Aiuto ho sposato una strega

Ci sono mariti che si sentono affranti nel loro matrimonio: non cela fanno più a lottare e subire sempre. Non riescono a separarsi perché sono dipendenti da quella moglie che considerano una strega.

1° parte: chi sono le streghe?

Sono mai esistite le streghe? Certamente no, così come mai sono esistiti gli stregoni.

Si può considerare la stregoneria come una setta i cui adepti praticano simboli rituali per influire negativamente sul destino di persone considerate il bersaglio della maleficenza.

Il potere magico e soprannaturale è sempre presupposto nella stregoneria come un’energia con la quale la strega o lo stregone possono teletrasmettere per colpire la vittima.

Gli antichi greci e latini, impotenti di fronte ad una spiegazione sulla derivazione delle forze della natura, attribuivano a queste vicende altrettante energie che corrispondevano a divinità onnipotenti. Allo stesso modo la magia è un’espressione di impotenza trasformata in modo onnipotente, si tratta di un potere magico nelle mani degli artefici della stregoneria. Se per esempio il vento era governato dal dio Eolo e le acque della terra da Nettuno, la strega o stregone possono, al pari di un dio, generare il male o il bene in una persona. Il meccanismo psichico è sempre lo stesso, la proiezione su chi può interpretare il potere quando il protagonista s’accorge di non possiederlo.

In tutti i casi quindi si evidenzia un senso di impotenza che con le fantasie superstiziose e magiche si trasforma nel suo contrario.

Ritroviamo lo sciamano in tutte le tribù dei popoli antichi, che somigliava ad una sorte di sacerdote che mostrava al popolo la potente inclinazione a mediare il sacro e offrire alla collettività la volontà divina.

La figura dello sciamano entra in stato onirico estatico di trance, e svela le interpretazioni utili al suo popolo.

L’antico oracolo era un sommo sacerdote che poteva suggerire la decisione giusta per una comunità, ma aveva anche il potere, non solo di interpretare il volere degli dei, ma anche di compiere previsioni del futuro e importanti profezie.

Le streghe nell’antichità del medioevo e come nelle tante favole, possono lanciare malefici o esorcizzandoli, cioè liberando la vittima da questi. Ad esempio nella favola, Biancaneve cade vittima di una strega cattiva e Hansel e Gretel incontrano una strega terribilmente angosciante.

Le favole però, da un punto di vista psicologico, possono svolgere una funzione positiva.

I bambini piccoli, addormentandosi nel loro piccolo letto nel buio della stanza possono essere invasi da fantasmi angosciosi e essere in preda di sensazioni molteplici di abbandono.

Le mamme, ma anche i babbi, possono raccontare, prima che i piccoli si addormentino, una favola che preveda una strega o uno stregone cattivo che minacciano la bambina/o. Ma poco dopo la classica favola racconta nella sua narrazione di una fata, di una maga o di un re buono che mettono il bambino in sicurezza o anche lo consegnano ai genitori. In realtà che cosa è accaduto? Se il mondo psichico interiore del bambino è stato invaso da fantasmi persecutori, streghe o stregoni, l’evocato arrivo delle fate e maghe lo risanano e riportano il piccolo in modo indiretto ed inconscio all’ottimismo. La fattura malefica delle streghe può avverarsi utilizzando ad esempio parti della vittima, come capelli, unghie e anche indumenti intimi non puliti, oppure fotografie della vittima: questi ingredienti costituirebbero il mezzo di contatto per aggredire la persona. Anche con pupazzi di cera o di corda e cotone che rappresentano la vittima vengono utilizzati per danneggiare il rivale e unendo sortilegi e trapassando il fantoccio in alcune sue parti con uno o più spilloni. I mezzi per malefici e incantesimi sono tantissimi e affidati alla fantasie distruttiva delle donne che interpretano le streghe cattive.

Ma anche oggigiorno qualcuno lamenta di aver contatto con streghe perché appaiono loro come donne cattive, implacabili e distruttive. Nella cultura popolare spesso alcune suocere sono identificate come streghe.

Perché però si usa il termine: Caccia alle streghe?

Perché le streghe nel secolo XVI, sia in Europa, ma in particolare in Germania, molte donne furono perseguitate e condannate al rogo e considerate come cause delle pestilenze e di eventuali disastri.

Riforma e Controriforma ha mietuto molte vittime per motive religiosi. La Chiesa trovava nelle streghe il pretesto evidentemente per imporre un rigore e disciplinare le popolazioni con un governo che usava dei capri espiatori perseguitando le presunte streghe. Molte donne erano terrorizzate, sotto minaccia di ricatti e di vendette da parte di prelati e di uomini di potere.

Un esempio lo troviamo nell’anno1692 a Salem, villaggio del New England (Massachusettes, USA) quando un medico che non sapeva render ragioni di certi comportamenti forse di tipo isterico, accusò diverse adolescenti di stregoneria.

Si istituzionalizzò un mega processo alle streghe che coinvolse centinaia di persone molte delle quali condannate con sentenza di morte.

2° parte: le donne streghe

E’ bene quindi considerare anche che strega è un appellativo che da un punto di vista psicologico è usato come capro espiatorio in una situazione conflittuale che genera impotenza: poiché le persone impotenti e in gravi difficoltà non sanno come uscirne senza subire conseguenze, ricorrono alla magia dove il personaggio strega è destinato a salvare chi sprofonderebbe nel baratro. Naturalmente da un punto di vista sociale c’è chi specula su questo servizio diventato sempre più commerciale e la strega è stata sostituita dalla figura, se vogliamo più professionale, della chiromante.

Sappiamo tutti però che esistono in effetti alcune donne di mezza età con un carattere oltre misura sgradevole: sono spesso aggressive e qualche volta minacciano il partner quando non aderisce alle loro aspettative e alla dittatura con la quale alcune mogli governano la situazione familiare.

