Cittadini che aiutano altri cittadini durante il Covid-19

Mi sembra una buona idea che i sindaci nominino alcuni cittadini volontari nelle varie Regioni italiane affinché aiutino sorvegliando le comunità: il fine è solo quello di impedire le pericolose aggregazioni di questo periodo delicatissimo a maggior rischio di contagio.

Insieme a polizia e militari dovrebbero aver un compito importante, limitato però solo al civile e gentile aiuto, ma mai per sanzionare infrazioni: si tratta soltanto di intervenire, se e quando utile, per agevolare e sorvegliare possibili distrazioni che si traducono in inavvertiti e pericolosi assembramenti. La movida in questo periodo del virus, per tanti motivi animata da entusiasmo, può generare troppe facili inavvedutezze nelle persone e quindi rovinose aggregazioni.

E’ assolutamente necessario, come è noto, fare attenzione a non interrompere il processo di isolamento del Virus poiché questa strategia rappresenta per ora l’unica strategia per debellarlo.

Appunto poiché il distanziamento sociale rappresenta l’unico vero mezzo per vincere la guerra con questa malattia, ho pensato che, forse, concentrandosi e mirando su tale obiettivo, l’igiene delle mani, il distanziamento sociale e le mascherine, avremmo ottenuto discreti risultati dopo un blocco di arresti domiciliari di solo due settimane.

Avremmo potuto contenere il danno all’Economia del Paese?

In altre parole, il Governo sin dall’inizio dell’epidemia avrebbe potuto investire ogni energia verso questo obiettivo senza il totale e prolungato blocco a casa?

Non intendo riferirmi come modello ad alcun atteggiamento politico assunto da altri Paesi, come il Regno Unito, oppure la Svezia: entrambi hanno tentato di mettere in atto strategie che avevano il fine di raggiungere senza troppe perdite l’Immunità di Gregge.

In fondo molti altri Paesi del Nord e Continenti, come gli Stati Uniti o la Russia, hanno cercato una via per non bloccare la gente casa al fine di salvare sia la vita ai cittadini, sia l’economia generale per quanto possibile. Forse non sempre hanno fatto i conti opportuni con la realtà e diffusione del virus. Si è visto che i Paesi che non hanno aderito al lockdownhanno subito in seguito grosse perdite, ma si potrebbe dire che anche l’Italia, sebbene abbia adottato il blocco a casa per due / se non praticamente quasi tre mesi, ne abbia subito minori perdite.

La strategia da assumere per combattere il malefico virus è ovviamente molto complessa e dipende oltre che dagli studi della Sanità, dalla Politica, dall’Igiene di un territorio e dalla densità della popolazione dalla geo-struttura dell’ambiente e da tante altre variabili inferiori.

Non vorrei mai essere a capo del Governo, ben si intende!

Mi domando: che differenza c’è tra la fase 1 e la fase 2?

Oggi dopo tre mesi, seppur fuori di casa, abbiamo oggettivamente lo stesso bisogno prima: mantenere le distanze, mascherine e rigorosa igiene. Direi che la situazione sia più complicata di prima, perché occorrono grossi investimenti e attenti studi che prevedano la possibilità di riprendere ogni attività, mantenendo la sicurezza di un contagio che se ritornasse ci porterebbe ad una situazione più grave che a tre meso or sono.

Nella fase 2 dobbiamo stare attenti, essere meno distratti e meno trasgressivi nel contatto interumano, esattamente come nella fase 1 o meglio molto di più, perché questa volta non siamo bloccati casa. E’ ovvio che sia così!

Per questa ragione abbiamo bisogno di un aiuto di volontari che contribuiscono a non essere distratti, senza autoritarismo, ma solo in amicizia con lo spirito di collaborazione che avrebbe il primo cittadino.

