Perché la musica può far paura

Se ascoltiamo con una minima educazione musicale per esempio le Quattro Stagioni di Vivaldi non possiamo non accorgerci che durante l’ascolto si sprigionano molte emozioni.

Queste emozioni spesso rimangono attive nella psiche per un po’ di tempo.

E’ esperienza comune che mentre ascoltiamo una melodia si accendano ricordi e sensazioni che soggettivamente colleghiamo a quella particolare musica o che la forza di questa accresca le emozioni che stiamo vivendo.

La musica produce uno tra i linguaggi dell’anima, una parte che si esprime con corde emotive universali, quelle che sostituiscono le parole.

La musica di Mozart è spesso consigliata e utilizzata dai musico-terapeuti per essere ascoltata perché contiene proprietà curative grazie alle note che giungono spontanee a chi le ascolta, prima ancora che possano essere mediate dal pensiero: si percepiscono infatti pure e genuine come acqua sgorgante prepotentemente da un ruscello.

In base alle differenze culturali di chi ascolta e in base all’età in cui si ascoltano i vari brani, il potere di certe melodie può essere tanto potente quanto universale.

Ciascuno di noi può interpretarle a modo proprio, considerando che le differenze culturali che ci distinguono sono tante e variopinte.

Anche la poesia ha una lirica vicina alla melodia musicale e scatena una infinita gamma dei colori emotivi che si coniugano con le nostre emozioni: gioia, tenerezza, senso di sgomento e paura, tristezza, senso di noia, esaltazione e trionfo, ansia, erotismo e altre ancora. Proprio per questo possiamo ritrovare nella poesia le nostre emozioni e addirittura accorgersi di provarle grazie alle parole dei poeti e così di farle nostre.

Certe arie musicali possono offrirci un senso di eternità, quella che Freud nel Disagio della civiltà del 1929/30 descriveva come un sentimento di appartenenza all’universo. Nonostante Freud non amasse la musica e fosse anche laico, descrive l’ascolto poetico come un sentimento religioso, di grandezza, un sentimento oceanico.

La musica può però anche spaventare perché ad esempio certi brani stimolano in maniera inconsapevole una  rivisitazione di ricordi, esperienze emotive anche traumatiche.

Queste esperienze, in parte rimosse, possono riaffiorare provenendo dal mondo interiore e prendendo la forma di emozioni: certi suoni e colori si intersecano con i nostri ricordi significativi invadendo la nostra mente, il nostro mondo interiore.

Tutto ciò cambia a seconda dell’età, della personalità, della  esperienza e della conoscenza musicale e della capacità associativa e introspettiva di chi ascolta.

Torniamo alla poesia. Se pensiamo all’Infinito di Leopardi vediamo come l’alta lirica poetica e l’alta lirica musicale si rispecchino reciprocamente nelle emozioni.: … profondissima quiete io nel pensier mi fingo;  ove per poco il cor non si spauraCome se la lirica poetica diventasse musicale, il Poeta sente di provare  sensoriali stati di spavento di fronte al profondo silenzio. E ancora: … così tra questa Infinità s’annega il pensier mio: E ’l naufragar m’è dolce in questo mare

Nel mare dell’infinità e del senso d’immensità, il pensiero si annega e provoca in me una sensazione di dolcezza.

Penso che la musica e la poesia abbiano un potere cosi intenso da far percepire al di là della dimensione del corpo la nostra dimensione dell’anima. Una dimensione che normalmente non tutti conoscono. Certamente la musica arriva in maniera più immediata mentre la poesia richiede una conoscenza intellettuale e culturale più sviluppata.

Con anima, ovviamente in senso laico noi intendiamo non sono la spiritualità, ma anche un luogo e una dimensione psichica nella quale risiedono valori e virtù quelle che esaltano il nostro senso di umanità.

L’ascolto di una musica sublime può generare un vissuto di esaltazione di Sè.

La commozione che deriva da questa esaltazione può farci percepire una gratificazione come avessimo ottenuto lode e premi per noi stessi. Ciò conferma che esiste un modo per raggiungere l’anima, toccare la dimensione dei valori, e il senso di umanità.

La psicoanalisi è una scienza e tecnica ermeneutica che per mezzo dell’interpretazione mira a curare ma anche a toccare la ricchezza psichica interiore del paziente. Per molte persone il mondo interno è percepito vagamente, ma se la persona sperimenta emozioni rendendosi consapevole che gli appartengono, essa stessa prova una sensazione di fiducia, di forza e di ottimismo.

Tutte le arti specialmente se coltivate con passione e concentrazione possono aprire le porte alla dimensione dell’anima.

Molte persone hanno paura delle emozioni, loro e altrui spesso senza esserne nemmeno consapevoli: la sensazione di paura che una certa musica può suscitare in noi genera una stato d’animo che si accosta a un sentimento oceanico tanto sublime quanto avvolgente. Per qualcuno questa sensazione è quasi soffocante perché può generare un vissuto di rapimento e di non poter tornare più indietro.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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