Femminicidio: bisogna aiutare le donne, ma anche aggiornare la cultura maschile

Sino a pochi anni, dopo il duemila, lo stalking pur essendo da sempre esistito, non sembrava tanto pericoloso per le donne come oggi grazie anche alla visibilità attuale, nel senso che mai come in questi ultimi otto anni le donne sono state inseguite, controllate, minacciate e uccise.

Perché la criminalità del femminicidio è aumentata tanto?

Penso che il passaggio all’atto da parte dell’uomo, spesso ex-fidanzato e marito sia direttamente proporzionale all’indipendenza e autonomia della donna.

L’evoluzione della indipendenza della donna si sia consolidata nel tempo, sempre più dopo gli anni sessanta, sino a raggiungere nei nostri giorni, una sicurezza e disinvoltura femminile da parte di molte donne nel decidere di lasciare il marito, il fidanzato nel caso di una convinzione convinta, evitando anche i corteggiatori che non desidera, senza sentirsi di sottomettersi come un tempo. Tale padronanza culturale di per se’ più che legittima, provoca spesso nell’uomo insicuro e possessivo sempre condizionato da una cultura del passato, basata su un artefatto potere acquisito grazie al sistema economico e grazie ai muscoli maschili.

Dalla storia ricaviamo che, da sempre, specialmente in Italia e nei Paesi lontani del medio oriente, in base anche all’ideologia religiosa specifica, la donna è stata considerata oggetto di possesso dell’uomo.

Il fidanzamento, insieme al matrimonio, poi rafforza l’idea del possesso assoluto nella mente di alcuni uomini. Ti ho persino sposata e poi ho avuto figli da te, non tollero di perderti per nessuna ragione al mondo !

La donna ingenuamente in alcuni casi, anche essendo coinvolta sentimentalmente, non può credere che il proprio fidanzato o marito possa essere così disturbato mentalmente, tanto da poter ricorrere a una vendetta criminale, nel caso lei decidesse di lasciarlo. Lei si accorge che nella coppia c’è qualcosa che non funziona e per questo, decide di separarsi dal fidanzato o marito, ma agisce perché si sente in pieno diritto, ormai consolidato da alcuni anni di potere agire tale personale convinzione dovuta da una disillusione e sofferenza nella convivenza. Lei percepisce che la sua vita non ha né più un obiettivo, né più un senso.

La parità di diritti nella giovane donna è, come dicevo quasi sempre acquisita nella mente femminile. Lei, quando é molto giovane, cioè nel senso che non è vissuta negli anni settanta, quando gli uomini erano possessivi,senza porsi essi stessi domande di alcune altre donne.

La giovane donna non conosce la storia dell’umanità maschile. Non ricorda le tracce che ancora sono insite in alcuni uomini sul bisogno di possesso di una femmina, inconsciamente considerata forse una sorta di madre giovane e anche bambina che finalmente, egli può trattare con padronanza per l’eternità. Non conosce le lotte femministe necessarie allora per abbattere l’idea di essere oggetto assoluto dell’uomo

Alcuni uomini tanto strutturati verso fantasie infantili di possesso, non amano la donna, quanto piuttosto hanno bisogno di un bisogno fusione di possesso della donna: si tratta di mantener un’immagine che è in realtà’ é avulsa dal desiderio femminile quando si tratta di una persona adulta. Per tale ragione frustrante, questi uomini si sentono violati nel Sé, cioè nel profondo di se stessi, perché sentono che, a causa della loro la perdita di controllo, riguardo al possesso dell’oggetto d’affetto, la loro proprietà viene meno. Alcuni di loro si sentono disperati e pensano di essere tanto umiliati a morte, quanto incapaci di vivere senza quel tipo di potere che è da loro considerato unicamente distintivo della loro identità e quindi vitale.

Questi uomini mantengono l’eredità dei padri sul possessore che oggi chiamiamo  maschilisti, e quindi non hanno elaborato e assimilato il cambiamento che é avvenuto culturalmente durante l’evoluzione femminile e, caso mai, lo considerano un fatto sociale tanto formale, quanto intellettualistico che provoca in loro disprezzo infantile e sadico , quasi un tradimento della natura verso di loro.

Le giovani donne spesso non sospettano tale dinamica psichica maschile e aderiscono alle promesse dei loro ex-compagni, sempre cercando di fidarsi della loro comprensione e onestà.

Alcuni segnali da parte di alcuni uomini mariti ecc, che sono vendicativi perché ispirati a un possesso assoluto della ex-compagna, dovrebbero innescare in loro una sorta di allarme e non di negazione e di perdono del partner.

Lo stalking spesso precede un comportamento sado-masochistico del vendicatore criminale ed è gia un indice che la donna non dovrebbe trascurare, anche se apparentemente l’uomo sembra promettere di non ripetere tali atti.

La legge con l’articolo 612-bis c.p. introdotto con il decreto legge del 23 febbraio 2009 stabilisce chiaramente i reati dello stalking e delle minacce di violenza sulla donna. La donna dovrebbe confidarsi con amiche e amici e, quasi sempre, telefonare al numero verde 1522 che è attivo 24 ore su 24, denunciando non sempre la persona, ma le sue preoccupazioni che riguardano il partner. Criminologi, psicologi, poliziotti possono valutare insieme alla vittima quel che sta accadendo e intervenire nel migliore dei modi per aiutare e salvare vite femminili.

Le vittime sperimentano uno stress psicologico che finisce per condizionare ogni aspetto della loro vita e le vittime dovrebbero reagire in tempo, utilizzando i segnali minaccia.

