La polizia addestrata diversamente

I terroristi di oggi, votati al martirio, costituiscono un problema enorme perfino per le forze di polizia più addestrate. Il fatto che la morte come sacrificio sia cercata spesso da molti giovani indottrinati e suggestionati, spiazza la popolazione e chi desidera professionalmente difenderci, perché ogni logica difensiva viene a cadere.

Il punto fondamentale di questa guerra, come si sa, consiste nel fatto che i nemici sono diventati dei fantasmi e come tali aggiungono terrore reale, (farsi esplodere) a terrore psicologico (la fantasia che il nemico sia quello della porta accanto, cioè che sia invisibile).

Da che mondo è mondo, salvo che nei film di fantascienza tipo: L’invasione degli ultracorpi, La guerra dei mondi, Dracula il vampiro. La notte dei morti viventi, L’odissea nello spazio e tanti altri, i nemici, seppur con strategie complesse, sono sempre stati tanto rappresentabili quanto visibili e la forza delle armi e la strategia militare potevano dare certezza di combattimento durante il quale si poteva perdere o vincere.

Questa recente guerra pezzi, come l’ha chiamata il Papa, è vissuta come uno stillicidio.

Come combattere chi, tra noi, si è dimostrato lavoratore, persona anche simpatica che parla perfettamente la nostra lingua, anche un po’ in dialetto, perché nato e cresciuto nel nostro Paese, si fa improvvisamente esplodere?

Si può allora tentare solo di prevenire e di conoscere alcuni tra i segnali che per ora sono sconosciuti o quasi, tramite l’intelligence che sembra nel nostro Paese funzioni bene e l’assoluta collaborazione tra tutti i Paesi coinvolti dallo spettro di questa speciale guerra.

Nel caso contingente di assalti con kalashnikov, esplosioni di bombe ecc, la polizia sarebbe chiamata a difenderci per quanto si possa.

La denuncia, nei giorni dei tragici fatti di Parigi, costringe l’Italia a fare i conti con le proprie forze e in tal modo emerge che: i poliziotti non sono pronti ad affrontare il terrorismo.

Il sindacato autonomo di polizia sostiene che: gli agenti sono impreparati: equipaggiamenti obsoleti, mancanza cronica di aggiornamento e formazione, inconvenienti logistici quotidiani. La situazione è tragica: la maggior parte dei poliziotti si può esercitare con la pistola una o due volte l’anno, se va bene. Nessuno ha mai sparato a un bersaglio in movimento.

I dispacci ufficiali che derivano dai sindacati autonomi di polizia dichiarano anche come, durante gli anni del terrorismo in Italia, cioè gli anni settanta-ottanta, un esercito di poliziotti male istruiti e male addestrati aveva dovuto inventare da zero un modo per contrastare terroristi formati, equipaggiati e sovvenzionati come mai prima.

Oggi la situazione sembra peggiorata e di molto.

Occorre certamente un adeguamento del materiale in uso ai poliziotti. Le armi, ad esempio, sono tutte in calibro nove, calibro ormai abbandonato da tutte le unità più avanzate del mondo. Non trapassa i giubbotti antiproiettile. Si conosce, per giunta, che i proiettili possono rimbalzare sui muri delle strade e ferire i passanti. Si tratta di proiettili progettati nel 1901, cioè di centosedici anni or sono.

Il numero dei poliziotti è in continua diminuzione. I sindacati denunciano che il Governo ha annunciato l’assunzione di duemila e cinquecento agenti, ma cinquemila, attualmente nell’organico, se ne va in pensione. 

I giovani poliziotti sono molto propensi a imparare il judo e altre tecniche marziali che si spera di non dover usare realmente in battaglia, ma che divertono e che farebbero parte dell’addestramento come appunto il tiro a bersagli mobili. La tecnologia elettronica sempre più avanzata dovrebbe essere padroneggiata dalla nostra polizia di Stato come dal nostro esercito. Tutto ciò, oltre che essere utile alla protezione e difesa potrebbe essere anche motivante e compensativa per gli allievi.

Il denaro sprecato è solo sprecato, se le risorse non consentono di proteggere perché l’addestramento è fatto a metà e quindi non applicabile con profitto alla realtà che lo richiederebbe, cioè alla difesa e protezione.

Anche la popolazione troverebbe un aggancio, almeno psicologico e non solo, di maggior tranquillità!

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

One thought on “La polizia addestrata diversamente

  1. Qualche anno fa nel ritrovare oggetti che mi erano stati sotratti a seguito di un borseggio, ebbi occasione di descrivere l’atteggiamento estremamente scrupoloso nei dettagli di chi mi aveva prontamente avvertito di averli ritrovati, usando un modo di dire del tipo “fare i raggi x” per verificare la completezza del tutto.

    Mi sorpresi a guardare il viso perplesso dell’agente, che raccoglieva il racconto del ritrovamento, domandandosi a momenti se colui che aveva trovato la mia borsetta dinanzi all’officina del padre avesse veramente poi svolto i raggi x sul materiale rinvenuto.

    Non vorrei mai generalizzare, avendo una minima percezione dei rischi, ma al di là del fatto che sino a quel momento mi era apparsa una persona anche simpatica, poi mi sono stupita e domandata se non fosse finzione o che altro: forse era un eccesso di zelo, o poca capacità critica nella formazione…e che dire, allora, di casi più impegnativi?

    Raffaella

Rispondi