In una psicoterapia di coppia emerge qualche volta che questo carattere violento della donna, spesso vendicativo e ricattatorio dipende da una personale sofferenza inconscia.

Si può trattare in realtà di invidia inconscia che può essere anche distruttiva: anche in questo caso l’invidia può essere conseguenza di un senso di impotenza e di frustrazione senza fine di chi subisce una condizione di costrizione.

La rabbia è espressione dell’invidia perché il soggetto rabbioso non può tollerare che il partner possa fare tutto ciò che desidera in virtù della fortuna di essere maschio e di usufruirne oltre misura. A livello inconscio, potrebbe significare per la compagna come se una certa antica mamma buona avesse donato più amore e più potere a chi è stato più amato, cioè il maschio stesso.

Ci sono alcuni uomini che anche a 60 anni oltre ad avere successo nella loro attività, sentendosi in forma fisica e di aspetto interessante mantengono con amanti storie extraconiugali più o meno appassionate.

Spesso la vita di una donna è complessa: il menage familiare è tosto perché lei deve provvedere a diverse persone oltre che al marito e figli, in qualche caso sono anche in casa uno o più suoceri.

In molti situazioni queste donne, oltre al lavoro casalingo che hanno accettato in età giovanile senza chiara coscienza di ciò che avrebbe implicato, si aggrava con l’andare del tempo. Quando le donne sono anche impegnate in un lavoro poco gratificante,  il senso di frustrazione aumenta sempre più. Queste mogli non si piacciono più, sono fuori forma fisica, e frustrate per non essere riconosciute nello sforzo che stanno facendo e così invidiano a livello inconscio chi si allontana sempre più da loro. Alcune donne si sentono incomprese persino dalle suocere, le mamme dei mariti che continuano a essere protettive verso i loro figli.

Ecco che allora il cattivo umore di alcune di queste mogli si trasforma in atti sia vendicativi, sia manipolativi con tendenza al ricatto attraverso i quali il marito, in modo diretto o indiretto, viene punito. Viene limitata la libertà del partner controllando la sua personale economia limitandolo a meno che non venga approvato dalla moglie. Questi ricatti presuppongono che l’uomo, pur sentendosi affascinante e sicuro di sé, é anche in realtà molto dipendente dalla moglie e dal lavoro che lei svolge in famiglia come moglie svolge e madre con i figli e verso lo stesso marito, con il governo della casa e con l’amministrazione di tutto quanto.

Ciò che è vincente nella rivincita di alcune donne ricattanti si basa sulla paura che l’altro sperimenta, paura di perdere la persona a cui tengono, di perdere potere all’interno della relazione, di non esistere senza l’altro, di morire senza l’altro.

Quando certe situazioni diventano drammatiche i ricatti raggiungono livelli elevati.

Se non mi compri quell’auto io ti lascio e non vedrai più i bambini!

Alcune di queste mogli ricattanti sono appellate dai mariti, defraudati della loro libertà e in perdita della loro autostima, come streghe malefiche.

Tali drammatiche situazioni familiare non si verificano quando le donne sono pienamente realizzate con un’attività professionale soddisfacente e che nonostante il matrimonio e figli possono concedersi l’attenzione al loro corpo e alla loro immagine.

Certo che questi mariti che appaiono vittime delle streghe, spesso soffrono di un bisogno eccessivo della loro approvazione, ma in genere anche da parte delle persone alle quali sono affezionate: meglio dire di quelle persone dalle quali dipendono tanto, cosicché sembrano preferire sopportare le svalutazioni, le ingiurie e le manipolazioni ricattatorie che piovono addosso.

C’è in questi mariti un forte bisogno di mantenere lo stato familiare immodificato, evitando qualsiasi tipo di conflitto. Questo bisogno indica la propria insicurezza maschile e mostra un fronte troppo scoperto per non alimentare una riscossa da parte di chi sta subendo altre frustrazioni. Non solo, ma spesso la donna si sente sola perché scopre un marito bisognoso di protezione, ancora troppo figlio della madre originaria e non quindi disponibile a dividere le responsabilità della coppia.

Queste mogli ovviamente non sono streghe cattive!

Occorre comprendere finché si è in tempo, che queste donne sono frustrate per molte ragioni e ciò che si può fare è di comprendere la loro situazione per stare loro vicino. E’ opportuno valutare con grande immedesimazione le attività frustranti che le moglie sono state costrette a svolgere.

Se fosse possibile consultare uno psicoterapeuta specialista di problemi di coppia dovrebbe emergere la chiara posizione psicologica che gli attori della coppia assumono l’uno rispetto all’altro.

La conseguenza di tale visibilità potrebbe spiegare il tipo di comunicazione distorta che incrementa continuamente dolorosi conflitti che svalutano anziché migliorare l’autostima dei protagonisti.

Occorre che la coppia consenta a entrambi di esprimersi autenticamente su ciò che i partner desiderano, condizione che permette a ciascuno la possibilità di mantenere la relazione stessa che altrimenti andrebbe in rovina.

Occorre essere sostenuti per poter eventualmente accettare di cambiare, correre rischi pur di raggiungere un obiettivo che consiste nell’ottenere che ciascuno sappia stare al posto autentico di se stesso.

La tolleranza non dovrebbe essere un sacrificio, ma un’accettazione sostenuta dalla comprensione dell’altro.

 Ciò che è difficile per alcune coppie consiste nel mantenere i veri panni di se stessi e di rinunciare a meccanismi difensivi che per problemi di insicurezza fanno degenerare il rapporto di coppia. In questi casi si gioca metaforicamente ai 4 cantoni che presuppone che nessuno possa rimanere al proprio posto autentico.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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