Penso che sin dalle prime classi delle medie occorra parlare ai ragazzi con una tecnica psicologica che consenta di elaborare una cultura maschile che è cambiata negli anni. Il possesso non esiste mai su essere umani, tanto più quando questi sono deboli.

Come ho già scritto in altri post, l’essere padre padrone, il nonnismo, il nepotismo, il mobbing, il vandalismo cittadino, ogni tipo di bullismo e infine la possessività malata hanno radici comuni di criminalità che prima o poi potrebbero manifestarsi in modo grave.

Amare implica rispetto della persona per quello che la persona è, altrimenti alimentiamo un bisogno prepotente di strumentalizzazione.

La scuola non dovrebbe limitarsi a fare lezioni e fornire informazioni sui diritti delle donne e del rispetto verso di loro, ma ricorrere a strategie educative rivolte ai maschi, verificando in modo indiretto quanto si è assorbito  sui sentimenti e sull’amore. E, infatti, anche per l’uomo stesso, vergognoso e umiliante sapere di aver costretto il partner a stare in coppia se non si è desiderati dall’altro e rispettati per quel che autenticamente noi siamo.

La vendetta è un indice di un bisono morboso di riprendersi quel che si considera proprio, quando sappiamo che  è solo l’amore che rinforza i sentimenti di essere accettati e aiuta a sentirsi gratificati nella coppia.

Se ad alcuni uomini capita di entrare in un tipo di ossessione di possesso e di gelosia morbosa, quando lo stalking sta per essere un bisogno che s’impossessa dell’uomo come compulsione e ossessione, consiglio a loro uomini di sforzarsi e di cercare lo spazio psichico per rivolgersi a un professionista come psicologo, psichiatra e delle professioni d’aiuto che potrà aiutare a elaborare molte loro sofferenze e non di opporsi per paura di essere deboli.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

2 thoughts on “Femminicidio: bisogna aiutare le donne, ma anche aggiornare la cultura maschile

  1. A mio parere, senza arrivare allo stalking, spesso un atteggiamento molto “protettivo” in una relazione di coppia esprime, invece, la difficoltà di un corteggiatore, per esempio, a comprendere spazi di indipendenza ed autonomia femminile, che non implichino solamente un aspetto lavorativo, ma anche una vita sociale della donna.

    Ad essere oggetto di critica divengono propri spazi di interazione: cinema, cene con le amiche e spazi di svago personale che potrebbero, invece, arricchire e rafforzare la coppia.

    Inoltre, a volte, la scelta di evitare alcuni corteggiatori indesiderati può essere accolta da alcuni uomini quasi come una “presa in giro”: atteggiamenti simili possano esprimere una difficoltà maschile: dove educazione e formazione, possono autare?

    Raffaella

  2. Ci sono passato anch’io, come tutti: alzi la mano l’uomo che in vita sua non ha mai ricevuto un due di picche. Probabilmente solo chi non ha mai nemmeno provato a corteggiare una donna. Ci si sta male, certo e la sofferenza può trasformarsi in rabbia, specie se dopo aver incassato un no, vediamo la lei dei nostri sogni accompagnarsi felicemente ad un altro, cui ha dato una risposta del tutto diversa. A quel punto ti assale un senso di frustrazione. “Cosa avrà lui più di me?” “Se mi ha detto di no lei, mi diranno no tutte. Non piaccio e non piacerò mai a nessuna donna”. Sono considerazioni che ho fatto. E, come dice Raffaella, ho percepito certi rifiuti come prese in giro. Ma anche l’uomo può maturare: capire che la donna ha una sua personalità e il diritto di scelta non è univoco, ma reciproco, altrimenti non si potrebbe parlare di relazione! E’ senz’altro vero che in un rapporto sentimentale serio c’è una sorta di appartenenza reciproca e lo ius excludendi omnes alios (a meno che non si pratichi lo scambismo), ma è altrettanto vero che lo stesso rapporto può logorarsi e finire e uno dei due può decidere di troncarlo, quando non vi vede più un futuro. E, si sa, molti uomini lo vivono come un dramma, una sconfitta personale, si sentono come il mondo crollasse loro addosso. E allora scatta un atavico senso di possesso, retaggio di una cultura ancestrale dura a morire. “Se non sarai più mia, non sarai di nessun altro”. E ne conseguono gravissimi fatti di sangue, femminicidi seguiti molto spesso dal suicidio del marito/fidanzato assassino. E’ un quadro desolante. E la cronaca ci fa capire che subentra pure l’emulazione.. ad un assassinio riportato dai media con dovizia di particolari, ne seguono a breve alcuni altri..E’ un argomento che andrebbe trattato fin dalle scuole medie: i futuri uomini vanno educati ad una cultura nuova, paritaria nella dignità, imparando che donne e uomini si completano a vicenda, ma che nessuno può vantare alcun diritto di possesso nei confronti dell’altro. Ma anche le donne devono prendere coscienza della loro dignità; nonostante l’indubbia evoluzione di questi ultimi anni, molte di loro si comportano ancora da sesso debole: sottovalutano certi segnali premonitori, non denunciano, magari si sfogano con amiche e amici, ma poi lasciano perdere, perdonano chi non merita o tacciono per timore, sopportano. Di strada da fare ce n’è anche per loro. Ho conosciuto ragazze che respingono in modo brusco e quasi villano anche corteggiatori che pur gentili e discreti non incontrano i loro favori. Una di loro mi ha spiegato che lo fanno per non suscitare false speranze. A volte un no gentile viene percepito dagli uomini come un sì solo rinviato e quindi si sentono invogliati a ritentare. “Meglio stronze e dirette,ma sincere fino in fondo” è il loro motto. E francamente forse non hanno tutti i torti.

Rispondi