Cosa ci perturba fortemente?

Non c’è alcun dubbio che la situazione più perturbante del 2020 sia stata messa in scena dal virus Covid-19. La malattia ha causato un’ingente numero di morti, arresti domiciliari pesantissimi, un’economia disastrata da grande guerra mondiale, una situazione medica e  psicologica psichiatrica diffusa e preoccupante. Il nemico invisibile è a tutt’oggi pimpante e resta ancora imbattibile, sebbene la Scienza lo renda più affrontabile grazie ai vaccini. Il virus è un essere vivente a metà che può entrare dentro di noi, infinitamente piccolo, ma noi non sappiamo come o quando potrà aggredirci. Freud nel 1919 parla del Perturbante riferendosi non al virus ma allo psichismo invisibile. Purtroppo l’anno dopo morirà la figlia Sophie a causa della pandemia di oltre cento anni or sono.

Sostengo da tempo che la situazione psicoanalitica funzioni simbolicamente come lo spazio circoscritto di un palcoscenico in un teatro, dove gli attori mettono in scena, in un tempo limitato, delle vicende intrecciando un rapporto dialogico complesso: spesso tale complicazione si manifesta perché accade nella mente come se le scene che si svolgono si accavallassero in un tempo ristretto.

Il pubblico è impegnato nel seguire ogni vicenda, ma potrebbe far fatica e anche confondersi. Il pubblico, e non il regista, simbolicamente rappresenta lo psicoanalista che cerca di cogliere il senso di ciò che gli appare. Il paziente mentre racconta un sogno o un episodio che gli viene in mente, è in veste di regista e non è richiesto di essere chiaro, ma solo spontaneo di fronte all’analista. Le varie vicende narrate, poiché tutte insieme, potrebbero sommergere il paziente, per questa ragione sta allo psicoanalista trovare il senso del discorso psichico e il comune denominatore.

Ma la situazione psicoanalitica ha similitudini anche con il cinema: il paziente è ancora il regista e contemporaneamente attore, perché i contenuti della seduta derivano infatti da ciò che egli racconta e porta nel setting, quando mostra a che punto si trova nel suo percorso e come funzionano i suoi pensieri, e anche come le sue domande siano alfabetizzate oppure le fantasie siano ancora grezze: queste ultime se ancora rudimentali assomigliano a impulsi non elaborati e quindi acting, agiti, messe in atto vere e proprie.

Infatti il paziente ripercorre anche i livelli del proprio passato che si ripete nello stesso comportamento in analisi e si intreccia con i vari livelli del contesto attuale. Affinché il percorso analitico porti a evoluzione la situazione del paziente, l’analista si presta anche ad essere interprete degli interlocutori interni dell’attore-paziente, cioè dei personaggi interni, le voci interiori che generano il suo vissuto.

Chi sono questi interlocutori interni? Freud riconosceva tre istanze di interlocutori dell’Ego, protagonista, “io sono con tutto quel che appaio e faccio“: si tratta delle pulsioni psicobiologiche, delle normative della realtà esterna e dell’etica e morale del Super-Io.

A questo proposito, io penso che vi siano altre istanze oltre queste tre e che queste si siano costruite durante tutti gli incontri che il soggetto ha avuto dalla nascita: la mente è gruppale, dice Bion! Penso quindi che questi incontri generino altre nuove istanze, cioè rappresentazioni emotive rapide, come clips, cioè filmati della mente che vanno a depositarsi nelle aree sottocorticali del telencefalo come ipotalamo, ipofisi e amigdala.

Penso che in queste aree di memoria si compattino e si integrino, cioè si assimilino, e poi accomodino (1) tra loro dando origine a certi settori emotivi ed organizzativi della mente che, a livello del mondo interno, possono interloquire con personaggi emotivi di colore diverso e condizionare le funzioni dell’Ego. Lo psicoanalista appare dunque come un intercettatore attraverso il transfert dei vari colori emotivi, ogni qualvolta questi durante il processo psicoanalitico appaiono a lui.

