I ricordi di belle vacanze nutrono i pensieri di momenti uggiosi

Parlando di vacanze estive ogni anno si vede che molta gente rinuncia a muoversi dal proprio posto di lavoro, spesso per necessità d’impegni oppure per ragioni di scelta, ma in particolare a causa di motivi economici.

Le vacanze sono spesso intese nell’atto di recarsi a ritrovare lo stesso posto nel quale da molti anni si è costituito una specie di quartier generale, sia perché si possiede una casa o un qualche alloggio, sia perché si prenota di anno in anno per assicurarsi l’accoglienza sicura e psicologicamente rassicurante degli albergatori.

Ci sono villeggianti abitudinari che fanno dell’abitudine la loro stabilità, serenità, certezza.

Ci sono altri vacanzieri che sentono il bisogno di cambiare sempre la meta delle loro destinazioni, sia domestiche, sia fuori Italia: gli esterofili, extraeuropei.

In tutti i casi ho notato che lo spazio delle vacanze, quando riesce a distrarre i protagonisti senza stressare, non solo giova al momento, ma in particolare giova in seguito al ritorno, davanti e lungo i mesi dell’autunno e dell’inverno. In primavera, quando si può ancora contare su nuove vacanze, i ricordi dell’anno precedente funzionano da stimolo propositivo condito da ottimismo e fiducia dal fine di replicare le belle esperienze, anche se non ci si può bagnare due volte nella stessa acqua che scorre.

Durante i mesi che seguono le vacanze vissute in bei o interessanti posti, si vive di rendita, di ricordi, di immagini, si usano fotografie per rievocare momento piacevoli e simpatici.

Le fotografie come cartoline, le immagini come leopardiane rimembranze, si sono nella nostra mente trasformate in icone, emoticon, faccine, come in facebook, e rappresentano simboli di piacere e di emozioni.

Basta poco tempo per recuperare l’atmosfera anche un po’ sognante, anche un po’ trasformata in meglio di quanto non fosse.

Lo spirito è felice e gode dell’esperienza che si vorrebbe ripetere.

Certo che se le vacanze sono andate male, si vorrebbero dimenticare, invece di rievocarle!

Ma ho potuto notare che anche quando l’esperienza di avventura è stata leggermente traumatica, a volte noiosa, e spesso anche ripetitiva e quindi un po’ deludente, durante i mesi dell’anno si modifica colorandosi gradatamente di rosa.

Questo è anche il vero senso della vacanza, di riempirsi cioè di immagini nella nostra memoria che siano solo positive e piacevoli.

Spesso alcuni momenti di convivenza, con la famiglia o con i partner, sono stati pesanti, ma questi momenti si assottigliano nella mente e si sfasano per lasciare il posto al bisogno sognante di ricordare il meglio.

A distanza di anni poi, a meno che l’esperienza vacanziera non porti con sé forti traumi, diventa un titolo di merito.

Raccontandosi ad amici durante una serata di pioggia, durante giorni uggiosi e anche a persone che non si conoscono bene, entra l’argomento isole, spiagge, viaggi e in alcuni casi fortunati, visite di Paesi del mondo.

Siete stati in India, in Brasile, in Usa? e così via …

I Paesi effettivamente visitati fanno titolo d’onore. Se ne parla con orgoglio e, a distanza di tempo, appaiono bellissimi come tante figurine di cui si fa collezione, ricchezze accumulate nella vita. Questo Paese mi manca, questo ce l’ho!

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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