Sindrome della rassegnazione

Sindrome della rassegnazione

Tale sindrome è stata diagnosticata in Svezia tra gli adolescenti che sono figli di immigrati ai quali è stato negato l’asilo: penso si possa affermare che questa sindrome sia caratterizzata da sintomi che sono conseguenti al rifiuto, in particolare quando i soggetti rifiutati sono psicologicamente deboli ed impreparati all’evento stesso.

La Svezia è un Paese molto accogliente e chi ne prende contatto vive fin all’inizio in un ambiente evoluto e paradisiaco, che lo accetta con sorrisi e tanto lusso, che può cambiare tanto in meglio la propria vita.

Ma la decisione governativa di respingere chi è inizialmente stato il benvenuto genera un contrasto maggiore, una disillusione inaccettabile per alcuni, visibilmente per certi bambini, ma anche alcuni adulti. E’ difficile metabolizzare il rifiuto che avviene per decisioni amministrative o anche politiche, quando si credeva di essere già in paradiso.

Ma la sindrome riguarda, a mio parere, anche gli adulti, quelli che possono cadere in una sorta di passività come abulia e letargia e in qualche caso i pazienti manifestano una patologia catatonica.

Infatti il rifiuto può essere vissuto a livello inconscio come indegnità, che in soggetti fragili può essere sperimentato come non avere il diritto di esistere. La passività esasperata, letargica e spesso assai pericolosa, indica a livello somatico cosicché il soggetto si lascia morire perché egli inconsciamente si considera nel suo vissuto come già morto.

Ma la sindrome psichiatrica di Münchhause potrebbe assomigliare alla sindrome di rassegnazione, se si prende in esame una possibile tendenza, meno inconscia, di entrambe le sindromi a comportamenti isterici.

La sindrome Münchhause può manifestarsi con due modalià differenti: la prima diretta e la seconda indiretta.

Nel primo caso il  paziente tende in modo compulsivo a fingere malattie al fine di essere accettato dal medico e ricevere attenzione. Spesso chi soffre di questa sindrome si sottopone a una moltitudine di esami medici con il fine di confondere il proprio bisogno egocentrico di attenzione con patologie da curare.

Nel secondo caso si è osservato clinicamente che alcuni soggetti hanno messo in atto danni a sé e addirittura alla famiglia per ottenere una sorta di compassione e di accoglimento.

La sindrome di Münchhause non va confusa con il disturbo di ipocondria che è una patofobia nella quale l’ansia del soggetto che teme di essersi ammalato di malattie gravi come un tumore, lo porta in continuazione da medici per ripetute verifiche. Anche in questo caso il bisogno del soggetto di attenzione è presente, ma l’ansia è in primo piano che lo porta dal medico per scongiurare ciò che alcuni sintomi lo hanno allarmato riguardo la sua salute e minaccia di vita.

Tutte queste patologie vanno prese seriamente in considerazione a livello sanitario e anche se appaiono plateali e teatrali non debbono essere trascurate come un tempo si svalorizzavano le sindrome di tipo isteroidi

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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