Negare il crescere degli anni

C’è una delle tante modalità per ridurre l’impatto psicologico dei propri anni che crescono: negandoli attraverso l’attività che si sta svolgendo, proprio aumentandola con nuovi impegni, soddisfacendo alcune ambizioni con lavori paralleli a quello principale.

Specialmente in un’epoca durante la quale il lavoro è scarso, almeno in Italia, lavorare di più dopo una certa età può significare inconsciamente comunicare a se stessi, di valere maggiormente: prendersi tante rivincite alla faccia delle frustrazioni passate, compiacersi della propria accresciuta esperienza che viene riconosciuta dalla società che ti premia e ancora richiede la tua professionalità e forse anche più di prima!

Sorge in alcune persone un senso di onnipotenza, di invincibilità.

Infatti la propria resistenza fisica e mentale allo stress viene scoperta dalla coscienza e si scommette su questa solo quando si è dentro a quella età non più giovanile.

Alcune persone sperano, proprio quando c’è un po’ di decadenza fisica e mentale di entrare in una nuova epoca dove le frustrazioni sono molto ridotte, dove l’autorevolezza conferisce all’esperienza consumata e agli stessi anni già collezionati un senso di unicità e di una certa importanza di Sé!

Si può diventare un po’ vanitosi con voglia di esibire la propria ricchezza che l’esperienza ha fornito.

Anche la salute del corpo per coloro ai quali gli acciacchi sono ancora pochi, può essere motivo di vanto!

Negli anni di giovinezza si poteva essere insicuri, cagionevoli, malaticci, di salute, demoralizzati per un nonnulla, o poco professionali, spesso criticati, troppo trasparenti nel mondo sociale!

Ma ora: Bello, mi sento giovane e produttivo, non smetterò mai di lavorare perché mi piaccio così, amo il mio lavoro che mi offre tante soddisfazioni!

Normalmente, con il crescer degli anni, entrando all’incirca verso i 60 anni, come si dice nella proclamata terza età, le persone s’accorgono di essere meno motivati a svolgere la solita routine, seppur spesso interessante.

Ma la routine non interessa più tanto.

Anche se i giovani non trovano lavoro, sono invidiati da alcuni incanutiti perché vorrebbero avere, quanto spicca nei ragazzi, il loro stesso entusiasmo.

Beati loro che hanno tante energie, tanto entusiasmo come un tempo avevo anch’io!

Quel che accade nella terza età consiste nello svelare a se stessi di non aver più le stesse forze di un tempo giovanile, ma sopra tutto ci si accorge che decade la motivazione a fare…

Tale malinconia che prende alcune persone non più giovanissime o promuove una consapevolezza dell’ineluttabile e poi o con il tempo si rasserena, oppure stimola una competizione con l’angoscia d’invecchiare.

Nascono Centri di benessere, di estetica anche per gli uomini, grandi consumatori anche dei Centri di Chirurgia specialistica per alzare gli zigomi facciali, togliere il doppio mento, blefaroplastica.

Gli odontoiatri bravi e specializzati in chirurgia si danno un gran da fare con i denti bianchi.

Chi soffre di allopecia androgenetica, pensa a possibili trapianti di capelli affinché coprano i crani maschili che diventano sempre più lucidi.

L’acido ialuronico diventa sempre più apprezzato per cancellare le rughe e i dermatologi sono molto richiesti per risolvere parzialmente i problemi del volto.

Il laser lavora per toglier i peli superflui.

E i chirurghi estetici del naso non perdono il loro tempo.

Le palestre sono sempre più specializzate per venire incontro ai loro clienti anche con il personal trainer.

Che dire della sessualità di mezza età? I ginecologi, gli urologi, ma in particolare gli andrologi ancor più sono interrogati da uomini.

Questa attenzione verso il proprio Self se non diventa un’ossessione, certamente può far bene complessivamente alla salute.

Continuare a lavorare con passione vivifica l’organismo, ma negare onnipotentemente l’invecchiamento biologico non lo elimina affatto.

Al contrario aumenta lo stress, si lavora di più e la frenesia può in alcuni casi trasformare l’attività e lo stile di vita in una compulsione patologica: ITSO, (inability to swich off, oppure in workaholik)

In altre parole ci sono persone che accompagnano il crescer dell’età elaborando in se stessi ciò che è inevitabile e accettano i vari segnali che il corpo –mente trasmette nei modi più svariati, in particolare la demotivazione come segno di stanchezza, non soltanto fisica, ma psicologica.

Le giuste cautele per la salute sono utili e prendersi cura di se stessi è buon proponimento.

Altre persone che negano e aumentano lo stress combattono contro i mulini a vento e vivono male.

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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