Certo che penso che il blocco a casa sia servito ad un rallentamento della propagazione del contagio che aveva iniziato in Lombardia e dintorni a mietere vittime ad una velocità veramente angosciante. E’ servito anche a permettere un’organizzazione che consente di costruire protocolli per vivere la fase 2 con un minimo di garanzia!

Ma se tutto quel di cui oggi c’è bisogno per riprendere la vita, dopo questo oscurantismo mediovale durato tre mesi, fosse stato pensato sin dall’inizio, non avremmo potuto imparare a convivere con il virus in modo oculato e intelligente?

Perché non pensare subito seriamente ai protocolli che oggi si rivelano indispensabili per far coesistere i vari gruppi nella comunità.

Mi sembra che i vantaggi siano apparsi, ma quali sono gli svantaggi?

Quel che si sta facendo ora, includendo anche una sorveglianza civile da parte di tutte le forze di polizia e militari del Paese, e anche delle diponibilità del volontariato con protocolli severi per evitare il contagio, avrebbe potuto essere organizzato dopo due settimane di quarantena?

Naturalmente mi rendo conto del fatto che: il virus è sconosciuto ancora oggi, se non proprio del tutto, che il mondo era ancora impreparato a gestire un cataclisma che in tale estese proporzioni mancava da cento anni. Che dire della burocrazia in Italia,  che dire dei  mezzi economici di programmazione del nostro Paese! Le strutture per creare una situazione che consentano di andare al lavoro al ritmo di scansioni programmate e oculate sono scarse.

Molti osservatori suggeriscono che gli Italiani, in quanto trasgressivi e inaffidabili, non avrebbero mai potuto assumersi una tale responsabilità di non trasgredire e di comportarsi con una certa saggezza e buon senso!

Ecco io non credo a ciò. Penso che gli italiani siano pienamente in grado, più di altri cittadini di altri Paesi democratici occidentali e liberali, di sostenere con dignità il serio compito di non ledere a se stessi ed ad altri, se ben convinti dell’alternativa del rischio!

Come dovrebbero essere persuasi gli Italiani a comportarsi con il buon senso in situazione di crisi come questa che ci è capitata? Essendo trattati come persone adulte, con fiducia e rispetto, sapendo apprezzare nei più giovani il loro sforzo e con grande solidarietà umana nella comprensione delle difficoltà individuali!

Il messaggio potrebbe suonare. Io comprendo lo sforzo che fai, ma se ci riuscissi, salverai te stesso e gli altri e tutti non cadremo in una grande crisi economica quale mai avremmo assistito!

Se ami la libertà e preservi la tua dignità e quella degli altri, non essere distratto e tanto meno stupidamente trasgressivo! Collabora al massimo e veramente adoperati nel fare quel che puoi con coscienza!

Metà della popolazione italiana nei mesi di Marzo-Aprile, tra anziani e giovani studenti e non lavoratori, che non usciva di casa perché aveva paura del virus e non sapeva dove andare essendo gli esercenti chiusi. Se l’altra parte della popolazione, attraverso rigidi protocolli ben studiati come si fa oggi, avesse potuto accedere alle diverse attività considerando che molte di queste che sono di servizio, già funzionavano, l’Italia non si sarebbe fermata.

Quanti contagiati, quanti malati, quanti morti? Certo non lo possiamo sapere, ma immaginare si.

Dovremo convivere con il virus-19 chissà per quanto tempo, mentre non sappiamo se e quando la qualità della vita sorgerà.

Preferisco imparare subito a convivere con il nemico invisibile, inodore, inconsistente …

Tutti i Paesi del mondo hanno fatto errori nell’affrontare le situazioni della pandemia che è precipitata, e i miei pensieri non vogliono costituire una critica a come le cose sono andate con il nostro Governo. Penso con quanto detto di aggiungere un’ipotesi che si basa su uno sforzo immane di contenere le vittime del virus e della Sanità in genere e contenere l’economia.

Se si deve fare trenta, tentiamo di fare trentuno o trentadue….

Vedremo in futuro quale metodo si prenderà in considerazione …

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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