Pochi sono pronti per un altro amore …

Pochi sono pronti per un altro amore …

Nella nostra società il consumismo si manifesta anche nelle storie amorose, nel senso che appena una storia sentimentale, breve o lunga che sia, finisce, molti tra i giovani subito si precipitano a metterne in piedi un’altra a qualunque costo.

Questa situazione è sempre più evidente nella nostra società dove sono protagonisti sia adolescenti, sia giovani e persone di mezza età.

Nel periodo adolescenziale le storie sentimentali in generale sono di breve durata perché a quell’epoca gli affetti si manifestano con infatuazioni rapide, cioè in quei coinvolgimenti intensi e subitanei, agiti alla cieca; si rivelavano quindi superficiali e per lo più destinati a esaurirsi in breve tempo. Gli affetti che nel fanciullo erano riversati all’interno della famiglia cercano ora altra destinazione al di fuori di questa e si proiettano su un coetaneo, o di differente età, che però viene ad essere molto idealizzato. E’ troppo responsabilizzante infatti per un giovanissimo, quando egli conosce poco se stesso, gestire i suoi sentimenti nei suoi molteplici aspetti in un rapporto con l’altro. L’idealizzazione infatti può assolvere a meccanismo di difesa perché può coprire nell’altro quel non si vuol vedere, i bisogni urgenti da appagare prevalgono sui desideri ancora sconosciuti.

L’aspetto fisico in età adolescenziale è molto importante per vari motivi: gioca un ruolo di conferma o meno del bisogno che l’adolescente ha di conoscere se stesso, e tale feedback lo cerca grazie al rispecchiamento di sé sull’altro. Se il mio aspetto allo specchio mi riporta un giovane raffinato, tenero e sensibile e ne sono contento, andrò a cercare chi mi somiglia. Al contrario se la mia fisionomia ricorda caratteri secondari che indicano fragilità e debolezza, e ciò non mi piace per niente, cerco nel volto del partner un’espressione audace e un corpo forte per trovare un mio completamento, ecc. In altre parole, l’aspetto fisico-estetico dell’altro può anche servire all’adolescente per familiarizzare con la propria identità di immagine e per accettare quel che la natura gli ha donato nel bene e nel male.

Ma con il trascorrere degli anni, non sono solo gli adolescenti a brancolare nel buio rispetto alla scelta del partner, ma sono disorientati anche molti giovani adulti e anche di mezza età.

Forse gli adolescenti aono rimasti tali anche in età matura, oppure in età matura molta gente vive la propria vita sentimentale ancora come adolescenti. Certo non sarebbe male mantenere uno spirito adolescenziale che stimola la curiosità, la ricerca e la creatività, se molte persone, sia giovani, sia di mezza età, non sperimentasse attorno a sé un senso di incertezza, di grigiore, di vuoto e senso di infelicità.

Si può notare poi che un comun denominatore di questa inquietudine e disagio psichico è costituito dal terrore di dipendere da tutto.

Consumata una storia affettiva si ricorre subito ad un’altra, senza tanta selezione, con lo scopo antico di chiodo scaccia chiodo.

Va di moda, friendship with benefits che in italiano significa volgarmente scopa-amico, cioè amicizia ironica con l’aggiunto beneficio di fare in più sesso.

In altre parole, senza legami importanti si deve diventare amici leggeri e divertenti senza farsi mancare niente, perché il fine importante di quell’amicizia consiste nel non essere soli, ma anche di non dipendere.

Si tratta ovviamente di un’illusione perché le relazioni umane funzionano bene quando si accetta un affetto che implica inevitabilmente una sorta di dipendenza relativa.

Per scongiurare la dipendenza, che invece viene in questi casi vissuta come assoluta, simbiotica, fusionale, si cerca di stabilire relazioni ibride, impacchettate a metà.

Ma non è tanto strano quindi che l’amicizia e il sesso siano paragonabili a res, cose, oggetti.

Esiste infatti per molti giovani il correspettivo dell’amicizia-sesso intesa come cosa che serve all’evitamento della assoluta e simbiotica dipendenza: si tratta delle dipendenze compulsive, come sostanze stupefacenti, l’alcol, il gioco d’azzardo, la bulimia nervosa, shopping compulsivo, vandalismo murario da bomboletta, autolesionismo, pornografia sessuale e connesse masturbazioni, vigorismo (super-ginnici), workaholic oppure ITSO (inability to swich off), internet addiction, ecc. Tali dipendenze rappresentano bisogni famelici che non trovano la via di espressione verso i desideri autentici e compensabili perché si bloccano in un ingorgo psichico.

Allora anche i sentimenti debbono essere trattati come se fossero oggetti compulsivi.

La società vede molte persone di mezza età affezionate particolarmente al loro perfezionismo, disorientate nelle scelte sentimentali come adolescenti che non sono ancora in grado di sentirsi protagonisti di scelte in base a ciò che desiderano autenticamente.

Rimane per loro il metodo consumista del non impegno, del tutto e subito, di chi suggerisce come trovare una strategia per riempire istantaneamente il vuoto che tormenta, il metodo del non investimento nelle storie amorose, dell’amicizia con benefici sessuali. In tal modo aumentano i singoli e le coppie resistono sempre meno.

Purtroppo aleggia un certo pessimismo, per non dire nichilismo sull’idea di coppie di amanti che costruiscano una relazione stabile.

Certo niente di male per chi sceglie di rimanere single, di avere nella vita tutte le esperienze che desidera, ma che fare se permane costane il bisogno spasmodico di colmare un vuoto vissuto come incolmabile?

Mi sembra che nella nostra società il senso di vuotezza derivi da un modello consumistico, assai valido per l’economia, che grazie alla tecnologia e non alla scienza, si sia messo a capo di tutti i valori della vita.

Penso che la Scuola possa aiutare le nostre comunità dedicandosi, insieme alle materie insegnate, anche all’educazione sentimentale e quindi a compensare quell’incapacità di saper ascoltare l’altro poiché è diventato un problema sempre più diffuso nelle nostre società occidentali.

Poiché predomina la fretta che è sorella della fuga mentale, non si è nemmeno in grado di ascoltare se stessi, cosicché si cede alla fantasia di evitare di dipendere psichicamente: non bisogna coinvolgersi troppo e quindi occorre tenersi lontano. Il vuoto e la solitudine si autoalimentano e allora ci si costringe a riempire compulsivamente quel che si sente mancante in un circolo vizioso perenne.

L’ascolto dell’altro si rivela un valore che è l’opposto del metodo consumistico, perché non brucia in fretta i rapporti umani, ma permette di accogliere le differenze di genere, di opzioni sessuali e anche di religioni.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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