Omofobia

L’omofobia consiste nell’avversione, sia inconscia sia conscia dell’omosessualità, cioè di gay,  lesbiche, transessuali.

L’Europa la considera analoga al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo.

L’omofobia è considerata come aspecifica tra le fobie, appunto perché è determinata da una cultura sociale che ha tradito i punti di riferimento del passato.

Bisogna ricordare che in Italia, ancora attorno agli anni settanta dello scorso secolo per la maggior parte della gente i gay erano considerati un tabù, e venivano citati con espressioni non facilmente pronunciabili, come pervertiti, se non sotto appellativi dispregiativi quali recchione, checca, pollo, appartenente all’altra sponda, e anche parole volgari che non vale la pena citare.

Nell’ottocento del secolo prima, lo stesso S. Freud era intervenuto a favore dell’omosessualità considerando le tendenze di queste persone che pensavano di dover essere curate, come invertite, nel senso che l’oggetto sessuale era orientato come opposto a quello naturale: l’uomo verso l’uomo, anziché la donna , la donna verso la donna, anziché l’uomo. Siccome prima di Freud gli omosessuali erano perseguiti penalmente e imprigionati come criminali, lo psicoanalista riuscì a bloccare tale legge considerando gli invertiti non colpevoli, ma affetti da una speciale malattia psicologica che doveva essere sia rispettata, sia curata. Fu un grande cambiamento storico. In alcuni dei Paesi non occidentali, anche oggi, gli omosessuali sono severamente puniti e in alcuni casi addirittura uccisi.

Non è raro che nel mondo occidentale alcune persone si contengano pubblicamente, ma pensino che gli omosex siano ammalati e che debbano essere curati. Si sparge l’idea da parte di alcuni eterosessuali di una paternalistica pena verso di loro e implicita svalutazione. I movimenti omosessuali da parte loro hanno ingenerato un po’ di confusione nella Società dichiarando di essere geneticamente predisposti alla omosessualità e che quindi dovevano essere rispettati. Poi l’organzzzione sindacale degli omosex hanno creato il proud day. sfilando con orgoglio nelle strade delle città dichiarando di essere orgogliosi di essere omosessuali.

Un giudizio negativo nei confronti dell’omosessualità presuppone spesso la convinzione che l’omosessualità sia bio-patologica, socialmente pericolosa. Gli omosessuali, secondo gli omofobici sarebbero comunque da considerarsi anormali e psicopatologici perché la loro tendenza comprometterebbe il funzionamento psicologico della persona che ne presenta i sintomi. Tale valutazione diagnostica includerebbe quindi l’omofobia all’interno della categoria diagnostica dei disturbi d’ansia e rientrerebbe all’interno del quadro clinico di fobia specifica.

Le persone omofobiche non vorrebbero avere pregiudizi in se stessi, ma inconsciamente sono dominate dal loro mondo interiore che fa prevalere alcuni interlocutori interni , alcune voci che derivano dagli incontri ed esperienze antiche e che condannano come riprovevole l’esser diversi nell’orientamento sessuale.  L’omofobico è spesso ideologicamente rigido, non è giovane e appartiene a generazioni passate, è insicuro, pronto a condannare vedendo il male concentrato in una sola parte della realtà e facendola diventare capro espiatorio. L’omofobia può trarre nutrimento e soprattutto legittimazione da condanne ideologiche, religiose o politiche.

Vi é spesso negli omofonici paura di venire considerati omosessuali, e questo timore mi sembra importante perché potrebbe spiegare una possibile identificazione proiettiva di una parte di Sé che viene rigettata sull’altro omosessuale. L’omofobico spesso giustifica, scusa atti di violenza o di  di marginalizzazione e di persecuzione perpetrati contro una persona per via della sua reale o immaginata omosessualità, gli uomini femminei vengono spesso condannati come omosessuali, o femminucce. Gli omofobici sono spesso di basso livello d’istruzione, condividono idee religiose fondamentaliste, evitano ovviamente contatti personali con gay o lesbiche, frequentemente appaiono autoritari, sperimentano imbarazzo nei confronti del sesso, sono macisti nel comportamento.

Il punto è che spesso nei giovani l’omofobia può diventare causa di episodi di cyber-bullismo e di violenza. Inoltre il mobbing nei confronti delle donne e dei giovani che si sentono fragili sembra correlato all’immagine che il maschio vuol dare di Sé per inviare il messaggio di non essere né femminuccia, tanto meno omosessuale. Niente di più lontano dalla realta! Anche questo mi sembra un punto da considerare.

Secondo i dati del Dipartimento di Salute Pubblica i suicidi della popolazione gay, legati alla discriminazione omofoba in modo più o meno diretto, costituirebbero il trenta per cento di tutti i suicidi adolescenziali.

In linea generale, gli omosessuali sono oggi, non solo accettati dalle società occidentali, ma spesso anche considerati superiori come intelligenza e sensibilità, capaci di ascoltare e di identificarsi con gli altri. Le donne in particolare sono molto attratte dagli omosessuali, perché trovano loro simpatici, spiritosi, gentili, affettuosi e disponibili alla condivisione dei problemi esistenziali.

Lo statunitense Alan Downs, psichiatra e scrittore egli stesso gay, descive nel libro the Velvet Rage la sottile e strisciante rabbia che i gay coltivano profondamente in se stessi molto verso i loro padri, incapaci di aver fornito ai figli maschi un modello utile per creare un’identità adeguata. Padri di potere troppo impositivi, autoritari, narcisisti. Sono i cosidetti padri, uomini machi, violenti, pretenziosi verso i figli, stimolano nei figli stessi una rabbia causata dal non sentirsi accettati autenticamente, se non alle condizioni perfezionistiche e inaccettabili di questi padri. Le madri in tali situazioni, appaiono poco influenti perché vittime degli stessi mariti.

L’omofobico è anacronistico, poco flessibile, fragile e incapace di vivere senza mantenere i tradizionali punti di riferimenti culturali e sociali. Se la società cambia con ragione lui si oppone e condanna a sua volta.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

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