Pensieri su come convivere con il Virus

Pensieri su come convivere con il Virus

Ognuno di noi all’inizio della propria vita inizia ad essere in contatto con una molteplicità di virus, funghi e batteri e tanti altri microrganismi, con i quali man mano apprendiamo a dialogare.

Protetti dagli anticorpi con cui nasciamo e con quelli aggiunti dal latte materno, il nostro sistema immunitario prende a dialogare anche con il nostro codice genetico del quale siamo dotati. Avviene un consolidamento e aggiustamento tra DNA e sistema immunitario attraverso l’eliminazione di elementi biologici inutili alla nostra salute e il mantenimento migliorato di quelli che potranno proteggerci. Siamo allora piuttosto rapidamente in grado di affrontare il mondo esterno.

Il mondo esterno, come si sa, è abitato da un’infinità di germi viventi, di tutti i tipi che il globo può contenere e, essendo i primi abitanti della terra, con tale diritto trovano opportuno incontrarci e conoscerci ben bene, entrare nei nostri corpi e se possibile colonizzarli.

Senza alcuna cattiveria, loro desiderano sopravvivere con noi grazie al nutrimento che noi offriamo loro e spesso si affezionano, anche fin troppo.

Tuttavia i vari batteri e virus non hanno interesse ad ucciderci, perché siamo per loro fonte di vita, ma certo non rinunciano a questo meraviglioso territorio che è il corpo umano e in molti casi, anche dopo averlo infettato, anche a infiammarlo. La loro presenza può farci quindi ammalare, far degenerare i nostri organi e mandare all’apotposi, cioè a morte programmata, le nostre cellule.

Nella maggior parte dei casi un corpo non troppo anziano riesce a difendersi dall’intrusione pericolosa di alcuni microrganismi e combatterli se questi sono già entrati.

Il nostro sistema immunitario cerca di dialogare ma, allo stesso tempo, anche scatta progressivamente per difenderci dalle intrusioni dei virus e batteri, e scatena i macrofagi, neutrofili, eosinofili, basofili, linfociti, monociti, sino alla citochine.

 Il vaccino diventa indispensabile perché se il presunto nemico è completamente sconosciuto, allora, attraverso diverse e possibili strategie, l’inoculazione del preparato è in grado di preparare il nostro organismo a un incontro adeguato con i microrganismi pericolosi. E’ in grado quindi di creare le condizioni per tenerlo lontano quando in concreto si presenta alle porte del nostro corpo per forzarle.

Il virus a questo punto nemico, è sempre completamente sconosciuto? Non sempre, una piccola parte di esso potrebbe essere già presente nei corpi delle persone che hanno molto viaggiato nel pianeta o che hanno avuto contatto con gente venuta dall’Est.

Molta umanità è portatrice sana dei ceppi pericolosi, ma non si ammala.

L’incontro però con il Covid-19 è stato per il mondo devastante perché molti corpi non avevano mai incontrato prima tale virus, sebbene sia un derivato del Sars, cosicché i corpi di molti anziani, oltre all’infezione dovuto all’invasione rapida di alcuni organi vitali, hanno riportato infiammazioni mortali.

Durante il fortunato breve periodo che è stato necessario per creare i vaccini adatti a combattere il Covid-19, ma assai lungo per noi che lo aspettavamo, è stato adottato il principio dell’isolamento da contagio tramite il blocco quasi totale dei contatti tra le persone e l’uso delle protratto delle mascherine.

Mi sembra che tali misure sociali abbiano rallentato nella fase di emergenza la diffusione rapida dell’infezione, ma non abbiano debellato minimamente il virus: al contrario a questo punto il nemico con le sue innumerevoli varianti sembra si sia rafforzato sia in Europa, sia nei Paesi del Sud-Est Asiatico.

Rimane evidente che solo il vaccino sia in grado di indebolire il Covid-19 prima che le varianti gli consentano di rafforzarsi ulteriormente e di aggirare le difese degli attuali vaccini.

Penso che sia giunto per l’Europa il momento di una seria vigilanza sulle Comunità.

Impossibile è a mio parere chiudere i cittadini ancora una volta per contenere la diffusione del contagio!

L’economia dei Paesi è inesorabilmente a terra, la gente per non morire di fame collude con la mafia, i malati di altre malattie sono disperati per non essere curati adeguatamente per mancanza di disponibilità degli specialisti: la depressione regna sovrana per infiniti motivi tra i quali la perdita di tutto ciò che si era conquistato con anni di duro sacrificio, ma anche per la psicopatologia dell’isolamento sociale.

La diffusione ad hoc tramite comunicazioni professionali attraverso i media, non solo sui rischi del contagio del Covid che presenta già ora a più varianti, sarebbe un investimento costoso per lo Stato, ma fondamentale per la salute pubblica.

Cosa penso occorra per tornare oggi alla vita che tutti desideriamo?

Intelligenti rappresentazioni video, trasmesse di continuo, anche attraverso animazioni specifiche sulle dinamiche del contagio nei vari ambienti sia chiusi che all’esterno, sarebbero utili per la presa di coscienza. Non basta infatti informare, ma occorre stimolare la gente a interiorizzare il pericolo in ogni frangente della vita pubblica e privata.

Bisogna parlare alla comunità con meno retorica possibile per far leva sull’orgoglio e la dignità individuale oltre che a civile e collettiva infondendo fiducia: allontanare la paura già insinuata in parte della popolazione e aprire dando credito al senso di responsabilità individuale.

Occorre a mio parere, mentre si completa la vaccinazione di massa al fine di raggiungere l’immunità di gregge, mettere in circolo una vigilanza diffusa da organi anche non in divisa non per sancire la gente con multe, ma per segnalare a chi ignaro crea per distrazione pericolosi assembramenti sociali a volte all’insaputa dei singoli.

Inutile ribadire che tutti i mezzi pubblici dovrebbero garantire sicurezza da contagio.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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