Mi guardano mentre mangio  

Alcune persone, in genere donne, ma anche uomini, mi hanno scritto di sentirsi imbarazzati mentre sono osservati quando mangiano: chi si sente in difficoltà davanti alla suocera, chi davanti a alcune amiche: chiedono il mio parere.

Se mangiare implica mantenere una certa educazione secondo un galateo del saper stare bene a tavola, potrebbe succedere che una giovane donna si senta giudicata come se non fosse sufficientemente educata nel saper stare a tavola?

Si dovrebbero mangiare riducendo il cibo in piccoli bocconi, portarli alla bocca senza spalancarla. Sarebbe bene masticare e deglutire non mangiando troppo in fretta, ma nemmeno troppo lentamente per non staccarsi dal ritmo degli altri commensali.

 Il tovagliolo andrebbe tenuto elegantemente per pulire la bocca tamponando eventuali macchie alla bocca,

Stare attenti al cibo che richiede un lavoretto delicato per essere masticato, per non trovarsi in difficoltà nel gestirlo e per non sporcarsi troppo le mani o altro nel vestito, per esempio un cibo coperto di salsa di pomodoro e di olio.

Tuttavia non sarebbe una buona idea aiutarsi con le mani anche cibi difficili come canocchie, scampi, ecc, che potrebbe metter in difficoltà.

Per esempio, sarebbe meglio evitare la pasta lunga e scegliere quella corta e anche le verdure cotte a quelle crude, a meno che non ci senta sicuri di riuscire a tagliare in piccoli pezzetti o comunque a disimpegnarsi senza difficoltà a mangiare ciò che si desidera.

Chiedere aiuto al cameriere per liberarsi da eventuali difficoltà e responsabilità!

All’estero possono esserci usanze diverse delle quali è bene tener conto!

Per esempio, nei ristoranti orientali e medio orientali potrebbero non offrirti l’alternativa della forchetta e coltello, non mangiare seduti come in Occidente, ma sarebbe educato adeguarsi ai costumi locali.

Il buon esempio che si offre agli altri commensali, li aiuta ad adeguarsi in modo spontaneo.

L’imbarazzo di alcune persone che sorge quando sono guardate da altri, potrebbe essere originato da una insicurezza rispetto all’educazione sociale rispetto al cibo che ciascuno sente carente in se stesso.

Altri ragioni si potrebbero ricercare in altri e più profonde motivazioni.

Ci sono persone che temono di prendere peso e assumono una alimentazione disordinata per non ingurgitare troppo cibo.

Non possono stare al passo di altri.

Conoscendo ciò, possono sentirsi maleducati e inadeguati perché temono di essere scoperti nel comportamento, quando usano alcune ingenue strategie per non mangiare tanto.

Può succedere il contrario: alcune persone puniscono la propria avidità, sia inconsci, sia conscia e essere guardati da altri, genera in loro un forte imbarazzo: quanto mangi poco, quanto mangi smisuratamente è per questo che non sei in forma!

Sono alcune fantasie che si sprigionano in quel momento del pasto. Le anoressiche e bulimiche sono spesso colpite da imbarazzo. Così può succedere alle vegane!

Chi ha gusti particolari può essere ugualmente imbarazzato!

Chi è allergico a certi ingredienti deve mettersi in vista per assicurarsi che il cibo non contiene quel che non farebbe loro bene alla salute!

Ci può essere in alcune persone il sentore generale secondo il quale mangiare in pubblico è sconveniente e non godere dell’atto sociale.

Significa per loro render conto a qualcuno di qualcosa di intimo e di come si mangia. Si tratta di mostrare come ci si veste, cosa si indossa intimamente: qualche parte nuda potrebbe essere vista?

Alcuni animali, per esempio i predatori temono che il cibo possa essere sottratto da altri animali e spesso sono istintivamente propesi a nascondere ciò che mangiano. Alcuni mangiano di nascosto e in un secondo tempo dopo aver messo da parte ciò che agognano mangiare.

Gli esseri umani non sono predatori, ma non tutti amano socializzare ciò che mangiano. Proteggono il cibo e lo nascondano e desiderano mangiare lontano dagli sguardi dell’altro e mangiare in santa pace!.

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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