Freud nel 1919 scrisse il saggio Il perturbante, che deriva, secondo lui, da un ricordo primario, ma rimosso dalla coscienza, riguardante un evento penoso del soggetto che l’Ego ha subìto e che quindi si suppone che l’evento fosse già stato conosciuto dal soggetto. Forse  l’evento all’origine nella vita psichica potrebbe essere stato anche familiare, ma poi sarebbe divenuto estraneo al soggetto attraverso il processo di rimozione; ma sempre il rimosso ritorna e appare di nuovo e in tal caso può causare al soggetto un trauma assai sconvolgente.

Perché ciò può accadere?

Quando già ci troviamo di fronte a situazioni ed eventi che non conosciamo e non vediamo dei quali non abbiamo notizie che possono accorarci ma che ci appaiono sgradite, piene di mistero, possiamo preoccuparci e metterci in uno stato allarme: pensiamo al Covid19!

Ma di fronte ad antichi eventi rimossi possiamo aver più sgradite sorprese!  Ciò che non vediamo ci spaventa, ma ciò che abbiamo sentore di aver già conosciuto e poi rimosso, ci spaventa di più !!!

Per giunta ciò che è assai penoso e per questo rimosso proprio durante i primi anni di vita è percepito a livello interiore come inaffrontabile. Anche se alcuni eventi riguardano contenuti inaccettabili alla coscienza, essa si difende con la non memoria di ciò, cioè con la rimozione: Il ricordo costretto, violento, non protetto o accompagnato opportunamente da figure protettive, può indurre disturbo post traumatico da stress sprigionando angoscia tanto che la ricostruzione può non essere semplice.

Con le neuroscienze dobbiamo immaginare che gli interlocutori interiorizzati agiscono come neuro-emozioni e che si posizionano a livello del sistema limbico, ipotalamo e amigdala ed emettono neurormoni tramite il sistema endocrino e sistema vago.  Se un bimbo di pochi anni vive con serenità la tranquillità domestica, ma improvvisamente assiste in poco tempo a una scena nella quale i genitori litigano con violenza e fortemente e poco tempo dopo si separano, il bambino cercherà di difendersi di fronte a una siffatta scena penosa usando la rimozione.

Cosa succede? Quando rivedrà i genitori sarà probabilmente assai contento e tenderà a riprendere la vita di tutti i giorni anche se, con il trascorrere del tempo, i genitori si saranno separate e magari avranno divorziato.

Se il bambino crescendo vedrà i genitori separati e trascorrerà il suo tempo o casa dell’uno dell’altro non si porrà troppe domande e comunque le risposte a lui consegnate saranno accettate con un discreto spirito di adattamento.

Ma un giorno, già adolescente e alla prima storia d’amore, se ci sarà un forte violento litigio con la ragazza, quella scena di crisi potrà essergli fatale.

Non ci sarebbe da meravigliarsi se egli entrasse in una profonda crisi, forse non accompagnata da pianto, ma da chiusura in se stesso, da isolamento, rifiuto di parlare, del cibo e in aggiunta odio per le cose comuni.

Cosa è successo?

Come nei sogni una parte della realtà viene trasformata in un’altra parte che ha libero accesso al pensiero cosciente. Questa ultima si presenta come una figura con la quale non ci sono difficoltà di approccio. Un’altra parte non si fa riconoscere e tale parte desta un senso di sgomento, di oscurità di grande diffidenza: è ciò che ci perturba!

La realtà penosa, come per il piccolo sopracitato che per la sua naturale fragilità psichica, ha rimosso l’insopportabile realtà con la distruttiva scena tra i genitori, quella che ha portato alla loro separazione e divorzio, tale realtà psichica viene duplicata e scissa: una parte rimane rimossa se non negata nella sua esistenza, l’altra continua a muoversi come se indossasse una mascherina per non essere riconosciuta perché inavvertitamente per la coscienza potrebbe ricordare l’altra, quella che è stata sepolta nel mondo buio.

E’ interessante pensare che le psicodinamiche qui descritte possono essere facilmente e visibilmente riconosciute con l’uso della tecnica dello psicodramma psicoanalitico.

[1] Creare una schema che permette alle assimilazioni precedenti di integrarsi in un apprendimento globale

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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