Molestie sessuali alle donne, the harassment at work

L’argomento è continuamente dibattuto nelle varie trasmissioni televisive, nelle radio, nei giornali e altro, in particolare da quando a Hollywood qualchestella ha lamentato di essere stata costretta molti anni prima a concedersi sessualmente a uomini di potere, registi, produttori e altri che nel cinema amaricano contavano per la carriera delle aspiranti attrici.

Il potere di alcuni uomini di successo in qualunque settore della vita economico-politica, culturale e anche artistica ha spesso alimentato uno scambio indignitoso.

Nei secoli passati, prima ancora che nel mondo egiziano poi greco-romano, la donna serviva l’uomo spesso come una schiava. In seguito, per esempio nel primo e tardo medioevo, poteva verificarsi uno scambio spesso inevitabilmente forzato e senza alternative.

La donna era costretta ad immaginare il proprio corpo anestetizzato per subire e concedere all’uomo di potere, magari la propria verginità, e in cambio di niente, oppure di favori, nei casi nei quali la donna fosse di casta elevata.

Non sempre la donna subiva, spesso poteva contare su alcune virtù estetiche che le consentivano uno scambio per lei considerato normale e dignitoso. Può infatti essere una scelta femminile, ovviamente da rispettare.

Nei Paesi molto poveri la prostituzione è a tutt’oggi triste, ed è la norma che le donne accettano e subiscono per vivere, ma le varianti nel mondo globalizzato appaiono tante e troppo diffuse.

Nel mondo del lusso ci sono le escort, cioè le accompagnatrici che esercitano una professione di scambio sessuale per scelta e quindi rispettabile, anche molto redditizia; insomma il fenomeno non richiede particolari chiarimenti.

Ci sono le porno-divespesso ottime attrici che esercitano con piacere la loro professione, anche divertendosi.

La donna è e deve essere libera di comportarsi come meglio crede: ciò che non si vuole consiste nel non godere di tale libertà, quando lei cioè si sente costretta in qualche modo a subire ricatti, limitazioni nella propria professione, mobbing, e paura di perdere il posto di lavoro perché si è rifiutata di concedersi al capo.

Il fatto stesso di avere paura a volte a priori mette la donna in condizione di subordinazionee in contraddizione con se stessa. Spesso la donna si percepisce insicura e fragile e sorgono in lei gravi sensi di colpa rispetto al proprio comportamento di rinuncia o di accettazione delle richieste maschili.

Alcune donne non hanno dubbi e sanno come comportarsi adeguatamente.

Ci sono invece donne che non godono di grande autostima e perciò vorrebbero scambiare le loro virtù sessuali ma senza successo perché non sono scelte, né poi si sentono all’altezza e libere di fare avanche.

E’ scoraggiante pensare che tale luogo comune di comportamento divenuto in certi contesti una consuetudine radicalizzata sin dalla storia antica, possa equivalere a una conferma in certe donne addirittura della propria femminilità.

Quello che personalmente non sopporto riguarda l’uomo. Mi sono già espresso diverse volte a proposito del femminicidio.

Il potere dell’uomo confermato dalla propria posizione sociale, si esprime nel bisogno infantile di una parte del Sé che lo spinge a possedere tutto ciò che gli viene in mente e quindi anche il corpo femminile.

Il punto è che il concettodi possesso su esseri umani, da anni è stato abolito dalla maggior parte delle società in forza di una vergogna sociale indicibile, se assumiamo che la donna viva in Stati che considerano importante il principio del diritto.

Direi che gradatamente la donna ha acquistato seppur molto lentamente, dignità sin dal 1789, cioè dalla Rivoluzione Francese.

Perché allora l’uomo non si rende conto che fare sesso con una donna quando lei non lo desidera in cambio di qualcosa che egli è disposto a concedere equivale a una vergogna prima di tutto per lui stesso?

Dal punto di vista del rispetto di Sé, di volersi un po’ bene, l’uomo dovrebbe essere felice solo quando è ricambiato nella relazione umana affettiva, sessuale.

Che vantaggio c’è, al di là dello stesso atteggiamento criminoso, esercitare il potere o addirittura il compiacersi di tale onnipotenza che consiste nel prendersi la donna con il ricatto o peggio ancora con la forza?

Tali atti rappresentano solo il disprezzo prima verso se stessi e poi verso la donna che cede.

Non vedo alcuna dignità nell’uomo e nella sua identità nell’agire in tal modo.

Quegli uomini sono prima di tutto da essere considerati sfigati poiché si compiacciono di una potenza/possesso e lo mostrano quasi se avessero conquistato un trofeo e non il piacere di essere desiderati.

Tali atti di disprezzo verso la donna sembrano derivare da seri problemi di indegnità mai risolti nel passato,

Tutto ciò che scrivo avrebbe l’intenzione di salvaguardare i sani e disinvolti approcci con fine amoroso e le avanche che non dovrebbero essere sacrificate per nulla, anzi dovrebbero essere incoraggiate! Ma come possono le giovani donne offrire una certa confidenza agli uomini per aprirsi in conoscenze, se nel mondo maschile nel lavoro non c’è fiducia?

Molte donne scoraggiate  spesso per le esperienze personali, spesso per i consigli ricevuti da padri e madri amiche e amici di evitare di aprirsi socialmente per timore di un agguato di natura sessuale di qualche tipo?

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
__________________________________________

E tu come la pensi? Scrivimi un commento o una domanda sull'articolo...

Rispondi