Gratitudine

Aristotele diceva che la gratitudine è un sentimento che invecchia presto….

Ringraziare significa esprimere riconoscenza, apprezzamento, ma perché questo sentimento invecchierebbe rapidamente?

Molte persone sono frustrate e si sentono impotenti e trascurano che quel che viene loro offerto, in regalo, trascurano l’aiuto che hanno ricevuto, quando qualcuno si è occupato di loro per affetto, per amore o per generosità umana.

Spesso il senso civico sollecita le persone a essere altruiste e generose e a regalare tanto di Sé con il piacere di aver donato e rendere felice il proprio simile.

Non accorgersi nemmeno che l’altro li ha aiutati significa essere chiusi nel proprio mondo infantile non relazionale. Tutto gli sarebbe dovuto, quel che egli ha ottenuto è sempre poco, perché l’ingrato si aspetterebbe molto di più, quindi per cui non ringrazia nemmeno, non apprezza quel che gli viene offerto magari spesso veramente poco, seppur l’intenzione sarebbe stata di offrire tanto.

Chi prende cura di noi quando siamo ammalati: cerca di fare quel che può anche se non può più di tanto, ma il paziente non ringrazia e pensa: perché dovrei ringraziare per cosi poco? Del resto è suo dovere – si sente dire.

Forse una madre in particolare o anche un padre ha promesso al piccolo/a una vita piena di soddisfazioni di meraviglie paradisiache, tante gioie che vivendo, ha poi deluso le illusioni del piccolo, il quale, divenuto adulto, è divenuto ingrato, scostante, arrabbiato perché rimane sempre deluso dalla realtà!

La sua vita assomiglia a un fiume di delusione e di diffidenza perché ai suoi occhi nessuno mantiene mai abbastanza le promesse delle quali egli si è illuso.
Può darsi che il clima familiare sia stato un grigio, un po’ arido, poco incoraggiante a ringraziare gli altri per qualche favore ricevuto, perché ha sempre prevalso in famiglia la diffidenza e così i figli crescono con tali basi educative piuttosto egoistiche.

Klein psicoanalista inglese, post freudiana, aveva trovato nelle sue ricerche sul neonato che, dopo varie vicende complesse e fantasmatiche, a circa un anno di vita, il bambino se il processo dinamico interattivo aveva funzionato bene, grazie all’amore materno che è riuscita a vincere le fantasie invidiose e avide con potenti sentimenti di gratitudine del neonato, al quale permette di sentire prevalere in se stesso potenti sentimenti di gratitudine e di restituzione verso la madre che ben lo ha ben gratificato e nutrito.

Questa situazione offre il via a un processo di crescita e di costruzione del Sé in modo sano e fruttuoso verso la creatività del bambino in potenza.

La persona grata sa rispettare gli altri e riconoscere l’atteggiamento con cui c’è l’intenzione di fare un piacere e sente di ringraziare, anche se non ha nei fatti, ricevuto niente.

Ringrazia la disponibilità per se stessa.

Penso che il sentimento di gratitudine riguardi la solidarietà umana e l’apprezzamento dell’essere umano, nonostante le delusioni, prevale l’ottimismo nella vita.

La gratitudine offra la strada alla felicità

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

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