamina, la noradrenalina, sono due facce della stessa medaglia.

Il sistema nervoso centrale, il sistema endocrino, l’intestino che funziona come un secondo cervello, abilitano l’attivazione delle emozioni che ne sono il prolungamento, a funzionare in modo del tutto soggettivo e sempre mediate dal vissuto che noi abbiamo delle cose.

Il vissuto soggettivo è tale perché le esperienza sin dalla nascita integrandosi tra loro hanno creato tanti grilli parlanti che condizionano il nostro mondo interno al di là del suo regista che consideriamo metaforicamente l’Ego che dirige le nostre azioni , ma che dialoga continuamente con il proprio sentire.

Non è sorprendente l’esperienza della solitudine !

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “Quando torni a casa la sera, picchia tua moglie. Tu non sai perché, ma lei lo sa benissimo …

  1. Il proverbio cinese citato mi porta a riflettere sulla delega di una parte di Sé sulla figura femminile da parte di alcuni uomini in alcuni tristissimi contesti: si potrebbe per assurdo non conoscere affatto il motivo di alcuni propri comportamenti, ma agirli sull’altra.

    Anni fa ho potuto incontrare un uomo che, a differenza di quanto espresso nel post, nelle frequenti relazioni extra-coniugali non voleva assolutamente che le amanti pensassero che egli provasse per loro sentimenti amorosi. dopo una breve relazione sessuale la storia si interrompeva.

    Ciò dava una erronea, a mio avviso, illusione di sincerità, ma forse racconta un senso di inferiorità profondo da parte di questo signore…

    Condivido quanto una ricerca personale e costante che rinunci a idealizzazioni ingombranti rivolte a facili ripari sia al centro della propria esperienza anche della vita di coppia.

    In ultimo, pensavo come, forse, più che una maggiore rilevanza delle illusioni nella sensibilità femminile ci sia, evitando generalizzazioni, una attenzione a sentirsi e ad ascoltarsi in rapporto a quel secondo cervello?

    Raffaella

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