Senso di inadeguatezza dei giovani verso il futuro

Senso di inadeguatezza dei giovani verso il futuro

Nel 1929 S. Freud pubblica il saggio psicosociologico Il Disagio della civiltà nel quale descrive come la necessaria civilizzazione sociale possa creare angoscia diffusa nella gente.

Si tratta a mio parere di una visione romantica dell’autore che presuppone che la spontaneità umana delle pulsioni biologiche siano incapsulate dalle normative educazionali e che sortiscano un effetto repressivo nella naturalità della gente.

Per Freud uno dei principali interlocutori psichici interiori, il Super-Ego, genera un senso permanente di colpa e quindi di angoscia mantenendo un stato depressivo nei Paesi della comunità occidentale, fondamentalmente nella vecchia Europa.

La depressione generalizzata negli uomini di conseguenza, anche se minima, deriverebbe quindi da un senso di colpa interiore a causa dell’inconscio tentativo di esprimere da un lato le spontanee pulsioni aggressive e dall’altro il meccanismo inconscio promosso dal Super-Ego che costringe alla rimozione bloccando socialmente ogni manifestazione di Tanatos.

La rimozione si svolge inconsciamente, mentre al contrario la repressione è conscia. Se pensiamo a quest’ultima come ad un dittatore che esercita la sua autorità reprimendo la sua comunità, vediamo che la gente può manifestare prima proteste sociali e poi anche feroci ribellioni anche non-autorizzate. Queste reazioni sociali vediamo che non portano ad alcun senso di colpa. L’angoscia della colpa è attiva perché sebbene rimossa inconsciamente, e non è dimenticata, al contrario è inconsciamente interiorizzata: non permette quindi alcuna ribellione perché il nemico è invisibile, cosicché un umore depressivo pervasivo nel genere umano non può essere che l’inevitabile conseguenza.

Cominciata nei Paesi anglosassoni da molti anni, la società industrializzata si è sviluppata a tal punto da generare una diffusa e globalizzata necessità di mantenere l’economia dell’occidente sulla base del consumo rapido di ciò che si produce. La Scienza insieme alla tecnica, sebbene non manchino alcuni scompensi, ha contribuito a un relativo e provvisorio benessere dei vari Paesi dell’Onu.

Con l’andare degli anni fortunatamente la Scienza è progredita a livelli inaspettati e la tecnologia si è incredibilmente adeguata alle scoperte traducendole in esecuzioni e successi spettacolari. Pensiamo come recentemente la scienza medica, per esempio, abbia informato la tecnica per fabbricare alcuni vaccini per Covid -19 in meno di un anno, quando in passato si sperimentava la validità di un vaccino in un tempo pari a dieci anni. L’astronautica ha studiato Marte a tal punto da consentire alla tecnica di perlustrare fisicamente il pianeta e presto anche di visitarlo di persona.

L’economia ormai si basa sulla tecnologia: la politica è informata sullo sviluppo della tecnica e sulla ricerca dei settori che per mezzo delle strategie operative permettono di raggiungere specifici obiettivi industriali grazie proprio allo studio delle scienze applicate.

La tecnologia è diventata più seduttiva dell’amore umano. Sembra, in misura maggiore e progressiva, che la tecnica permetta di dominare la natura stessa mentre appare la prima fonte di energia, materia prima da sfruttare, nel momento in cui viene utilizzata nei processi di produzione, è in grado di generare un effimero benessere per l’umanità intera.  Come già nell’ 800 osservava Friedrich Nietzsche, e in seguito tanti altri filosofi, un meccanismo infinito di consumo avrebbe preso il sopravvento sui valori dell’umanità e condotto a convivere con il nichilismo.

Succede però che la produzione incessante di beni a spese del consumo della natura conduca ad un processo di autodistruzione. Il mondo diventa cosa, oggetto di consumo, non contiene più alcun valore morale perché l’unico valore sta nella produzione e nel consumo stesso, cioè ad un circolo vizioso che genera solo provvisoria ricchezza monetaria. Svalorizzandosi ogni forma di sacralità e di valori, non esiste  più di sentire alcuna colpa interiore perché tutto è bene, poiché per i popoli c’è solo apparente benessere ma questo non appare e quindi non si vede.

Si creano al di là dell’apparenza nuovi bisogni nella società, l’industria cerca nuovi buchi vuoti per poterli riempire subito dopo con ciò che si è prodotto ad hoc.

Pensiamo alla moda che decide lo stile che cambia repentinamente mesi dopo, considerando di conseguenza chi non si adegua in un certo senso fuori di moda, nonché fuori dal mercato. Che dire della pubblicità che ormai penetra nei più intimi bisogni di ciascuno di noi e ci propone nuovi rimedi. Tu non sai ciò di cui hai bisogno, ma io so quel che ti manca più di te.

La società diventa assediata dal consumo che stimola la produzione e poi ancora il consumo. Se non si consuma non si produce e si muore di fame. Lo stiamo vedendo in questi due anni 2020/21 durante il qual a causa del virus, e di certe scelte politiche generalizzate, molti consumi si sono interrotti e l’economia è praticamente quasi crollata.

Se i valori e colori emotivi delle società si sono unificati verso un quasi unico obiettivo, i giovani non possono che sentirsi o vincitori nella produzione o sentirsi inadeguati nella qualità di vita nelle loro prospettive.

Se il loro lavoro e la loro professionalità non entrano nel ciclo riproduttivo ed economico preponderante la loro conoscenza professionale, al di là dell’economia, della finanza e quindi del mercato, sembra non contare nulla.

Non c’è da meravigliarsi che il senso di inadeguatezza al mercato proposto dalla Società sfoci purtroppo nella tossicodipendenza e che molte delle dipendenze compulsive siano cosi diffuse nelle nostre società occidentali.

Se le grandi divinità sono rappresentate dall‘Economia e dal Mercato ed entrambe si basano sulla Tecnologia, e considerando che quest’ultima come sembra sostituirà sempre più gli uomini con le macchine e i robot, parte dei giovani saranno sempre più disillusi e deprivati del loro futuro, dei loro sogni e così le loro abilità creative rischieranno di congelarsi.

Difficile sottrarsi ad una siffatta sorta di coazione a ripetere perché anche in questo caso come osservava Freud il nemico è invisibile come il virus. Il nemico è il Mercato, ma senza questo dio tutti moriremmo di fame.

Mi sembra che già molto si potrebbe fare se la coscienza dello sfruttamento della natura potesse essere fortemente limitata dalla coscienza che bloccherebbe il nichilismo e la svalorizzazione delle cose. L’Antropocene come è noto testimonia come il nostro globo, cioè l’insieme delle sue caratteristiche fisiche e biochimiche, sia fortemente sfruttato dalla mano dell’uomo.

La deforestazione della foresta amazzonica potrà essere fermata?

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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